Putin si appresta ad iniziare in maggio il suo ultimo mandato presidenziale, e resterà in carica fino al 2024. Ciò determinerà anche la formazione di un esecutivo, destinato ad attuare i provvedimenti che l’amministrazione presidenziale deciderà di adottare, nonché svolgere la consueta attività legislativa. Come osservato da quando esiste la Russia post-comunista, l’incarico di primo ministro viene conferito e revocato direttamente dal presidente; ed infatti, negli ultimi 27 anni, molti governi si sono susseguiti sotto l’egida dei tre presidenti che il grande Paese ha conosciuto. 

Dmitry Medvedev, senza dubbio tra i più longevi primi ministri, che ha anche portato a termine un mandato presidenziale tra il 2008 e il 2012, sembrava essere l’uomo più accreditato per ricoprire il ruolo ancora una volta, fino a quando non si aprirà la lotta per le investiture del dopo Putin. Oggi, tuttavia, la sua posizione viene gravemente compromessa, assieme a quella di uno dei suoi più stretti collaboratori, Arkady Dvorkovich, a causa di un affaire economico-politico scoppiato negli ultimi giorni in Russia.

La mattina del 31 marzo scorso è stato arrestato a Mosca l’oligarca Ziyavudin Magomedov, insieme al fratello Magomed e al socio in affari Artur Maksidov. Le accuse mosse al triumvirato al vertice di Summa Group, una holding che gestisce varie partecipazioni in diversi ambiti, sono di frode, appropriazione indebita per circa 2,5 miliardi di rubli (35 milioni di Euro) in fondi pubblici per progetti legati alle infrastrutture e al settore energetico. Maksidov era anche a capo di una compagnia appaltatrice per la realizzazione della Baltika Arena di Kaliningrad, uno degli stadi che ospiterà i match del prossimo mondiale di calcio in Russia. 

Magomedov ha chiaramente negato tutte le accuse, ma la parte più interessante dell’affaire viene fuori andando a scavare nel passato personale e professionale del magnate russo, il cui patrimonio è stato quantificato in un miliardo di euro dall’edizione russa di Forbes.

Fino al 2008 il businessman di origine daghestana era un benestante imprenditore ma, da quando Medvedev ha assunto la carica di presidente del Paese, le sue fortune hanno iniziato a crescere esponenzialmente, grazie soprattutto ad una serie di contratti di fornitura ottenuti con molteplici aziende a partecipazione statale, la maggior parte delle quali sotto il diretto controllo politico di Arkady Dvorkovich, stretto collaboratore di Medvedev e compagno di università di Magomedov alla Statale di Mosca. 

Dopo il 2012, tuttavia, quando Putin ha ripreso il timone del Paese, sono iniziati i guai per Magomedov e Summa. Molte delle infrastrutture commissionate dalle sue aziende hanno subito dei danni per la scarsa qualità dei materiali di costruzione, e molte aziende statali hanno mosso una valanga di ricorsi verso il tycoon. 

Alcuni analisti e consulenti politici hanno descritto l’arresto di Magomedov come un segno che Igor Sechin, l’amministratore delegato della compagnia petrolifera statale Rosneft, potrebbe fare pressioni per ottenere il posto di Medvedev. Sebbene il primo ministro non sia particolarmente potente, è il successore di default se dovesse succedere qualcosa al presidente.

“Prima dell’arresto dei Magomedov la possibilità che lo scettro di primo ministro rimanesse a Medvedev era la più accreditata. Ora le possibilità per questi stanno calando in modo significativo”, ha detto Igor Bunin, presidente del gruppo di esperti del Centro per le tecnologie politiche, come riportato dal Financial Times

Sechin si era già scontrato con Magomedov nel 2012 quando nei piani di Rosneft rientrava l’acquisizione di una partecipazione del 25% in NMTP, l’importante porto del Mar Nero situato a Novorossiysk che il conglomerato Summa del magnate controlla congiuntamente con Transneft, il monopolista degli oleodotti.

Summa e l’operatore di oleodotti di proprietà statale Transneft PJSC, dice Bloomberg,  hanno avuto una lunga controversia sul controllo del porto commerciale di Novorossiysk. Insieme detengono il 50,1% attraverso una joint venture, mentre Transneft possiede direttamente un ulteriore 10,5%. Nel 2012 tale accordo di acquisizione fu respinto dal governo, ma ora le carte in tavola sono disposte in maniera diversa.

“Sechin sta cercando di risolvere la questione del porto di Novorossiysk una volta per tutte”, ha detto un amico di Magomedov. “Ha desiderato quel bene per molto tempo, ma farlo ora ha l’ulteriore vantaggio di danneggiare Medvedev“. Ciò secondo alcuni, potrebbe celare la volontà di Sechin di arrivare a controllare tutta l’industria petrolifera russa, come sostiene Anders Aslund. Sechin e Rosneft, in passato, avevano beneficiato della distruzione economica e politica di Khodorkovsky, Evtushenkov e Ulyukaev, e dunque le prossime mosse, dopo Transneft, includerebbero dunque Lukoil&Surgut, e dopo il piano sarebbe completo. 

Altri, invece, sostengono che il piano andrebbe molto oltre una questione prettamente economica. Si riporta, infatti, della perquisizione degli uffici delle società di Magomedov in 25 diverse province del Paese, e a detta dell’entourage del magnate, “Non sembra opera di Sechin; per quanto riguarda tutto ciò che so sui suoi affari, non vedo come possa esserci qualcosa di economico dietro a questo”. Non resta dunque che capire chi sarà il prossimo primo ministro russo per dipanare una parte dei dubbi attorno alla vicenda. 

 

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