L’opposizione israeliane sulle barricate chiama nuove elezioni, e ora Netanyahu è in bilico

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La legge sulla coscrizione degli ebrei ultra-ortodossi da un lato, l’assedio delle opposizioni dall’altro: alla Knesset, il Parlamento israeliano, il governo di Benjamin Netanyahu è in difficoltà. E a metterlo alle corde non è né la guerra di Gaza con la sua infinita sequela di lutti né la serie di processi in cui il premier è coinvolto, ma bensì il combinato disposto tra le difficoltà della coalizione ultra-nazionalista guidata dal leader del Likud e il rinnovato vigore dei suoi avversari.

Da quando l’Alta Corte di Giustizia ha imposto a marzo 2024 l’arruolamento degli ultraortodossi nell’Israel Defense Force, ribadendo il 25 giugno successivo la sua sentenza, il governo più nazionalista e radicale della storia d’Israele ha tergiversato prima di dover incassare l’inevitabile colpo e provare a trovare una quadra con i membri più vicini alla comunità Haredi dentro la sua coalizione.

Puntualmente, l’arruolamento degli ultraortodossi è stato bocciato da Giudaismo Unito nella Torah, formazione di estrema destra che controlla 7 seggi su 120 alla Knesset e ha annunciato in risposta alla prima proposta di legge in materia la sua uscita dal sesto governo di Netanyahu, trentasettesimo della storia d’Israele, e il suo sostegno al ritorno al voto.

Nella giornata di oggi il cerchio attorno a Netanyahu si è stretto quando la destra nazionalista ma anti-Netanyahu di Yisrael Beytenu, la sinistra dei Democratici e il centro di Yesh Atid, partito dell’ex premier Yair Lapid, hanno annunciato che la settimana prossima sottoporranno alla Knesset una mozione unitaria per chiederne lo scioglimento. In pratica una proposta di legge parlamentare con cui la legislatura potrebbe votare la sua immediata fine e il ritorno al voto a settembre. Giudaismo Unito nella Torah e il suo leader Moshe Gafni hanno annunciato l’appoggio alla proposta e, a sorpresa, in serata è arrivato il via libera da parte di Aryeh Deri e dei conservatori religiosi di Shas. In teoria, i voti ci sarebbero per portare Israele alle urne se Netanyahu non troverà una mediazione.

Deri non ha attaccato direttamente Netanyahu ma un suo alleato nel partito, spiega il Times of Israel: “il parlamentare del Likud Yuli Edelstein, il cui presidente della Commissione Affari Esteri e Difesa della Knesset sta attualmente lavorando a un disegno di legge per regolamentare la coscrizione obbligatoria degli Haredi” e contro di lui è partito l’affondo di Deri, secondo cui “Edelstein sta “mandando tutto all’aria. Vuole fregare Bibi e far cadere la sua coalizione per vendetta personale. È lui che sta lavorando per far cadere il governo e sta trascinando tutta la destra alle elezioni”. Per Netanyahu, nel pieno del caos di Gaza, la corsa si fa in salita. Il premier ha una settimana per trovare una quadra sul dossier degli ultraortodossi e far rientrare la fronda. Pena il ritorno del confronto con la democrazia e un nuovo salto nel vuoto per Israele. E forse per l’intero Medio Oriente.