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L’arrivo delle festività e la linea dura delle forze dell’ordine non hanno ridotto in maniera significativa la propensione della società civile alla protesta contro il primo ministro in carica, Nikol Pashinyan. È dalla sera del 9 novembre, data in cui è stato siglato un accordo di cessate il fuoco tra Armenia e Azerbaigian su mediazione del Cremlino, che per le strade di Yerevan stanno venendo organizzate marce antigovernative, spesso accompagnate da tafferugli e arresti.

Sullo sfondo della tensione sociale, che ha assunto la forma di una vera e propria disobbedienza civile, si sta assistendo all’aumento dei tentativi delle forze di opposizione di aprire un canale di dialogo con Mosca.

Due viaggi sospetti

Il 17 dicembre è avvenuto qualcosa di singolare lungo l’asse Yerevan-Mosca. Quel giorno, infatti, due personaggi di primo piano della politica armena sono partiti alla volta della capitale russa; trattasi di Edmon Marukyan e Robert Kocharyan. Entrambi i viaggi sarebbero stati organizzati per motivi che esulano dalla politica e, soprattutto, sarebbe una coincidenza che i due siano partiti lo stesso giorno in direzione della stessa meta.

Marukyan è uno dei volti più noti dell’attuale opposizione, essendo il capo del partito Armenia Luminosa, mentre Kocharyan è stato il secondo presidente dell’Armenia. Aren Petunts, portavoce di Armenia Luminosa, non ha rilasciato dettagli sul viaggio improvviso di Marukyan, limitandosi ad annunciare che sarebbe stato di breve durata. Anche l’ufficio stampa dell’ex presidente non si è sbilanciato eccessivamente: Kocharyan, partito ufficialmente per una “visita privata”, avrebbe fatto ritorno il 20.

Leggere la politica è come seguire un’indagine: un analista, al pari di un investigatore, non può credere nelle coincidenze. Tutto, in breve, anche l’evento apparentemente più insignificante, potrebbe essere un indizio o una prova. Il fatto che due figure del calibro di Marukyan e Kocharyan siano partite lo stesso giorno, in maniera riservata e per dirigersi nella stessa direzione, non prova nulla, ma è quantomeno sospettoso.

Non è da escludere che i due possano essere stati invitati per discutere di quanto sta accadendo in Armenia, della situazione nel Nagorno Karabakh e, soprattutto, del dopo-Pashinyan. Marukyan, essendo uno dei papabili alla successione del primo ministro, potrebbe essersi recato a Mosca per presentare la propria agenda e ottenere la benedizione del Cremlino.

Tentare di analizzare la presenza di Kocharyan è molto più complicato: essendo la sua immagine pubblica compromessa in maniera irrimediabile da una serie di scandali, anche gravissimi, è da escludere che possa essere stato sentito in qualità di “presentabile”. L’ex presidente, però, potrebbe rivelarsi utile su altri dossier, dal controllo delle piazze, in virtù dei suoi legami con spionaggio e sicurezza, al monitoraggio del Nagorno Karabakh, dove, nelle ultime settimane, il cessate il fuoco ha rischiato di collassare.

L’identikit del duo

Marukyan è l’attuale presidente di Armenia Luminosa, un partito di natura liberale, filo-occidentale e “russo-scettico”, che, a partire dal dopoguerra, ha iniziato un percorso di riallineamento geopolitico in direzione di Mosca. Marukyan sta cavalcando le proteste popolari contro il primo ministro, sta guidando la lotta contro l’esecutivo in sede parlamentare e ha anche avvicinato l’attuale presidente, Armen Sarkissian.

Kocharyan è un pragmatico: di origine karabakha, la sua fama di veterano – ha combattuto nella prima guerra del Nagorno Karabakh – gli ha consentito di venire eletto dapprima alla presidenza dell’Artsakh, dal 1994 al 1997, e successivamente dell’Armenia, dal 1998 al 2008. L’era Kocharyan è ricordata per il miracolo economico, per l’apertura di un tavolo negoziale con Ilham Aliyev, ma anche per gli scandali (l’omicidio di Poghos Poghosyan) e per le proteste di piazza che ne hanno determinato la caduta e la prosecuzione penale.