L’instabilità politica dell’Unione europea e la sua permeabilità sembrano spalancare le braccia alle metodologie di conflitto di altri continenti che, focalizzati sui sistemi informativi, hanno come obiettivo quello di assicurarsi un decisivo vantaggio militare e colpire i settori strategici degli altri stati. Non essendo un solo corpo, l’Europa si espone a forme inconsapevoli di predazioni estere dettate da manovre che non solo impediscono all’avversario di acquisire e sfruttare informazioni, ma garantiscono l’efficienza e l’interoperabilità del proprio assetto informativo.

L’assalto cinese alla Germania

Una delle operazioni più significative  sferrata al cuore economico europeo fa riferimento all’acquisizione dell’industria tedesca KUKA AG nel 2016, proprio da parte di fondi economici cinesi. La storia narra che la società fu fondata da Johann Josef Keller e Jacob Knappich nel 1898 ad Augusta in Germania. Questa divenne leader del mercato nel 1966 e nel 1973 creò “Famulus”, il primo robot industriale al mondo. La proprietà appartenne al gruppo Quandt fino al 1980, per poi trasformarsi in una società per azioni. Nel 1995 poi, la compagnia fu scissa in due settori, la KUKA Robotics Corporation e la KUKA Schweißanlagen GmbH, che attualmente però ha il nome di KUKA Systems GmbH. I dati citano che il gioiello tedesco riportava al 30 settembre 2012 l’impiego di 3150 dipendenti ed un fatturato consolidato solo nel 2007 di 1.286 milioni di euro con oscillazioni tra il 2011 e 2012 di 1.435 e 1.739 milioni di euro fino a raggiungere i 2.096 nel 2014.

Gli interessi della predazione cinese

L’interesse dell’operazione da parte di Pechino era probabilmente quello d’inserirsi negli equipaggiamenti del settore automobilistico BMW, Daimler, Audi, dell’industria aeronautica come Airbus e altri settori strategici di big data e tecnologia militare attraverso l’acquisizione del Gruppo Midea.

Il colosso cinese fondato nel 1968 registrava nel periodo dal 2009-2016 un totale di 12.000 dipendenti, 25 filiali in tutto il mondo, un fatturato di 39,5 miliardi di dollari solo nel 2019, con utili per 3 miliardi di dollari. Le stime aggiornate dal sito ufficiale al 2020 riportano un ricavo totale di 40.5 miliardi di dollari, oltre 150.000 dipendenti, una quotazione al 4.43%, con Market Cap a 417.66 B ed un Trade Volume assestato a 44.26.

Sebbene i numeri siano da capogiro, ciò che sembra aver fatto davvero tremare i competitor internazionali è stata la velocità di azione nelle transizioni di Pechino, che ha portato Midea all’acquisizione del 13,5% delle azioni con un’offerta pari a 4,6 miliardi di euro, tutto in una strategia che ha permesso alle azioni di Kuka AG di schizzare al 94,55% .

Il sistema tedesco è davvero solido?

L’operazione Kuka AG, secondo alcuni, ha mostrato la debolezza dello stato tedesco nei confronti dell’ingerenza economica della Cina ed un ruolo inerme dell’Europa nella tutela degli interessi interni delle sue nazioni. La cessione, da parte di Berlino, di un settore industriale di punta, non solo ha suscitato tra gli analisti riflessioni sulla reale solidità economica della Germania, bensì ha concretizzato i timori di molti, che nella strategia asiatica denominata “Made in China 2025”, avevano annusato la caduta dei sistemi di sicurezza di tante nazioni. In tutto questo terremoto il ruolo degli Usa nella questione ha visto addirittura l’intervento del Cfius (Comitato per gli investimenti esteri negli Stati Uniti) e il Ddtc (Directorate of Defense Trade Control).

Infatti, il timore che Pechino acquisisse know-how e dati sensibili sulla tecnologia militare ha portato la filiale americana del gruppo bavarese Kuka Systems Aerospace North America ad essere ceduta ad un’altra società americana chiamata AIT – Advanced Integration Technology.

Gli obiettivi della guerra cognitiva di Pechino

Sebbene le toppe messe dal governo americano abbiano tutelato un comparto estero legato anche ai sistemi informativi di Difesa, le problematiche sulla security non sono terminate in quanto, le backdoors, il 5G ed i fumosi accordi in sospeso nel “trade deal” USA-Cina, lasciano aperti timori sulla sicurezza mondiale che non preoccupano solo Washington. Anche Parigi avverte dei pericoli provenienti dalla politica di espansione asiatica e sulla guerra cognitiva cinese che ha come obbiettivo dichiarato di non investire nello sviluppo delle aziende europee, bensì di appropriarsi delle tecnologie che consentano solo lo sviluppo dell’industria di Pechino per assicurarsi il ruolo di leader mondiale. Segnali di allarme a conferma di questa teoria potrebbero già essere, infatti, l’uscita anticipata dell’ex Ceo di KUKA AG, prevista invece per il 2022, il piano di riduzione dei costi di 300 milioni di euro entro il 2021 ed il licenziamento di 165 dipendenti a Obernburg e 90 ad Augsburg.

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