Per capire se il Texas possa diventare uno swing state alle elezioni 2020, si deve andare al confine con il Messico. E rispondere a una semplice domanda: “I texani sono repubblicani, democratici o semplici assenteisti?”. A chiederselo è Alejandro De Leon, giovane esperto di politica con un Master in Political Science and History a Laredo, cittadina di frontiera a 200 miglia a sud di San Antonio.

Ma a farsi questo interrogativo sembra essere sempre di più anche il Democratic National Committee, che dovrà presto decidere su quale stato investire per il 2020. E se farlo in Texas, dove i Dem non vincono una competizione presidenziale dal 1976, dove a novembre saranno in palio ben 38 grandi elettori e dove il partito del non-voto, spesso, è stato più forte persino dei conservatori. “Si parte dal presupposto che essendo il Texas in mano ai repubblicani sarà così per sempre”, spiega Alejandro, sostenitore di Elizabeth Warren prima e Bernie Sanders poi. “In realtà dipenderà da quale candidato i Dem sceglieranno e se questo candidato sarà capace di usare lo scheletro organizzativo di Beto O’Rourke di due anni fa”.

L’ex sindaco di El Paso, che nel 2018 ha rischiato di vincere alle Midterm in Senato ai danni del repubblicano Ted Cruz, costruendo una struttura elettorale senza precedenti e in modo indipendente, senza il supporto del partito, nel 2019 ha terminato anzitempo la sua campagna presidenziale. Solo il giorno prima del Super Tuesday ha comunicato la sua scelta per le primarie: Joe Biden, a cui ha ufficializzato l’endorsement con un discorso entusiasta a Dallas, il 2 marzo. “È colui che saprà contrastare il predominio della Nra e supportare le nostre minoranze: lo ha sempre fatto per tutta la sua carriera politica”, ha detto O’Rourke. Un giorno dopo quel discorso, Biden ha vinto a sorpresa le primarie in Texas sconfiggendo Bernie Sanders e scalzando Michael Bloomberg dal ruolo di leader dei moderati. Ma per i nuovi elettori più giovani e ispanici, la cosiddetta latino’s wave che proprio con O’Rourke scoprì il piacere del voto e portò i Dem vicinissimi a cambiare il Senato nel 2018, i dubbi su Biden non mancano. Troppo legato alla vecchia politica.Q

“Molti qui sono stufi dei politici fake blue: per anni questa zona del Texas è stata rappresentata esattamente da questo genere di Democratici”, continua De Leon. Quando si è studiosi di politica a Laredo, una parte del Texas che è rimasta blu anche negli anni del predominio di Reagan e dei Bush, un passaggio obbligatorio è studiare il patron system. E nel termine fake blue ci si incappa molto facilmente, perché ne è stata una conseguenza. “Una volta Laredo era l’epicentro del patron system”, dice, ricordando i tempi in cui a decidere tutto era tale Joseph Claude Martin, Jr, conosciuto come “Pepe Martin” o più semplicemente El Patron. Tradotto: il capo, il padrino. Democratico di Laredo, Martin Jr fu sindaco per ben 24 anni e non succedeva nulla nella contea e nella città, senza il suo via libera. Il sistema clientelare che riuscì a costruire nei due decenni al potere venne denunciato da un attivista locale, tale Lawrence Berry, solo alla fine degli anni Settanta, quando venne dimostrato che quel sistema aveva assunto i connotati di un controllo illegale.

“Oggi il patron system non c’è più” dice Alejandro. Ma ciò che lo ha sostituito ha fatto in fretta ad applicare simili – seppur non illegali – dinamiche di conservazione del potere in ambito locale. Biden viene accostato a certi cognomi pesanti, che coprono tutte le posizioni di rappresentanza nella Webb County in Texas, dove Laredo si trova: Bruni, Tijierina e Cuellar. Quest’ultimo, il congressman Dem del distretto TX-28 Henry Cuellar, proprio il 3 marzo ha vinto le primarie contro Jessica Cisneros, giovanissima ispanica di 26 anni definita da molti la “Ocasio-Cortez del Texas”. È stata una vittoria di misura, con appena il 3,5% di vantaggio nei consensi. Ma Cuellar ha potuto contare su molti più fondi della Cisneros e aveva ottenuto l’endorsement, non a caso, di Nancy Pelosi e dell’establishment del partito. La Cisneros era stata supportata, invano, da Sanders ed Elizabeth Warren.

“Politici come Henry Cuellar sono in Congresso da sette mandati: lui in particolare, su questioni relative al budget e ai fondi per la sicurezza al confine, ha votato per il 40% delle volte con i Repubblicani. Che genere di blu sarebbe questo?”, dice Benito Bondoc. Benito è un attivista democratico e rappresenta alla perfezione la latino’s wave che sospinse O’Rourke nel 2018. Ha 25 anni, è per metà messicano e per metà americano, e vuole un cambiamento. “La buona sconfitta della Cisneros, parallelamente alla vittoria in Webb County di Sanders su Bloomberg e Biden nelle primarie generali, è rappresentativa di come stia il partito Democratico in Texas”. Sulla via di un cambiamento, ma ancora non tale da permettere una svolta integrale: “Abbiamo bisogno di uno Stato fatto di Democratici più consapevoli, che lottino per paghe più alte e per un’istruzione più accessibile, se vogliamo vincere contro i Repubblicani”, spiega Benito, che nel 2018 votò O’Rourke: “Beto è stato un primo assaggio”. Giovani come lui hanno visto la partecipazione esplodere, in Texas: “Vediamo alle iniziative sempre più persone. Nella marcia contro la costruzione del muro al confine eravamo poco meno di cento a Laredo, nel 2018: qualche mese fa c’erano più di mille persone”. I giovani elettori ispanici che ora partecipano alle iniziative, “quando erano minorenni hanno visto le loro famiglie trattate da serie B perché immigrate, dai repubblicani del Texas e da parte dell’establishment Dem, sia nello Stato che in Congresso”, dice Benito. “Ora che possono votare non se lo dimenticano”.

Ma per trasformare questa reazione in supporto, serve un candidato giovane che piaccia in modo trasversale. Candidato che al momento sembra non esistere. Joe Biden, sostenuto da O’Rourke, ha sì trovato il supporto dei moderati Dem delle periferie suburbane di Dallas, Houston e San Antonio. Ma moderato e Dem oggi non fa rima con giovane e ispanico e non sembra capace di attrarre il voto di una città alternativa come Austin. “Non sento nemmeno per Bernie Sanders quel genere di amore e passione che ho visto per O’Rourke nel 2018”, precisa Cesia Rodriguez, cresciuta tra Laredo e Nuevo Laredo, di 36 anni. Oggi lavora come responsabile amministratrice della 2^ corte di giustizia in Webb County, al fianco del giudice Victor Villarreal. Nella sua infanzia ha visto la sua famiglia in affanno, per il crollo del peso in Messico nel 1994 e ha sempre vissuto a cavallo del confine, oggi sigillato dalle nuove policy sull’immigrazione. “Tutti in questa parte d’America hanno qualcuno della loro famiglia o della loro cerchia più stretta che lavora come agente di polizia alla frontiera, come Border Patrol o Law Enforcement”, spiega. Questo spesso ha un effetto diretto, sull’atteggiamento delle persone vanno a votare: “Se sei la moglie, il fratello o il marito di un agente e a quel corpo di polizia di cui l’agente fa parte vengono promessi più fondi dal candidato repubblicano, tu per chi voti? E per chi fai votare? Il destino della tua famiglia è spesso legato alla disposizione di quei fondi”.

In diverse parti di quest’America, la cultura del nucleo familiare è ancora ben presente: “E se noi Dem vogliamo cambiarla dobbiamo mostrarci compatti, cosa di cui ci siamo dimenticati in queste primarie”. Al contrario di De Leon, Cesia Rodriguez crede però che “un candidato come Bernie spaventi grossa parte del Texas: queste primarie lo hanno dimostrato”. E basta vedere la cartina del voto del Super Tuesday, per capirlo. “Serve un maggior coinvolgimento al voto: abbiamo un record di elettori registrati ma un’affluenza sempre troppo bassa”. Se nel 2016 andarono al voto in 4,2 milioni per le primarie in Texas, il 3 marzo si sono recati al voto solo in 4 milioni: appena il 25% del totale dei registrati. “Nemmeno Sanders ha cambiato il trend, nonostante sia stato un suo spot elettorale”.

E proprio l’ex Senatore del Vermont è stato il vero sconfitto nelle aree suburbane delle grandi città, come in Dallas County, dove sono registrate più di 1,2 milioni di persone come Democratici. Qui, nel Super Tuesday, ha vinto Biden: “L’immigrazione è uno dei temi che sta portando sempre più persone al voto e può sicuramente essere una chiave per il 2020”, dice Trey Arnold, Political Director della contea per i Democratici. Secondo Arnold, “Trump è un candidato più debole di quanto si creda e le persone vogliono come non mai qualcuno che finalmente sappia fare il politico, che abbia dimostrato di esserlo in passato”. Tra le vie di città come Dallas, Houston, Austin e San Antonio, sta entrando nella testa di sempre più persone l’idea che si possa replicare una situazione simile a quella del 2018: “Con un candidato repubblicano non amato dai conservatori e uno Democratico che possa avvantaggiarsene, offrendo un’alternativa forte per attrarre chi alle urne non ci va”, dice ancora De Leon.

Se però Trump ricorda a livello nazionale quello che Ted Cruz rappresentava a livello statale, divisivo e non particolarmente amato da molti dello stesso partito, né Biden né Sanders sembrano rappresentare ciò che Beto fu per i Dem in Texas nel 2018. E studiosi della politica locale come De Leon non hanno dubbi: “Rispondendo alla domanda che ci siamo fatti all’inizio, potremmo dire che il Texas sia uno stato di non-voters più che repubblicano”. Nel 2016, Trump sconfisse Clinton con il 52% dei voti, ma il numero complessivo di persone che scelse The Donald (4,6 milioni) fu estremamente più basso del numero di elettori che rimase a casa (più di 12). Rispetto a quelle elezioni, però, “ora abbiamo la struttura e un numero più alto di giovani da coinvolgere”, conclude De Leon. “È una questione di tempo: per la prima volta, può dipendere da noi”.

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