L’omicidio di Giulio Regeni ha rappresentato una sorta di spartiacque. C’è un prima e c’è un dopo nei rapporti tra Roma e Il Cairo, circostanza quest’ultima inevitabilmente in grado di incidere negli equilibri fragili del Mediterraneo orientale. Su quel caso negli ultimi giorni sono emersi altri particolari. Sono passati quasi cinque anni da allora, ma soltanto adesso si è potuto capire qualcosa in più. Elementi in grado di rafforzare il concetto secondo cui quanto accaduto in Egitto nel gennaio 2016 abbia rappresentato un tragico spartiacque. Più di un dubbio adesso si è insinuato anche in ambiti governativi, come segnalato da La Stampa: possibile che lo spartiacque sia stato volutamente ottenuto e che il ricercatore italiano sia stato uno strumento?

I dettagli sulla morte di Regeni

Il corpo del ragazzo friulano era stato trovato a pochi passi dall’autostrada che collega Il Cairo con Alessandria. Un ritrovamento che inizialmente è servito a mandare in avanscoperta una ricostruzione non in grado però di reggere alla prova dei fatti, quella cioè di una rapina finita malamente. Sul corpo di Regeni erano ben evidenti i segni di tortura, di sevizie e pestaggi non riconducibili a una rapina. Da qui i tanti dubbi e le tante incertezze che hanno inevitabilmente portato a un raffreddamento dei rapporti tra Italia ed Egitto. Un ragazzo italiano era stato barbaramente ucciso con modalità riconducibili a quelle di professionisti dei servizi di intelligence. Oggi gli investigatori hanno in mano altri elementi in grado di confermare questa tesi: Regeni è stato ucciso in un edificio usato dai servizi di sicurezza egiziani, all’interno della stanza 13, un’ala riservata agli interrogatori di persone straniere sospettate di tramare contro il governo.

Dentro quell’edificio il ragazzo italiano è stato ripetutamente torturato, la morte è sopraggiunta a causa delle gravi ferite inferte. Regeni, secondo quanto emerso già subito dopo la morte, era in contatto con alcuni responsabili dei sindacati indipendenti. In un ultimo video girato poche ore prima della scomparsa, si vede il ricercatore parlare con uno di loro. Forse è stato proprio questo a indispettire le autorità locali. Il contesto politico in cui è avvenuto l’omicidio è infatti molto delicato. L’Egitto era da appena tre anni uscito dalle proteste che hanno portato al golpe che ha deposto l’ex presidente Mohamed Morsi, quest’ultimo a sua volta arrivato al potere dopo le proteste contro il predecessore Mubarack. Un “nervosismo” quello dei servizi egiziani, che ha determinato l’aggressione contro Regeni. Quest’ultimo stava effettuando la ricerca seguito dalla professoressa Maha Mahfouz Abdelrahman, docente dell’Università di Cambridge: “Ho mandato un giovane ricercatore verso la sua morte”, ha poi scritto la dottoressa in una mail del 7 febbraio 2016. 

I rapporti Italia – Egitto dopo il 2016

Fin qui la cronaca della tragica vicenda che ha riguardato Giulio Regeni. Ci sono altri fatti poi da analizzare, quelli politici. Prima dell’omicidio del giovane ricercatore, tra Roma ed Il Cairo i rapporti apparivano molto vivi. Questo perché nell’agosto del 2015 l’Eni ha annunciato la scoperta del giacimento nell’area marina di Zohr. Si tratta di uno dei più importanti del Mediterraneo, accreditato di una potenzialità di 850 miliardi di metri cubi di gas. Il sito è all’interno di una zona data in concessione al 100% all’Eni. Un colpo importante per la società italiana, capace di lanciare politicamente e diplomaticamente il nostro Paese nel Mediterraneo orientale. Trainate da questo successo, le relazioni bilaterali Italia – Egitto hanno conosciuto una fase di ampio splendore. Lo dimostrano i dati del 2015: l’interscambio tra il nostro Paese e quello nordafricano ha registrato quell’anno un saldo da 900 milioni di Euro, l’Italia è il sesto fornitore dell’Egitto a livello assoluto.

L’omicidio Regeni ha bloccato questa fase. Dopo la scoperta del cadavere e delle macabre modalità di uccisione, tra Roma ed Il Cairo i rapporti politici e commerciali hanno subito un forte rallentamento. L’Italia, in poche parole, ha perso quota tanto in Egitto quanto nella delicata area del Mediterraneo orientale. La sua posizione politica ed economica ne è uscita pesantemente ridimensionata ed è stata occupata da altri. A partire da una Francia sempre più attiva nella zona, come dimostrato dal recente conferimento da parte di Macron al presidente egiziano Al Sisi della Legion d’Onore. Anche il Regno Unito, dal 2016 in poi, ha ripreso quota a Il Cairo e in tutta l’area. Lo dimostra l’accordo economico, uno dei primi post Brexit, firmato il governo britannico e quello egiziano. 

Da qui il sospetto, trapelato su La Stampa, da parte degli ambienti politici e diplomatici italiani: possibile che l’uccisione di Giulio Regeni abbia avuto come finalità ultima il ridimensionamento dell’influenza di Roma in Egitto?

 

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