La tensione fra Grecia e Turchia nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale continua ad aumentare. Negli ultimi giorni si è assistito ad una nuova escalation fra i due paesi a causa dei crescenti sconfinamenti turchi nelle acque e nello spazio aereo greci e dell’annuncio riguardante l’inizio di un’indagine sismica a ridosso di Castelrosso, un’isola greca che si trova a meno di quattro chilometri dalle coste anatoliche.

Aumenta la tensione nel Mediterraneo

Il 21 luglio, con una mossa inaspettata ma prevedibile, la Marina militare turca ha emesso una nota di avvertimento marittimo (NAVTEX) attorno l’isola di Castelrosso. Il NAVTEX è una trasmissione radio utilizzata per informare i naviganti sulle specifiche dell’area marittima sulla quale si trovano: condizioni meteorologiche, dati di navigazione, lavori in corso, traffico e altro ancora.

Nel caso in questione, la nota che è stata preparata ed emessa dalla Marina turca avvisa i naviganti che si trovano nell’area fra Rodi, Scarpanto e Castelrosso che fino al 2 agosto sarà possibile che si imbattano nella presenza di tre navi battenti bandiera turca, Oruc Reis, Ataman e Cengiz Han. Le tre navi saranno impegnate in un’indagine sismica che è propedeutica alla preparazione di future esplorazioni alla ricerca di idrocarburi con finalità estrattive.

Curiosamente, il NAVTEX emesso su Castelrosso giunge al termine di una settimana di sconfinamenti aerei e marittimi da parte turca nei pressi della stessa isola; azioni interpretabili come un tentativo di capire quale avrebbe potuto essere la reazione greca.

Nella stessa giornata, il governo Mitsotakis ha riunito ad Atene i vertici delle forze armate per discutere delle conseguenze dell’annuncio di Ankara, perché giustificherebbe anche l’invio di mezzi militari a difesa delle navi di ricerca, e ha ordinato l’emissione di un contro-NAVTEX teso a privare di legittimità quello turco. Al termine della riunione è stata assunta la decisione di mettere l’esercito in stato d’allerta.

Le ragioni delle azioni turche

Le rivendicazioni sulla proprietà e il diritto all’estrazione e allo sfruttamento delle risorse naturali presenti fra l’Egeo meridionale e il Mediterraneo orientale sono ritenute giustificate sulla base dell’accordo sulla delimitazione delle zone di giurisdizione marittima nel Mediterraneo siglato tra Ankara e il governo di accordo nazionale di Tripoli lo scorso 27 novembre.

L’accordo, molto controverso, ha portato alla creazione di un corridoio acquatico turco-libico che, de facto, trasforma la Turchia in un interlocutore necessario per qualsiasi discussione avente come tema lo sfruttamento delle risorse naturali nella regione e limita il raggio d’azione degli altri attori adiacenti, ovvero Grecia, Cipro, Egitto ed Israele, legittimando in via potenziale anche delle pretese su acque internazionali attualmente sotto influenza greca e cipriota.

Quella legittimazione in via potenziale ha assunto forma concreta il 21 luglio con l’emissione di un NAVTEX preannunciante le imminenti operazioni turche di indagine sismica, che sono funzionali alla ricerca di giacimenti di gas naturale, di cui il Mediterraneo orientale è estremamente ricco. Lo stesso diritto all’emissione del NAVTEX su acque greche trova il proprio fondamento legale nell’accordo del 27 novembre.

La Grecia alla ricerca di alleati

Il supporto diplomatico dell’Ue, che ancora non si è trasformato in sostegno concreto, sta portando la Grecia a cercare altrove la soluzione ai propri problemi. Alcuni eventi accaduti negli ultimi tre mesi sembrano indicare che stia rapidamente prendendo forma un sodalizio con Israele, che sarebbe funzionale al contenimento via mare della Turchia, e con l’Armenia, funzionale invece al contenimento via terra.

Per quanto riguarda Israele, l’evento spartiacque è stato rappresentato dalla visita a Gerusalemme del primo ministro greco, Kyriakos Mitsotakis, il 17 giugno. Lì, Mitsotakis ha incontrato il presidente israeliano e, con alta probabilità, ha pattuito i termini del partenariato. In poco più di un mese sono stati raggiunti dei traguardi importanti: un accordo nel campo della difesa, un accordo di cooperazione nella sicurezza cibernetica, una provocazione molto eloquente contro il consolato turco di Gerusalemme Est all’indomani della riconversione in moschea di Santa Sofia e, ultimo in ordine di tempo, la ratificazione del progetto sul gasdotto EastMed da parte del governo israeliano.

Per quanto riguarda l’Armenia, il 20 luglio una delegazione diplomatica proveniente da Atene si è recata a Yerevan per incontrare il ministro della difesa del paese caucasico, Davit Tonoyan. Le parti hanno discusso l’approfondimento delle relazioni bilaterali, ed in particolare il potenziamento del partenariato nelle sfere della difesa e degli affari militari e la cooperazione nella sicurezza regionale.

La mossa del governo greco avviene sullo sfondo di un’escalation militare fra l’Armenia, che è un alleato storico della Russia, e l’Azerbaigian, che negli anni recenti si è trasformato in un vero e proprio feudo turco. Corteggiare Yerevan significa gettare le basi per il completamento ed il perfezionamento di un’opera di accerchiamento nei confronti di Ankara, che via mare affronta Tel Aviv ed Il Cairo, ma anche inviare un segnale al Cremlino, anch’esso tornato al centro dell’agenda estera greca nei tempi recenti.

Quale ruolo sta giocando la Germania?

La Germania, come già accaduto in passato, si è schierata diplomaticamente con la Grecia. Il ministro degli esteri tedesco, Heiko Maas, ha spalleggiato le minacce di ritorsioni economiche lanciate all’indirizzo turco dal primo ministro greco: “L’imposizione di sanzioni da parte dell’Ue contro la Turchia sarà una strada senza ritorno. Spetta alla Turchia scegliere che tipo di relazione vuole avere con la Grecia, con Cipro e con l’Europa. Credo che, al momento, sembra che stia scegliendo la direzione sbagliata”.

La credibilità della posizione tedesca è minata dal fatto che la Turchia è stata minacciata di sanzioni già in passato ma, fino ad oggi, pur avendo varcando diverse linee rosse, non è accaduto nulla. Nessuna misura è stata applicata in ritorsione alla piccola crisi migratoria scatenata fra fine febbraio e inizio marzo a detrimento della Grecia, e nessuna rappresaglia è stata inflitta a fine maggio, quando truppe turche si sono appropriate di un lembo di terra sotto sovranità greca sul fiume Evros.

Le minacce avrebbero sortito un effetto maggiore, e avrebbero avuto un altro significato, se a proferirle fosse stato Maas. La linea tedesca sulle relazioni greco-turche sembra, quindi, essere la stessa di sempre: supporto diplomatico di facciata alla Grecia, accettazione passiva delle rivendicazioni turche nel dietro le quinte.

Inoltre, l’escalation avvenga a pochi giorni di distanza da una trilaterale avvenuta a Berlino per trovare una soluzione al contenzioso greco-turco e questo non può essere una coincidenza. È la logica a suggerire una tale deduzione: se la Turchia avesse violato in maniera così rapida e brusca i termini dell’accordo raggiunto durante il vertice, avrebbe perduto automaticamente il tradizionale sostegno tedesco, con il risultato ultimo di danneggiare il proprio interesse nazionale e perdere una delle poche voci amiche nell’Ue, senza dubbio la più influente.

Un’analisi di quanto accaduto all’indomani del vertice è utile per capire cosa potrebbe essere successo. Innanzitutto va evidenziato che l’incontro è stato circondato da un alone di assoluta segretezza, poi spezzato alcuni giorni dopo dai media turchi. Questi ultimi hanno dapprima diffuso indiscrezioni sul fatto che a Berlino fosse accaduto qualcosa di altamente rilevante per le relazioni bilaterali greco-turche e dopo hanno ufficialmente confermato la veridicità delle informazioni che avevano ottenuto e fatto circolare.

La stampa turca ha descritto il vertice in termini normali, enfatizzando positivamente l’intromissione della Germania e ribadendo la legittimità delle rivendicazioni del governo nella regione. Inoltre, come già scritto, è indicativo che sia stata proprio la stampa turca a dare comunicazione dell’avvenuto evento, informando così anche l’opinione pubblica di Atene.

Da parte greca, invece, si è assistito ad un dibattito fra il partito di governo e le due più grandi forze di opposizione, Syriza e il Movimento per il Cambiamento. Secondo i due partiti, il profilo basso mantenuto dall’esecutivo sulla vicenda, che ha dapprima negato le indiscrezioni sulla veridicità dell’incontro e poi ha rifiutato di rilasciare commenti, sarebbe stata la prova del fatto che fosse stato raggiunto un risultato scadente, ovvero a detrimento della Grecia e a favore della Turchia.

Poiché nessun dettaglio è stato rivelato su come sia andato il vertice e l’unico modo per capire cosa potrebbe essere accaduto è quello di basarsi sulla descrizione dei media e della reazione della politica, è possibile che i partiti greci dell’opposizione abbiano avuto ragione e che durante le trattative i delegati di Berlino e Ankara si siano seduti dalla stessa parte del tavolo. Quando è accaduto nei giorni successivi a Castelrosso è, infatti, rivelatorio per chiunque abbia un’attenzione per i dettagli.

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