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Erano gli anni in cui da Mosca si provava a fare breccia in Europa. Per la verità la popolarità del presidente russo Vladimir Putin dopo l’annessione della Crimea nel 2014 era molto alta nel Vecchio Continente. Ma al Cremlino interessava di più farsi strada anche nei quadri dirigenti, specialmente in quelli delle opposizioni ai vari governi europei che avevano imposto prime sanzioni dopo la presa della penisola sul Mar Nero e le prime schermaglie nel Donbass. E così Mosca ha provato, spesso senza successo, a corteggiare il Front National di Le Pen in Francia o la Lega in Italia. Così come anche l’ex leader indipendentista catalano Carles Puigdemont. L’offerta, secondo una ricostruzione fatta da alcuni quotidiani europei, tra cui Il Fatto Quotidiano, sarebbe stata presentata nell’ottobre del 2017. Nel mese cioè dove l’amministrazione regionale catalana guidata da Puigdemont ha prima organizzato un referendum sulla secessione da Madrid e, in seguito, ha dichiarato l’indipendenza. Due processi non riconosciuti da nessuno, nemmeno da Mosca. Ma che avrebbero attirato la curiosità del Cremlino.

La questione catalana nell’ottobre 2017

Il referendum in Catalogna, regione autonoma spagnola dove vige il bilinguismo spagnolo-catalano e dove negli anni è cresciuta la percentuale di cittadini favorevoli a un distacco dalla casa reale spagnola, è arrivato al culmine di una stagione dove in Europa hanno preso piede molte istanze regionaliste e indipendentiste. Basti pensare al referendum scozzese del 2014 e ad altre rivendicazioni autonomiste in giro per il Vecchio Continente, in concomitanza con la crisi dei partiti tradizionali favorita, tra le altre cose, dalla crisi economica e dalle politiche di austerità.

Dal gennaio 2016 a capo della “Generalitat“, così come viene identificata la regione autonoma catalana, vi era Carles Puigdemont. Leader di un partito centrista che ha dominato la scena locale dalla caduta di Francisco Franco in poi, il nuovo presidente dell’autorità regionale ha promesso un referendum per il distacco dalla Spagna. Una promessa mantenuta il primo ottobre 2017, quando in tutta la regione sono stati aperti i seggi per consentire il voto. Una procedura però giudicata illegale da Madrid, non riconosciuta a livello internazionale. La vittoria del Sì, a un’elezione che comunque ha visto la partecipazione di poco più della metà degli elettori, ha dato l’input a Puigdemont di proclamare l’indipendenza il 27 ottobre 2017. Subito dopo però il governo centrale spagnolo ha commissariato la Catalogna, aprendo anche indagini per alto tradimento contro lo stesso Puigdemont, il quale attualmente vive ancora fuori dalla Spagna.

L’offerta russa

In quei giorni da Mosca sarebbe partito il tentativo di mettere le mani sulla possibile nascente repubblica catalana. A documentarlo è un’inchiesta svolta insieme a Occrp, El Periódico, Bellingcat, IrpiMedia e iStories. In particolare, il 26 ottobre 2017, il giorno prima della proclamazione di indipendenza, un inviato del Cremlino avrebbe incontrato a Barcellona lo stesso Puigdemont. Il colloquio sarebbe avvenuto a Cases dels Canonges, nel cuore della metropoli e sede della presidenza catalana. Il rappresentante russo è stato identificato nell’inchiesta in Nikolai Sadovnikov, personalità vicina a Putin e da sempre in movimento nel delicato confine tra mondo diplomatico e mondo degli affari.

Di questo incontro si era già avuta notizia nel 2020, a seguito delle dichiarazioni del magistrato che indagava su Puigdemont. Ma diversi analisti, come sottolineato da IlFatto, hanno ritenuto poco verosimile questa ricostruzione. Dal canto suo anche l’ambasciata russa a Madrid si è affrettata con le smentite. Tuttavia nel reportage si è fatto riferimento alle conversazioni tra lo stesso Puigdemont e Victor Terradellas, uno dei principali consiglieri dell’allora presidente catalano. “Alle 5 arriva l’inviato di Putin”, è il messaggio con cui Terradellas ha avvisato Puigdemont il 26 ottobre 2017. Quel giorno, secondo i registri di volo, un soggetto registrato a nome di Nikolai Sadovnikov è atterrato a Barcellona da Mosca con volo Aeroflot 2514 alle ore 15:44.

Oltre a questi elementi, ci sarebbe poi la prova data dalla testimonianza diretta di persone che hanno assistito all’incontro avvenuto nel cuore di Barcellona alle 17:00. Una di queste in particolare, rimasta anonima, ha spiegato i dettagli dell’offerta russa illustrata da Sadovnikov al presidente catalano. Si parlava, in particolare, dell’invio di diecimila soldati in Catalogna e dell’elargizione di una pioggia di miliardi di Euro (forse addirittura 500) per il pagamento del debito della regione, insostenibile in caso di indipendenza. In cambio, Mosca voleva una legislazione favorevole da parte di Puigdemont alle criptovalute. La Catalogna indipendente cioè doveva diventare un paradiso per l’arrivo di criptovalute, un porto franco per il movimento di gigantesche quantità di denaro. Il tutto per l’appunto con la promessa russa di farsi carico della stabilità del Paese. “Puigdemont se l’è fatta addosso”, ha dichiarato la fonte agli autori del reportage. L’allora presidente catalano ha deciso quel giorno stesso di rifiutare la proposta.

I legami con l’Italia dell’inviato russo

Difficile dire se questa ricostruzione corrisponda alla verità storica di quel periodo. In quanto, in primis, è difficile comprendere se per davvero il Cremlino credeva all’eventualità di una Catalogna indipendente e riconosciuta a livello internazionale. Si capiva già in quell’ottobre 2017 come il tentativo di Puigdemont fosse destinato al fallimento. Possibile che a Mosca abbiano pensato a una sortita improvvisa in quel di Barcellona per dare una via di uscita o una maggiore speranza di successo all’ex presidente catalano, da lì a breve poi messo sotto accusa da Madrid. Ad ogni modo, il nome emerso dalle testimonianze raccolte dagli autori del reportage non appare casuale.

Nikolai Sadovnikov è infatti una “vecchia conoscenza”, soprattutto dell’Italia. La sua prima volta nel nostro Paese risale addirittura al 1984, quando viene nominato addetto stampa dell’allora ambasciata sovietica a Roma. Poi nel 1991 è a Milano con l’incarico, mantenuto fino al 1995, di vice console. Ma oltre alle attività diplomatica, nel Bel Paese Sadovnikov è impegnato anche nel mondo finanziario. Secondo IlFatto, negli anni ha costituito alcune aziende nei più svariati rami. In poche parole, l’inviato di Putin è uno che conosce molto bene le dinamiche dell’Europa meridionale. Interpellato dagli stessi autori dell’inchiesta, Sadovnikov ha confermato di essere stato a Barcellona nell’ottobre 2017 e di aver partecipato a una riunione. Ma nulla di più, dichiarando di non sapere chi fossero i partecipanti all’incontro. Ha inoltre detto di non essere in grado di riconoscere Puigdemont da alcune delle foto mostrate dai giornalisti.

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