Il 25 giugno Qin Gang è sparito dai radar. Nessuno ha saputo che cosa fosse successo al ministro degli Esteri cinese fino a quando, un mese più tardi, gli alti dirigenti dell’organo legislativo nazionale della Cina, il Comitato permanente del Congresso nazionale del popolo (Npcsc), nel corso di una sessione d’emergenza non si sono espressi per rimuoverlo dalla carica che tecnicamente stava continuando ad occupare. Al posto del defenestrato Qin, per la cronaca, è tornato Wang Yi, già titolare dello stesso dicastero dal 2012 al 2022.

Tra la fine di agosto e l’inizio di settembre anche Li Shangfu, ministro della Difesa, è evaporato come neve al sole. Il 29 agosto il signor Li aveva preso parte al forum per la pace e la sicurezza Cina-Africa, tenendo anche un discorso alla platea, ma dal giorno dopo di lui si erano perse le tracce. Forse, hanno scritto i media statunitensi, Li è finito sotto inchiesta per qualche episodio di corruzione.

Ebbene, secondo quanto riportato dal sito Politico, in Cina starebbe andando in scena una presunta epurazione diretta niente meno che da Xi Jinping. Con un ruolo non irrilevante della Russia di Vladimir Putin.

Le epurazioni di Xi

I terremoti politici che si propagano da Zhongnanhai, sede del Partito Comunista Cinese, agli occhi dell’Occidente sono un autentico mistero. Il 25 giugno, appena sei mesi dopo essere diventato ministro, Qin aveva incontrato a Pechino i ministri degli Esteri di Sri Lanka e Vietnam, nonché il vice ministro degli Esteri russo Andrey Rudenko. Da lì in poi, il fedele funzionario di Xi è scomparso.

Solo una coincidenza? Secondo alcune fonti, non lo sarebbe stato. Già, perché c’è chi ritiene che la vera missione di Rudenko a Pechino coincidesse con l’informare Xi di un fatto alquanto grave, ovvero che il suo ministro degli Esteri – e diversi alti ufficiali dell’esercito cinese – sarebbero stati compromessi dalle agenzie di intelligence occidentali.

Dopo l’uscita di scena di Qin, sono emerse storie riguardanti una fantomatica relazione tra il ministro e una giornalista dell’emittente cinese Phoenix TV chiamata Fu Xiaotian, dalla quale l’uomo avrebbe avuto un figlio (che sarebbe cittadino statunitense). Queste e altre storie sono circolate ampiamente online, con l’apparente consenso delle autorità cinesi.

Il possibile ruolo di Putin

Secondo altre fonti, la vera ragione della scomparsa di Qin sarebbe stato un suo ipotetico coinvolgimento in uno scandalo molto più grave di un pur compromettente flirt. Uno scandalo che avrebbe coinvolto anche il ministro della Difesa e altri generali che comandavano la “forza missilistica” cinese, la stessa che sovrintende al programma di armi nucleari del Paese.

Pare che il vice ministro russo Rudenko avesse inviato a Xi un messaggio nel quale si accusavano Qin e altri alti ufficiali delle forze missilistiche cinesi di aver passato segreti nucleari cinesi alle agenzie di intelligence occidentali. Le stesse fonti ritengono che Qin sia morto, per suicidio o per tortura, alla fine di luglio, nell’ospedale militare di Pechino.

Impossibile confermare questa ricostruzione. “Qin Gang è diventata la prima vittima della guerra dell’informazione che riflette una discordia tra Cina e Russia”, ha tuttavia dichiarato un’altra fonte a Nikkei Asian Review.

La soffiata e la guerra in Ucraina

E qui entra in campo la guerra in Ucraina. A maggio, una delegazione diplomatica cinese è arrivata a Kiev, nel tentativo di mediare, ovviamente contro la volontà di Mosca. A quel punto, il Cremlino potrebbe aver sospettato che Pechino stesse cambiando la sua posizione di fondo sul conflitto. Stando alla medesima fonte, il governo russo avrebbe allora accettato di sganciare una bomba informativa su Qin Gang. E cioè il ministro degli Esteri, il responsabile dell’invio della delegazione cinese in Ucraina.

La Russia avrebbe così etichettato Qin come filo americano in quanto, in passato, aveva servito come ambasciatore negli Stati Uniti. Mosca avrebbe poi “trasmesso informazioni interne alle alte sfere di Pechino secondo cui Qin era fortemente sospettato di essere una spia degli Stati Uniti”, ha proseguito la fonte. La soffiata probabilmente è arrivata con alcune “prove”, come la presunta relazione extraconiugale del ministro. Dopo la scomparsa di Qin, la Cina è tornata, senza indugio, rapidamente alla sua posizione pro Mosca.

Ad aumentare ulteriormente l’intrigo troviamo un conciso rapporto dei media statali cinesi pubblicato il giorno prima che Qin fosse formalmente rimosso dalla carica di ministro degli Esteri: Wang Shaojun, comandante dal 2015 dell’unità della Guardia centrale – che protegge i massimi leader cinesi e sovrintende alla guardia del corpo personale del presidente Xi – era morto tre mesi prima a causa di “cure mediche inefficaci”.