La geopolitica della corsa allo spazio
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Un gasdotto controverso, l’ombra della Stasi, una scommessa fin qui persa e mille polemiche. La Germania è finita nell’occhio del ciclone per le ultime indiscrezioni emerse in relazione al Nord Stream 2. Non solo per le parole rilasciate da Angela Merkel, ma anche per l’indiscrezione secondo cui il direttore della comunicazione per la Germania dell’infrastruttura sarebbe stato niente meno che un informatore della Stasi, il ministero per la Sicurezza di Stato della Repubblica Democratica Tedesca.

Partiamo con la difesa di Merkel. Il gas russo era più economico del gas naturale liquefatto (Gnl) proveniente da Arabia Saudita, Qatar, Emirati Arabi Uniti e, successivamente, anche dagli Stati Uniti. C’era la necessità di creare un collegamento con la seconda potenza nucleare più grande al mondo dopo Washington. In più, i freschi accordi di Minsk rendevano giustificabile il Nord Stream 2, il gasdotto che collega Russia e Germania attraverso il Mar Baltico. Sbandierando queste riflessioni, Angela Merkel ha così difeso la “difficile” decisione che assunse quando era al governo, ovvero quando era ancora la politica più influente d’Europa.



Scommessa persa

Alla fine, sembra di capire leggendo l’intervista rilasciata dall’ex cancelliera al gruppo editoriale Rnd, pur in mezzo a molteplici dubbi prevalsero considerazioni pragmatiche. Dal punto di vista politico, Berlino doveva infatti capire se e quanto fosse conveniente ignorare Mosca e puntare sull’acquisto di Gnl, “significativamente più costoso ed ecologicamente controverso, contro i desideri dell’economia, contro la forza industriale della Germania”.

Ebbene, l’attivazione del Nord Stream 2 è stata sospesa dall’attuale esecutivo federale, guidato da Olaf Scholz, a seguito del riconoscimento da parte di Mosca dell’indipendenza dall’Ucraina delle autoproclamate repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk, nel Donbass. Insomma, non c’è stato neppure il tempo di attendere la totale messa in funzione dell’infrastruttura, che Berlino ha subito staccato la spina al gasdotto che avrebbe dovuto rifornire il possente motore economico tedesco.

L’ombra della Stasi

Arriviamo così alla Stasi. Che cosa c’entra il defunto ministero per la Sicurezza di Stato della fu Repubblica Democratica Tedesca con il Nord Stream 2? Sembra che Steffen Ebert, addetto di rilievo del gasdotto, fosse un informatore della Stasi. Lo rivela il quotidiano Bild, che sostiene di aver esaminato il fascicolo di Ebert negli archivi del ministero per la Sicurezza dello Stato della Repubblica democratica tedesca.

Scendendo nei particolari, col nome in codice “Stier” (toro), Ebert è stato un “collaboratore non ufficiale” della Stasi, incaricato di raccogliere informazioni sui cittadini della Rdt e trasmetterle al dicastero. L’uomo si è dichiarato pentito del suo passato e ha sostenuto di essere stato costretto a svolgere l’attività di informatore. Questo servizio iniziò nel 1984, quando Ebert dovette assolvere gli obblighi di leva nell’Armata popolare nazionale (Nva), le Forze armate della Repubblica democratica tedesca.

Ebert ha dichiarato che, “di regola, quasi tutti” i coscritti della Nva erano “sfruttati dalla Stasi” e ha sottolineato: “Come molti altri nella Rdt, nella mia incoscienza ero diventato vittima dell’indottrinamento del sistema”. L’ex portavoce del Nord Stream 2 ha quindi auspicato che la sua attività di informatore della Stasi venga considerata “nel contesto di quel periodo”. Secondo Bild, Ebert avrebbe cessato di collaborare con il ministero per la Sicurezza dello Stato nel 1987 per “motivi di coscienza”.

Ricordiamo, tuttavia, che il gasdotto è stato realizzato dal consorzio internazionale Nord Stream 2 ed è controllato dal gruppo statale per l’energia russo Gazprom. L’amministratore delegato della società risponde al nome di Matthias Warnig, già agente della Stasi che, negli anni Novanta, in tale qualità conobbe a Dresda il presidente russo Vladimir Putin, allora tenete colonnello del Kgb dislocato nel capoluogo della Sassonia. Intrecci ambigui, che contribuiscono a rendere la questione Nord Stream 2 ancora più spinosa. Per Berlino e pure per Angela Merkel.

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