Era detenuta in Iran dal 2016 in seguito a (contestate) accuse di spionaggio. Adesso l’operatrice umanitaria con doppia cittadinanza Nazanin Zanghari-Ratcliffe è stata liberata ed è pronta a tornare nel Regno Unito, dove potrà riabbracciare il marito Richard e la figlia Gabriella. Insieme alla 43enne Nazanin, Teheran ha rilasciato anche Anoosheh Ashoori, imprenditore imprigionato nel 2017.

“Sono molto lieto di confermare che l’ingiusta detenzione di Nazanin Zaghari-Ratcliffe e Anoosheh Ashoori in Iran è terminata e che ora torneranno nel Regno Unito”, ha dichiarato il premier britannico Boris Johnson in un messaggio sul suo profilo Twitter. In realtà è stato rilasciato anche un terzo prigioniero, Morad Tahbaz, anch’egli anglo-iraniano da tempo trattenuto in Iran. Liz Truss, ministra degli Esteri del governo Tory, ha spiegato che l’uomo è stato invece al momento rilasciato dal carcere solo “su cauzione” e che il Foreign Office “continua a lavorare per assicurare anche la sua partenza” da Teheran.

In ogni caso, in seguito alla liberazione dei due cittadini anglo-iraniani, il governo britannico ha fatto sapere di aver saldato un debito dal valore 400 milioni di sterline con l’Iran. Non sono stati rilasciati dettagli dell’accordo che ha permesso di porre fine alla lunga odissea di Nazanin, dipendente della Fondazione Thomson-Reuters, e formalizzato la partenza dell’ingegnere Ashoori.

L’ombra del dossier nucleare

Questi sono i fatti nudi e crudi. Dietro al rilascio dei prigionieri potrebbe tuttavia nascondersi qualcosa di molto interessante. Prima di proseguire oltre, urge una premessa: al momento non è chiaro se la liberazione sia avvenuta per la scadenza dei termini della pena o se in seguito a uno specifico accordo tra Regno Unito e Iran. Ipotizzando quest’ultima pista, di quale accordo potrebbe trattarsi?

Al netto del saldo del debito, potrebbe esserci dell’altro. Considerando quanto sta accadendo in Ucraina, dove – più o meno indirettamente – stanno agendo tutte le diplomazie di quei Paesi che giocano un ruolo chiave nel Medio Oriente, non è da escludere un coinvolgimento del dossier sul nucleare iraniano. Anche perché, nelle ore precedenti il rilascio, dalla Francia è rimbalzato un appello interessante.

Parigi ha lanciato un messaggio piuttosto chiaro: è arrivato il momento di concludere l’accordo sul nucleare iraniano che è stato negoziato a Vienna, dopo che sono state date garanzie alla Russia sulla sua cooperazione con la Repubblica islamica. “C’è un’urgenza cruciale di concludere” visti i passi in avanti compiuti da Teheran verso l’acquisizione dell’atomica, hanno fatto sapere dalla capitale francese. Da questo punto di vista, la liberazione dei prigionieri potrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere un segnale distensivo in vista di un imminente accordo.

Guerra in Ucraina, Iran, Occidente

Lo scorso 8 marzo, il ministero degli Esteri francesi affermava in una nota che l’accordo sul nucleare iraniano era molto vicino. Allo stesso tempo, a Parigi erano tuttavia “preoccupati per il rischio che ulteriori scadenze” potessero “pesare sulla possibilità di concludere” l’intesa. Londra, Parigi e Berlino, riportava il comunicato, lanciavano inoltre un appello “a tutte le parti ad avere un approccio responsabile”. Il Regno Unito, sulla scia del dossier nucleare, potrebbe teoricamente aver saldato il proprio debito e spinto per la liberazione dei prigionieri.

Ricordiamo che stiamo parlando di un debito reclamato da oltre 40 anni dall’Iran. La somma faceva riferimento a una fornitura di carri armati britannici Chieftain, già dall’Iran dello Shah, ma la cui consegna era stata congelata unilateralmente dal 1979 da Londra in seguito alla rivoluzione khomeinista. Secondo indiscrezioni dei media, la diplomazia del Regno aveva offerto già da qualche tempo – sotto gli ultimi governi Tory – una disponibilità a ripianare quel vecchio pagamento. La situazione, a quanto pare, si sarebbe sbloccata soltanto adesso. Vedremo se nei prossimi giorni emergeranno ulteriori dettagli.

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