L’offerta Usa a Kiev: rinuncia a Donbass e Nato per una difesa “stile Articolo 5” ma i neocon insorgono

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Un documento riservato ottenuto in esclusiva da Axios e verificato da un funzionario ucraino, uno statunitense e una fonte vicina alla proposta rivela i dettagli del piano di pace in 28 punti elaborato dall’amministrazione Trump per porre fine alla guerra in Ucraina. Il progetto, definito “non facile” dalla Casa Bianca, imporrebbe a Kiev concessioni pesantissime: cessione de facto di tutto il Donbass e della Crimea, limite di 600.000 uomini per le forze armate e rinuncia definitiva all’ingresso nella Nato. Da quest’ottica, si tratterebbe di una capitolazione pressoché totale per l’Ucraina, il cui governo è al centro di un enorme scandalo corruzione che sta pesantemente delegittimando la leadership di Volodymyr Zelensky.

C’è, tuttavia, un “però” sostanziale, ovvero sia una concessione importante per Kiev che potrebbe convincere il leader ucraino a sedersi al tavolo dei negoziati: sempre secondo Axios, il piano include una garanzia di sicurezza modellata sull’Articolo 5 della Nato, che impegnerebbe Stati Uniti e alleati europei a considerare un attacco all’Ucraina come un attacco all’intera “comunità transatlantica”. Trattasi di un aspetto cruciale perché, sebbene il piano richieda dolorose concessioni a Kiev, rappresenta anche una promessa senza precedenti: è la prima volta che Trump si dice disposto a offrire quella che è l’obiettivo primario di Zelensky nei negoziati di pace – una solida garanzia di sicurezza da parte di Stati Uniti ed Europa.

Documento come base negoziale

Nonostante le proposte includano punti che l’Ucraina ha sempre categoricamente respinto, Axios riporta che Zelensky non esclude a priori di discuterle. Segno che la situazione sul campo di battaglia e a livello politico, è complicata. Un alto funzionario della Casa Bianca ha ammesso che il piano è “difficile” per Kiev, ma ha aggiunto: “La guerra deve finire; se continua, l’Ucraina rischia di perdere ancora più territorio”.

Zelensky ha definito il documento una “visione” americana, non un’offerta definitiva, e ha ribadito le “linee rosse” di Kiev. Un funzionario Usa ha sottolineato che il piano è un “documento vivo”, modificabile in base ai negoziati, e che l’Ucraina avrebbe già reagito positivamente su diversi punti. In buona sostanza, trattasi della base negoziale da cui partire.

Le origini del piano di pace

Ad elaborare il piano è stato l’inviato speciale di Trump, Steve Witkoff, che ha discusso a lungo il documento con l’omologo russo Kirill Dmitriev, direttore del fondo sovrano russo RDIF e figura chiave nelle relazioni tra Mosca e Washington, nonché stretto collaboratore e confidente di Putin. Al piano hanno contribuito anche il Segretario di Stato Marco Rubio e Jared Kushner, genero del presidente Donald Trump. Lo schema è molto simile al piano di pace per Gaza.

I punti principali del piano

Il piano prevede anche un “Consiglio di Pace” presieduto personalmente da Donald Trump per vigilare sull’attuazione, con reintroduzione automatica delle sanzioni in caso di violazioni.

Le reazioni

Naturalmente, la diffusione del piano sta suscitando le reazioni più disparate, sia a livello politico, sia a livello di opinione pubblica. Il giornalista americano Aaron Maté, commentando il piano di pace di Trump secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, afferma che esso riflette la “priorità di Trump di porre fine allo spargimento di sangue rispetto al mantenere il sostegno americano all’obiettivo dell’invasione su vasta scala del Cremlino del 2022”.

Maté aggiunge che, a differenza della politica di Biden, questo nuovo piano “dà priorità alla fine del bagno di sangue rispetto al mantenere una sanguinosa e irrimediabile guerra per procura”. A meno che non si ritenga che sacrificare gli ucraini sia una cosa positiva, conclude Maté, porre fine al massacro è anche un modo di sostenere l’Ucraina.

I “falchi” neocon della politica estera Usa hanno criticato il piano redatto da Trump. L’ex Capo della Cia ed ex Segretario di Stato, Mike Pompeo, al centro delle polemiche per via del suo nuovo ruolo come consulente in una società ucraina che produce droni, ha sottolineato su X che “un accordo negoziato che permetta a Putin di rivendicare la vittoria riconoscendo le pretese russe sul territorio ucraino annullerebbe i progressi compiuti dal presidente Trump nel ripristinare la deterrenza persa durante l’amministrazione Biden. Sostenere l’Ucraina è nel profondo interesse strategico dell’America”.

Anche il senatore Lindsey Graham, sostenitore di una politica marcatamente aggressiva nei confronti di Mosca sin da quando viaggiava in Ucraina post-Maidan insieme a John McCain, critica apertamente il piano redatto dall’amministrazione Trump. “È mia ferma convinzione – afferma su X – che questa guerra debba terminare attraverso negoziati, con un esito onorevole e giusto che prevenga una terza invasione e scoraggi altri dall’agire in modo aggressivo in tutto il mondo.Un tale esito può essere raggiunto solo con negoziati che coinvolgano entrambe le parti – in particolare l’Ucraina, vittima dell’aggressione russa – insieme ai nostri alleati europei”.

Secondo il giornalista Wolfgang Munchau, i Paesi europei tenteranno in tutti i modi di sabotare il piano Trump per l’Ucraina. “Gli europei sono inorriditi ogni volta che americani e russi parlano dell’Ucraina. L’Ue vorrà ostacolare un accordo di pace per tre motivi: la pace sarebbe più costosa per loro della guerra, emergerebbero divisioni sull’allargamento dell’Ue e sul bilancio comunitario, e dovrebbero accelerare i propri investimenti militari. Inoltre, un accordo di pace farebbe saltare anche il loro astuto piano di sequestro dei beni russi”.

Ora Kiev dovrà ora decidere se accettare di sedersi al tavolo su queste basi o rischiare di proseguire il conflitto senza più il sostegno statunitense.

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