A inizio luglio, in occasione della sua uscita dal Paese per il summit dei Brics, è andato in scena il viaggio ufficiale di Narendra Modi, Primo ministro Indiano, alla volta del Sud Globale. Ghana, Trinidad e Tobago, Argentina, Brasile e Namibia in nove giorni. Una maratona istituzionale in occasione del diciassettesimo Summit dei BRICS a Rio de Janeiro (quarta tappa del viaggio) per consolidare partnership bilaterali su questioni chiave come difesa o sicurezza energetica, rafforzare fiducia reciproca e non solo…
Obiettivo cruciale di queste visite, facilitato dall’assenza del capo di stato cinese Xi Jinping a Rio, era presentare l’India come valida alternativa a Beijing in quanto leader dei paesi emergenti. Ma Nuova Delhi può veramente aspirare a questo ruolo?
Trovare una risposta alla domanda se l’India abbia realmente le capacità per prendere il ruolo della Cina come rappresentante del Sud Globale è complesso e le risposte sommarie non sono una via percorribile. Tuttavia, quello a cui si può rispondere ora è: che cosa può offrire l’India che la Cina non ha? Buone relazioni con l’Occidente. Oltre a essere l’unico paese fondatore dei BRICS allo stesso tempo invitato regolare del G7, il governo di Nuova Delhi ha costruito stabili partnership bilaterali con Francia, Germania, Paesi Bassi, e negli ultimi anni ha notevolmente rafforzato la collaborazione militare con la Grecia offrendo al paese ellenico un supporto chiave in termini di capacità di difesa. Lo sforzo diplomatico di Nuova Delhi non si limita al piano nazionale, ma si estende anche a quello regionale: la firma dell’accordo di libero scambio con l’Unione Europea è prevista entro la fine dell’anno, come affermato dallo stesso Modi nella sua visita ufficiale a Cipro avvenuta lo scorso giugno. Al di fuori dei confini dell’Unione, il 6 maggio 2025 il Regno Unito ha concluso quello che il Primo ministro britannico Keir Starmer ha definito “il più grande e significativo accordo commerciale bilaterale firmato dal momento della Brexit”
Mentre se si sposta lo sguardo sull’altra sponda dell’oceano, durante la visita di Modi a Washington all’indomani dell’insediamento del Presidente Donald Trump, i due Paesi hanno riaffermato la solidità della loro “Comprehensive Global Strategic Partnership.” In quell’occasione, i due capi di stato hanno anche lanciato una nuova iniziativa chiamata “U.S.-India COMPACT,” che mira a favorire le opportunità di cooperazione militare, sviluppo del commercio e innovazione tecnologica. I primi risultati sono attesi già nel corso dell’anno “a dimostrazione della fiducia reciproca e dell’impegno verso una partnership vantaggiosa per entrambe le parti,” come riportato sul sito ufficiale della Casa Bianca.
La vicinanza con i paesi occidentali così come la sua politica di attivo multi-allineamento permette a Nuova Delhi di ottenere quello che Swasti Rao, professoressa associata all’Jindal School di International Studies e consulente geopolitico per il Ministero della Difesa indiano, definisce “un grande vantaggio reputazionale.” Contrariamente alla Cina che sullo scacchiere globale mantiene una postura più competitiva in risposta al confronto diretto con gli Stati Uniti, l’India non è coinvolta in alcuna Guerra Fredda 2.0, anzi.
Se con la sua “Belt and Road Initiative” Beijing si presenta come il principale finanziatore di infrastrutture nel Sud Globale portando molti paesi beneficiari a ritrovarsi in una condizione di indebitamento e dunque dipendenza finanziaria Nuova Delhi invoca il multilateralismo e punta a essere la voce dei paesi emergenti. La posizione di ponte tra Occidente e il non-Occidente trova grande favore soprattutto tra quelle nazioni che percepiscono la politica cinese come neo-coloniale e volta a rafforzare dinamiche di blocchi contrapposti che ricordano momenti bui del secolo scorso. Questi Stati non intendono essere nuovamente strumentalizzati in una dinamica di potere tra superpotenze globali. Ciò che chiedono è il riconoscimento della propria sovranità e essere trattati come interlocutori con pari dignità (
Nell’approcciarsi a queste nazioni l’India fa strategicamente leva su un comune passato di soggiogazione coloniale per presentarsi come la “prima inter pares”: da un lato una compagna per partnerships bilaterali di co-sviluppo e dall’altro la portavoce del gruppo dei paesi emergenti a livello internazionale. Il viaggio conclusosi il 9 luglio è un esempio calzante. Il Ghana sta investendo con decisione nel rafforzamento del proprio sistema sanitario e pianifica di realizzare un polo farmaceutico all’avanguardia nella capitale Accra. Partendo dalle priorità del Paese, Modi ha offerto aiuto in materia di sicurezza alimentare e accesso ai vaccini. Un intervento che non risponde solo alle esigenze del partner africano, ma che rafforza la reputazione dell’India come “farmacia del Sud Globale”.
Le altre visite hanno visto lo stesso approccio: partire dai bisogni e dalle potenzialità di entrambi i paesi per costruire forme di cooperazione reciproca, in cui le debolezze di uno vengono compensate dai punti di forza dell’altro.
Sul piano internazionale, Modi ha sfruttato l’assenza del rivale Xi Jinping al Summit dei BRICS per rafforzare la visione indiana delle relazioni internazionali, supportata anche da altri membri come il Brasile: una politica di non-allineamento che rigetta la linea dura contro l’Occidente ma che punta invece a riformare la governance globale e le regole della cooperazione multilaterale. È diventato il Modi show invece che il Xi show”, come ha affermato Jayant Menon, ex Lead Economist presso la Banca Asiatica di Sviluppo, in un’intervista a “Inside Story” di Al Jazeera.
L’India e la Cina si contendono la leadership del Sud Globale e entrambe portano qualcosa sul tavolo: la prima gode di un importantissimo vantaggio reputazionale, la seconda ha una capacità economica senza precedenti. Entrambe stanno giocando una partita a lungo termine, ma Nuova Delhi la gioca a colpi di partnership e progetti di cosviluppo. I paesi emergenti hanno la volontà di crescere ma senza rimanere intrappolati in una dinamica da paese vassallo e l’India rispetta la sovranità dei suoi partner. Questo perché tutta la sua politica estera è volta a qualcosa di molto più ambizioso di diventare la nuova potenza egemone: l’India ambisce a un nuovo ordine mondiale, un mondo multipolare.