L’Occidente riscopre Taiwan: il piano per contenere la Cina

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Le accuse mosse all’Oms, gli ultimi test missilistici, i successi conseguiti nella lotta contro il Covid-19, le questioni geopolitiche riguardanti il Mar Cinese e poi l’immancabile braccio di ferro per il riconoscimento di una sola Cina. La recente intraprendenza di Taiwan ha fatto innervosire Pechino, tanto da spingere la stampa cinese a minacciare Taipei di una possibile invasione.

Non c’è niente di nuovo sotto il sole, visto che il Dragone ha spesso lanciato frecciatine più o meno pesanti nei confronti dell’isola, situata a 180 chilometri dalla terraferma. Il problema è che questa volta le minacce si inseriscono in un contesto preoccupante. Innanzitutto il quotidiano Global Times ha twittato frasi inequivocabili: se Taiwan ”dovesse insistere sulla secessione”, le esercitazioni militari cinesi potrebbero presto trasformarsi in azioni militari reali.

Il cinguettio, oltre a ricordare che l’Esercito popolare di liberazione si sta allenando con ”esercizi di atterraggio volti a conquistare isole”, fa capire come Taiwan, Dongsha e Penghu siano ”isole” (tra l’altro territori rivendicati dalla Cina). Una domanda sorge spontanea: perché Pechino ha lanciato un avvertimento del genere a mezzo stampa?

Movimento nello stretto di Taiwan

I motivi sono molteplici. Tralasciando i fattori storici e geopolitici, dobbiamo considerare due nuovi aspetti: le scintille tra Taiwan e l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) e la ritrovata attrazione di alcuni Paesi occidentali nei confronti del modello sanitario adottato da Taipei per contenere la pandemia di Covid-19. Aggiungiamo in mezzo anche le manovre americane pensate appositamente per contenere l’avanzata cinese e la politica interna di Taipei, e il gioco è fatto.

Partiamo proprio da questi due ultimi punti. Come sottolinea l’agenzia Askanews, nello stretto di Taiwan c’è molto movimento. Nelle ultime ore il cacciatorpediniere Usa McCampbell è transitato proprio da lì, mentre le forze navali cinesi stavano svolgendo esercitazioni marittime che comprendevano anche l’utilizzo di munizioni. Stando a quanto riferito dal South China Morning Post, il ministero della Difesa di Taiwan ha specificato che la nave americana era impegnata in una ”missione di routine”. Sul fronte taiwanese, invece, Tsai Ing Wen, la presidente pro indipendenza e invisa a Pechino, si appresta a giurare per il suo secondo mandato; va da sé che le relazioni tra la Cina continentale e l’isola potrebbero ulteriormente peggiorare.

La lezione di Taipei all’Oms

Per quanto riguarda la diatriba Oms e Covid-19, fin dallo scorso gennaio Taiwan ha scelto di non ascoltare i consigli forniti dall’organizzazione guidata da Tedros Ghebreyesus e fare di testa propria. Alla fine i risultati hanno dato ragione a Taipei che, pur non facendone parte, ha dato uno schiaffo morale all’Oms. Pochi contagi, numero di decessi irrisorio e una quotidianità che non si è mai fermata: questo è il risultato ottenuto dal ”modello Taiwan” che, senza lockdown o misure drastiche, è riuscito a contenere la diffusione del nuovo coronavirus.

Grazie a questo successo inaspettato, molti Paesi occidentali hanno iniziato a elogiare lo ”scomodo” Paese asiatico; scomodo perché chiunque tesse rapporti con Taipei rischia di inimicarsi per sempre la Cina. Nel frattempo alcuni Stati hanno proposto all’Oms di invitare Taiwan come osservatore alla prossima Assemblea Generale dell’Oms in programma per il 18 e il 19 maggio. Pechino, come ha confermato il portavoce del ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, è assolutamente contraria all’iniziativa e – riporta Adnkronos – considera la richiesta un tentativo di perturbare l’agenda dell’assemblea e minare la risposta internazionale al Covid-19.

Scintille tra Pechino e Parigi

Dal momento che il governo cinese considera Taiwan una provincia separatista nonché territorio di propria competenza, la Cina non prende minimamente in considerazione l’idea di far entrare l’isola all’interno dell’Oms. Qui entrano in gioco gli Stati Uniti, che hanno sollevato il problema rimarcando come l’esclusione di Taipei da parte dell’ente sanitario con sede a Ginevra abbia contribuito a creare ritardi nella gestione dell’epidemia (poi diventata pandemia).

Attenzione poi alla notizia dell’ultim’ora, che chiama indirettamente anche la Francia. Stando a quanto riferito dal solito ministero della Difesa taiwanese, Taipei avrebbe intenzione di aggiornare i sistemi di interferenza missilistica delle sei fregate La Fayette acquistate in Francia una trentina di anni fa. Per l’operazione sono pronti 27,8 milioni di dollari. La Cina non ci sta e ha intimato Parigi di annullare il contratto. In caso contrario le relazioni diplomatiche sino-francesi potrebbero guastarsi.

“Siamo contrari alla vendita di armi straniere a Taiwan o a scambi militari e di sicurezza con l’isola, e questa posizione è coerente e chiara – ha spiegato ancora Zhao Lijian – La Cina ha espresso serie preoccupazioni alla Francia. Invitiamo ancora una volta la Francia a rispettare il principio della Cina unica, a cancellare il suo piano di vendita di armi a Taiwan ed evitare di danneggiare le relazioni sino-francesi”. Una cosa è certa: Pechino è sempre più nervosa e Washington ha iniziato a lavorare con insistenza sul nervo scoperto del Dragone.