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La stampa internazionale guarda al Trattato di Quirinale con molto interesse. Mario Draghi ed Emmanuel Macron sono considerati ormai i leader in pectore di questa Unione europea orfana di Angela Merkel. E mentre i vertici di Bruxelles arrancano, specialmente dopo la fine dell’era merkeliana, ora sono l’italiano e il francese a essere considerati come figure di spicco di questa rinnovata Unione. E questa percezione pone una serie di interrogativi da Berlino a Londra fino alla capitale belga.

Il primo autorevole quotidiano estero a puntare tutto sull’accordo italo-francese è stato il Financial Times. Il giornale economico-finanziario, termometro della finanza internazionale e dei suoi umori, ha posto l’accento sulla possibilità che Draghi e Macron vogliano rafforzare la loro influenza sull’Unione europea. Come riportato da Nova, la testata britannica si è soffermata sulle motivazioni del presidente del Consiglio italiano, che “utilizzerebbe questa opportunità per rafforzare la sua posizione in Europa, in un periodo in cui la Germania si focalizzerà probabilmente sulla sua politica interna dopo l’uscita di scena della ex cancelliera Angela Merkel“. Un’analisi che guarda con interesse alle ambizioni italiane, ma che non dimentica certo le aspirazioni del capo dell’Eliseo. Per il Ft, Macron può dare l’input a questo accordo anche per blindare il consenso moderato e conservatore, che magari guarda con interessa a un’agenda estera europea e puntata sulla prospettiva di legami con l’Italia anche in campo industriale ed economico. Un’ipotesi su cui perà la testata britannica lancia un’allarme: nei rapporti tra Italia e Francia rielaborati dal Trattato del Quirinale “potrebbero esserci frizioni sul fronte degli investimenti, da sempre materia di contrasto tra i due Paesi”. E gli occhi non possono che essere puntati sull’industria della difesa, in particolare sul tema caldissimo di Oto Melara e Wass.

Se da Londra segnalano opportunità e rischi sul tema della nuova partnership italo-francese che viene definita a Roma, l’attenzione è alta soprattutto in Germania. Berlino si considera il convitato di pietra del Trattato, non solo perché centrale economica dell’Unione europea, ma anche perché altro vertice dell’asse franco-tedesco e partner fondamentale dell’Italia. Come scrive Agenzia Nova, il quotidiano Handelsblatt mette in guardia sul fatto che Macron e Draghi vogliano “porre il loro marchio sull’Ue nell’era post-Merkel”, dal momento che sono “due capi di governo forti nell’Europa del sud, con grandi ambizioni anche oltre il confine”. Per la Germania, dunque, scatta l’allarme “Dracron”, che rischia di essere la prima “sfida” sul piano internazionale per il nuovo esecutivo a guida socialista. Preoccupa, soprattutto sul fronte dei liberali e conservatori tedeschi, l’unità di intenti italo-francese per quanto riguarda il debito e le regole di controllo imposte dall’Unione europea. Il presidente del Partito liberaldemocratico (Fdp), Christian Lindner, ha più volte ribadito che per lui l’Ue “non dovrebbe diventare un’Unione del debito”. Una lettura che però alcuni analisti frenano, soprattutto perché nessuno mette in dubbio la solidità dell’asse franco-tedesco e gli accordi precedenti a quello del Quirinale (da quello dell’Eliseo ad Aquisgrana) che hanno costruito l’immagine di Parigi e Berlino come vere centrali dell’Unione europea. L’intesa franco-italiana è un modo per accelerare sulla partnership bilaterale, ma tutti negano una ridefinizione degli accordi con la Germania, che anzi sia osservatori che politici ed accademici tendono a ribadire fondamentale sia per Parigi che per Roma.

Politico, invece, voce dei corridoi di Bruxelles pone l’accento anche sui problemi che in questi anni sono affiorati nei rapporti tra i due Paesi. Nonostante il riavvicinamento segnato con questo arrivo di Macron a Roma, l’edizione europea del quotidiano americano punta anche sui profili che hanno diviso i due Stati, a cominciare dal nodo industriale e quello strategico. Politico fa comprendere come sia cambiato in questi ultimi tempi il modo di percepire i rapporti tra Francia e Italia anche nella destra più critica a riguardo. Tuttavia non dimentica problemi di natura strategica come la questione libica e la penetrazione francese nell’industria italiana. Un rapporto che il quotidiano fa capire che può essere impari e che per questo il Trattato del Quirinale deve essere importante anche per scongiurare quella paura di “atti predatori” che l’Eliseo ha smentito ma su cui è riposta molta attenzione da diversi segmenti della politica e dell’intelligence.