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La decisione della Corte Suprema di ribaltare la Roe vs Wade, storica sentenza del 1973, e di dare ai singoli Stati federali il potere di legiferare sull’aborto negli Usa non ha mancato di produrre conseguenze di peso. Già pochi istanti dopo la scelta dei cinque giudici conservatori vicini al Partito Repubblicano di approvare la cancellazione del diritto federale all’aborto, col voto contrario dei quattro colleghi, tre dei quai liberal, un primo Stato ha preso atto del mutato clima. Eric Schmitt, procuratore generale del Missouri, Stato a netta maggioranza conservatrice, ha pubblicato un tweet che mostrava il momento della firma dell’atto con cui dava attuazione alla sentenza esercitando il potere giudiziario e vietando l’aborto nello Stato.

Il Missouri è solo il primo di quelli che potrebbero essere diversi casi del genere. A seguirlo, immediatamente, il Texas, tra gli Stati più importanti dell’Unione. “L’aborto è illegale in Texas con effetto immediato“, ha afferma il procuratore generale Ken Paxton, sottolineando che chi le strutture che offrono le interruzioni di gravidanza possono essere considerate da “responsabili penalmente a partire da oggi” poche ore dopo la sentenza della Corte. Ventisei Stati negli Usa, principalmente governati dai Repubblicani, hanno pronte legislazioni molto restrittive che possono essere sdoganate dalla mancanza del rischio di finire davanti alla Corte Suprema in quanto limitanti della Roe vs Wade.

Sono ventisei, complessivamente, compresi il Texas e il Missouri, gli Stati orientati a limitare o bandire l’aborto. La situazione è a macchia di leopardo, perché legittimamente ogni Stato potrà ora sentirsi titolato a cancellare o stringere ulteriormente le leggi promosse

L’Istituto Guttmacher nell’ottobre scorso ha analizzato la situazione dell’aborto negli Usa dando i numeri slla situazione dei vari Stati. Nove stati in questo gruppo hanno leggi che prescrivono il divieto di aborto sospese dal 1973 per l’effettività della sentenza Roe vs Wade ribaltata oggi; tredici Stati hanno promosso leggi non effettive perché ancorate al rovesciamento di Roe e tra questi si segnala proprio il Missouri che ha rotto gli indugi; cinque Stati hanno promosso un divieto di aborto quasi totale emanato per limitare al minimo le conseguenze di Roe, undici Stati hanno promosso leggi che davano un’opzione di sei settimane come limite massimo per la pratica dell’aborto fermate a causa di ricorsi ai vari livelli, mentre uno Stato (Texas) presentava, prima delle parole di Paxton, un divieto di sei settimane in vigore. In quattro stati le costituzioni vietano specificamente il diritto all’aborto. Molti Stati chiaramente fanno parte di più gruppi: l’Alabama e la West Virginia ad esempio hanno in vigore una legge enormemente restrittiva e potrebbero riattivare il loro bando pre-1973; North Dakota, South Dakota, Tennessee e Wyoming potrebbero rifarsi al caso del Missouri, applicando le leggi sottoposte a inefficacia (trigger ban) proprio dalla presenza di Roe.

La situazione può creare quello che il Guardian ha definito il “deserto dell’aborto” citando uno studio di The Lancet: ad oggi “metà delle donne statunitensi vive entro 17 km da una clinica per aborti, ma circa il 20% di loro deve viaggiare per 68 km. I divieti di aborto in metà degli stati degli Stati Uniti aumenterebbero drasticamente i tempi di viaggio, in particolare nel Sud, dove è probabile che un’ampia fascia di stati contigui vieti l’aborto”. In Texas si salirebbe a 377 chilometri, in Louisiana addirittura a 539.

Ma soprattutto si può creare una vera e propria slavina politica. I democratici stanno già caricando a testa bassa la scelta della Corte Suprema, oggi più che mai investita da una polarizzazione che travolge da tempo le istituzioni americane e va di pari passo con la spaccatura esistenziale che vive l’America. E di dividere ulteriormente Democratici e Repubblicani in vista del voto delle Midterm. Il conservatore Mike Pence, ex vicepresidente, ha da sempre fatto delle questioni sulla vita un cavallo di battaglia politico e ha esultato per il fatto che “il diritto all’aborto sia finito in cenere”, ma anche il moderato Mitch McConnell, capogruppo al Senato, si è esposto: “questa è una vittoria storica per la Costituzione e per i più vulnerabili della nostra società”, ha affermato. “Per 50 anni, gli Stati non sono stati in grado di attuare protezioni nemmeno modeste per i bambini non ancora nati. Più del 90% dell’Europa limita l’aborto su richiesta dopo 15 settimane, ma ogni stato in America è stato costretto a consentirlo più di un mese dopo che un bambino può sentire dolore, sbadigliare, allungarsi e succhiarsi il pollice. Gli attivisti giudiziari hanno dichiarato che ogni stato doveva gestire l’aborto come la Cina e la Corea del Nord e nessuno stato poteva gestirlo come la Francia o la Germania”.

McConnell porta avanti l’idea del pragmatismo e del buonsenso come alternativa al radicalismo della sinistra, mentre i Democratici potrebbero cercare di puntare sul tema dell’aborto come fattore aggregante per rimontare una campagna elettorale per le elezioni di Midterm profondamente problematica a causa della crisi economica e del carovita. Mobilitare la base democratica già coinvolta profondamente nel 2020 per sconfiggere Donald Trump una seconda volta può essere un’occasione politica non secondaria per il partito dell’asinello, ma Joe Biden non appare la figura più adatta e rischia di crearsi in casa un fenomeno difficilmente governabile, quello del radicalismo di sinistra che già in passato lo ha costretto a pubblica abiura sull’interruzione di gravidanza e ora lo pressa su altri fattori come la risposta alla crisi economica e i diritti delle minoranze. Insomma, il clima politico può farsi incendiario, sia tra i partiti che all’interno della stessa formazione di maggioranza, chiamata a far coesistere attenzione alle minoranze, progressismo, radicalismo e cultura di governo. Combinazione sempre più difficile in un’America affaticata.

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