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Vladimir Putin e Donald Trump appaiono ora più distanti che mai. Un recente decreto legislativo russo, usake, riconosce la validità dei passaporti rilasciati dalla repubbliche di Donetsk e Lugansk. Si tratta delle due repubbliche separatiste nate a seguito del conflitto ucraino. Situate nella regione del Donbass, lo statuto delle due repubbliche è stato sancito negli accordi di Minsk. La decisione di Putin di riconoscere, in parte, la legittimità dei separatisti è giustificata come risposta al comportamento di Kiev. Secondo infatti gli accordi di Minsk le due repubbliche dovrebbero mantenere una certa autonomia amministrativa rispetto al Governo centrale ucraino.Mosca vuole il rispetto degli accordi di MinskUn principio che, secondo il Cremlino, non sarebbe stato rispettato. Mosca lamenta infatti la presenza di contingenti filo ucraini al confine con le repubbliche. I militari ucraini ostacolerebbero i vagoni di carbone ivi estratti. Il decreto russo rappresenterebbe dunque un modo per difendere gli interessi dei separatisti, dando loro la possibilità di facilitare il passaggio dei vagoni sul lato russo. Putin vuole così sottolineare come la sua azione politica si possa muovere a prescindere dall’impasse che attanaglia da tempo i negoziati tra Kiev e Mosca.La mossa del Cremlino arriva tuttavia in un momento non idilliaco sull’asse con gli Stati Uniti. Il tempo delle dichiarazioni di rispetto e simpatia espresse da Trump verso il “collega” russo sembra infatti essere ormai finito. Il neopresidente americano si è poi dovuto confrontare con un entourage che ancora vede il gigante euroasiatico come nemico numero uno del “mondo libero”. Così il decreto di Putin potrebbe essere interpretato come una risposta, eloquente, alla recente dichiarazione di Trump: “Mosca restituisca la Crimea”. Il Cremlino avrebbe così risposto picche.Il rinnovato impegno Usa nella NatoSembra dunque proseguire sulla scia lasciata da Obama quel progressivo congelamento dei rapporti tra l’Occidente e Putin. Il decreto voluto dalla Russia coincide poi con il Vertice di Monaco sulla Sicurezza. Un evento che ha levato il velo sulle reali intenzioni degli Stati Uniti rispetto all’Europa. L’impegno degli States verso la Nato è “incrollabile” ha dichiarato Mike Pence, vicepresidente USA. Pence ha così cancellato l’aggettivo “obsoleto” dal gergo della Casa Bianca in riferimento all’organizzazione transatlantica. Allo stesso vertice era intervenuto anche il ministro degli Esteri russo Sergey Lavrov. Questi ha sottolineato la necessità di “riprendere la cooperazione militare tra la Nato e la Russia”. Tiepida è stata la risposta del Segretario generale Nato Stoltenberg che non ha saputo dire se l’organizzazione sia pronta a questo.Putin deve rinunciare a Trump?La Casa Bianca rinnova così il suo impegno nell’organizzazione tranasatlantica, di cui rimane la principale finanziatrice. La stessa mantiene dunque gli oltre 4mila militari lungo il confine polacco, mettendo così pressione al vicino russo. Lo strappo forse definitivo tra Putin e Trump è arrivato poi con le dimissioni di Michael Flynn da consigliere per la sicurezza nazionale Usa. Il suo sostituto, il generale McMaster, ha più volte espresso preoccupazione rispetto al pericolo militare russo. Anzi, lo stesso generale è stato più volte inviato come osservatore nel territorio ucraino per monitorare gli armamenti arrivati da Mosca. “La Russia ha una migliore artiglieria, migliori veicoli da combattimento, e ha imparato un sofisticato uso degli aeromobili a pilotaggio remoto (droni)”, così McMaster si è espresso sulla forza militare russa. Preoccupazioni che alzano un ulteriore muro tra Mosca e Washington.

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