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Sul suo profilo Twitter si definisce una “scrittrice freelance e giornalista che attualmente collabora con We Are Change”, l’organizzazione fondata da Luke Rudkowski formata da giornalisti indipendenti che lavora per “denunciare la corruzione in tutto il mondo”. Si chiama Alice Donovan, anche se questo potrebbe non essere il suo vero nome e sulla sua figura si sta scatenando il dibattito negli Usa. Dal 12 maggio 2016 ha pubblicato appena 28 tweet, radunando pochissimi follower: per We Are Change e per altri media indipendenti statunitensi come Counterpunch, Alice – o chi per lei – ha pubblicato una manciata di articoli e analisi sulla politica estera, perlopiù scopiazzate da altri. Ma chi è veramente Alice Donovan? Secondo il Washington Post, l’esordiente giornalista è in realtà un troll russo che agiva su ordine diretto del Cremlino, un “soldato anonimo che fa parte di un esercito di troll che cerca di indebolire le istituzioni democratiche americane”. È davvero così? Come rileva il Washington Post, l’Fbi sta da tempo monitorando le attività della misteriosa Alice e ha aperto un fascicolo.

Il curioso caso di Alice Donovan

Innanzitutto, va detto che se l’obiettivo dell’ipotetico troll russo sotto copertura era quello di “influenzare” l’opinione pubblica Usa, questo ha clamorosamente fallito. Il profilo di Alice Donovan ha infatti pochissimi seguaci i suoi articoli sono stati diffusi e pubblicati su testate perlopiù marginali e di nicchia: chi frequenta quei siti – come lo stesso Counterpunch, GlobalResearch o The Duran – critici con la politica estera americana e con i mass media liberal statunitensi, non ha certo bisogno di essere “indirizzato”: le analisi pubblicate da Donovan su Siria, Medio Oriente e Russia, erano perfettamente coerenti con le linee editoriali di quelle testate, che possono vantare una modesta schiera di lettori ma non una divulgazione nemmeno lontanamente paragonabile a quella dei grandi media. Chi bazzica per quei siti, sa benissimo cosa trova. L’unico problema è che si trattava di analisi copiate da altri e non di contenuti originali. 

La vicenda spiegata dai diretti interessati

Jeffrey St. Clair, editore di Counterpunch, è intervenuto il giorno di Natale sul suo sito con un lungo editoriale per replicare all’articolo del Washington Post  e all’Fbi. “Non abbiamo mai commissionato un articolo ad Alice Donovan, sono arrivati tutti per e-mail – spiega St. Clair -. In un periodo di 18 mesi abbiamo pubblicato appena cinque articoli. Uno di questi era apolitico. Quattro potrebbero essere considerati critici verso la politica estera degli Stati Uniti durante l’amministrazione Trump. In nessuno di questi vengono menzionati Hillary Clinton, Vladimir Putin, le elezioni del 2016, Wikileaks o Julian Assange. Basandomi esclusivamente su ciò che avevamo visto, c’era qualche valida ragione per sospettare che Alice fosse qualcosa di diverso da ciò che pareva essere, ossia una collaboratrice occasionale di articoli di attualità? No”.

Un troll russo o una semplice bugiarda?

Naturalmente, gli editori di Counterpunch volevamo vederci chiaro. Hanno provato a contattarla in tutti i modi, per cercare di capire chi fosse veramente Alice Donovan. Ma la risposta non è mai arrivata. “Dopo settimane di ricerche, abbiamo appreso molte cose, senza tuttavia conoscere nulla sul suo conto. Esiste davvero? Bé, qualcuno le e-mail le scriveva e si trattava di una persona, non di un bot – che avrebbe sicuramente usato una grammatica migliore”.

Alice Donovan è davvero Alice Donovan? Come afferma St. Clair, questo non è stato possibile accertarlo. “L’unica cosa che sappiamo per certo è che ha rubato incautamente gli scritti ad altri giornalisti spacciandoli per suoi. Almeno in questo senso, si tratta di una frode. Questi scivoloni, tuttavia, sarebbero terribili per un troll”. Ad oggi l’unica certezza è che si tratta di un personaggio marginale, che ha copiato una serie di articoli letti da poche migliaia di persone. Abbastanza da minare “la credibilità delle istituzioni Usa”? Non sembra. Nemmeno se si trattasse di un esercito.