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Operai nordcoreani per ricostruire i territori del Donbass conquistati dall’esercito russo. È su questa base che potrebbe ulteriormente consolidarsi l’asse politico, economico e diplomatico tra Russia e Corea del Nord (RPDC). La proposta è stata avanzata niente meno che da Alexander Matsegora, ambasciatore russo a Pyongyang, nel corso di un’intervista rilasciata al quotidiano russo Izvestia.

In teoria, almeno sulla carta, un rapporto del genere potrebbe convenire ad entrambi i Paesi, con i russi che troverebbero un modo efficace per rimettere a lucido le auto-proclamate repubbliche di Lugansk e Donetsk, e con Kim Jong Un ben felice di inviare la propria manodopera sfidando le sanzioni internazionali e ricavando denaro prezioso per continuare a sviluppare il suo programma nucleare.

Matsegora, citato dal sito Nk News, ha parlato di “molte opportunità” di cooperazione tra il Donbass e la Corea del Nord. E, sarà un caso, ma pochi giorni fa Pyongyang ha ufficialmente riconosciuto le repubbliche di Donetsk e Lugansk, scatenando la piccata reazione ucraina che ha interrotto ogni relazione diplomatica con Pyongyang. “I costruttori coreani sono altamente qualificati e laboriosi. Sono in grado di lavorare nelle condizioni più difficili, potrebbero aiutarci a ripristinare le nostre strutture sociali, industriali e le infrastrutture”, ha in ogni caso affermato il diplomatico russo.

Ricordiamo che la Corea del Nord aveva richiamato in patria i lavoratori all’estero alla fine del 2019. C’è tuttavia chi ritiene che molti di loro continuino in realtà a lavorare in Cina, Russia, Laos e Vietnam, in violazione delle sanzioni Onu.

Al di là del fatto che i nordcoreani siano, a detta dell’ambasciatore Matsagora, in grado di contribuire a ricostruire il Donbass, è importante sottolineare un altro aspetto. Molte aziende e centrali elettriche nordcoreane costruite dall’Unione Sovietica potrebbero beneficiare di attrezzature realizzate negli impianti di Slovyansk e Kramatorsk, e dunque anche Pyongyang una possibile cooperazione avrebbe non pochi vantaggi.

“I nostri partner coreani sono interessati ad acquistare pezzi di ricambio e unità costruite in Donbass e nel ricostruire le loro strutture produttive”, ha aggiunto l’ambasciatore russo a Pyongyang, che prevede anche scambi commerciali tra le due auto-proclamate repubbliche e la Corea del Nord – per quanto difficili a causa delle sanzioni internazionali – comprendenti anche il grano.

“Questo segnerebbe il primo grande passo verso il declino della Russia da grande potenza a stato canaglia“, ha affermato Go Myong-hyun, ricercatore presso l’Asan Institute for Policy Studies, interpellato da Nk News. “Una volta che la Russia violerà le stesse sanzioni che ha autorizzato, il Consiglio di sicurezza sarebbe gravemente minato”, ha aggiunto. Ruediger Frank, professore all’Università di Vienna, ha invece dichiarato che l’osservazione dell’ambasciatore potrebbe essere interpretata come un “quid pro quo” tra gli alleati.

In un tale accordo, “la Russia non sosterrebbe le sanzioni guidate dagli Stati Uniti contro la RPDC, ad esempio ponendo il veto all’UNSC. Pyongyang in cambio fornirebbe sostegno politico riconoscendo Donetsk e Lugansk (come ha effettivamente fatto ndr)”, ha detto Frank. “I dettagli specifici differiscono, ovviamente, ma in linea di principio questo è uno schema che abbiamo visto durante la prima Guerra Fredda e che ora vedremo di nuovo regolarmente durante la Guerra Fredda 2.0”, ha concluso. Alcuni esperti russi, tuttavia, hanno fatto notare che i commenti di Matsegora non erano una raccomandazione politica, ma piuttosto un’analisi di ciò che la RPDC potrebbe fare da qui ai prossimi mesi.

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