I vertici dei servizi segreti italiani ribadiscono, ancora una volta, l’estraneità dell’Italia sul caso Mifsud, il docente maltese della Link al centro del Russiagate e dell’indagine penale condotta dal procuratore del Connecticut John Durham. Martedì è stato il turno del numero uno dell’Aise (Agenzia Informazioni e Sicurezza Esterna) Luciano Carta, ascoltato per tre ore al Copasir, il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica presieduto da Raffaele Volpi. L’obiettivo è fare luce sulla natura degli incontri a Roma fra i vertici della nostra intelligence con l’attorney general William Barr e il procuratore Durham del 15 agosto e del 27 settembre scorso (incontro che Inside Over aveva annunciato in esclusiva).

L’audizione di Luciano Carta al Copasir segue quelle con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte (23 ottobre), il direttore del Dis, Gennaro Vecchione (il 29), e quello dell’Aisi, Mario Parente (6 novembre). Carta avrebbe ribadito l’estraneità dei nostri servizi nel caso Mifsud, contrariamente a quanto sostenuto nelle scorse settimane dal ministro della giustizia Usa, Barr, quando confermò che “il procuratore John Durham ritiene che in Italia ci siano informazioni utili sul caso”. Secondo Fox News, infatti, l’indagine di Durham “si è estesa” nelle scorse settimane sulla base “di nuove prove raccolte durante un recente viaggio a Roma con il procuratore generale William Barr”.

I servizi italiani smentiscono il coinvolgimento dell’Italia

Secondo quanto riferito da La Verità, durante l’audizione si è parlato di tutti i temi che avvolgono le dichiarazioni del premier, da Retelit passando per il ruolo del misterioso Mifsud alle accuse mosse dagli americani, convinti che il docente sia un “agente sabotatore”, noto all’intelligence occidentale, che ha agito per sabotare la Campagna di Donald Trump. Chissà se la nostra intelligence sta esaminando – o l’ha già fatto – il nastro misterioso dell’uomo che dichiara di essere Mifsud e che, a detta del perito che abbiamo contattato, risulta essere un falso clamoroso.

Tornando al Copasir, lo scorso 6 novembre era stato il turno di Mario Parente, direttore dell’Aisi, l’Agenzia informazioni e sicurezza interna. Oltre che di temi generali, attinenti la sicurezza nazionale, Parente avrebbe parlato anche della missione italiana del ministro della Giustizia Usa, Barr: al secondo incontro, quello del 27 settembre, con Barr e Vecchione, parteciparono anche Parente, il direttore dell’Aise Luciano Carta e il procuratore statunitense Duhram. Come noto, dopo la sua audizione, era stato lo stesso Conte a sostenere l’estraneità dei nostri Servizi al caso: da parte italiana non sarebbero state fornite prove o informazioni utilizzabili nella controinchiesta americana sul Russiagate ma si sarebbe solo parlato dell’operato di agenti statunitensi di stanza a Roma. È davvero così o ci sono delle cose che, al momento, non si possono dire? Negli Usa hanno un’idea un po’ diversa rispetto alla narrativa ufficiale del nostro governo.

George Papadopoulos: “Cospirazione che avrà ripercussioni a livello globale”

Nel frattempo, negli Usa cresce l’attesa per le conclusioni contenute nelle indagini di Durham. Su Twitter, l’ex consulente della Campagna di Trump, George Papadopoulos, annuncia: “L’inchiesta falsa è finita. Quella vera, che cambierà la storia del mondo, guidata da Durham, mentre parliamo, si sta espandendo in termini di portata e di risorse. È globale”. Tradotto: l’inchiesta di Durham, secondo Papadopoulos, avrà ripercussioni anche sui Paesi coinvolti nell’inchiesta Spygate: Italia, Regno Unito e Australia.

In un’intervista esclusiva a Inside Over, il giornalista investigativo Lee Smith ha sottolineato che “gli italiani sanno molto di Mifsud”. Era amico, sottolinea, “di personaggi politici italiani molto noti”, come Gianni Pitella o “Vincenzo Scotti, presidente della Link. Tra i suoi colleghi della Link c’erano altre importanti figure italiane, come Elisabetta Trenta, l’ex ministro della Difesa. Quindi, sospetto che gli italiani siano tanto ansiosi quanto l’amministrazione Trump di scoprire cosa sia successo esattamente”. Secondo il giornalista americano, “il governo italiano è stato molto collaborativo” e ha interagito “attraverso i canali appropriati”. Sui viaggi dell’Attorney general Barr a Roma e gli incontri con i nostri servizi, Smith osserva: “Il procuratore generale sembra intenzionato a scoprire cosa è successo. I suoi viaggi all’estero e le conversazioni con funzionari stranieri, compresi quelli italiani, dimostrano che le sue indagini sono molto serie e che è coinvolto personalmente. Il procuratore generale degli Stati Uniti non viaggia all’estero per motivi frivoli. Se è venuto in Italia, era perché stava cercando qualcosa di vitale per l’indagine”.

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