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Autorizzare per l’uso di emergenza il vaccino russo in un Paese che conta oltre 1.3 miliardi di abitanti, aumentare in maniera smisurata la sua capacità produttiva e, al tempo stesso, come diretta conseguenza, incrementarne anche la diffusione a livello mondiale. Se India e Russia dovessero trovare il giusto accordo sullo Spunitk V, quelli appena elencati sarebbero soltanto alcuni degli effetti provocati da un’ipotetica fumata bianca sui vaccini.

Il 19 febbraio Dr Reddy’s Laboratories, una delle più importanti aziende farmaceutiche indiane, ha contattato il regolatore dei farmaci nazionale, il Drugs Controller General of India (DCGI), per ottenere l’approvazione necessaria a commercializzare il vaccino russo in patria. La prima risposta non è stata delle migliori, visto che il comitato di esperti incaricato di esprimersi sulla vicenda ha respinto l’iniziale richiesta di Dr Reddy’s per mancanza di dati. Secondo quanto riportato dal sito indiano The Economic Times, il DCGI ha chiesto all’azienda di tornare non appena sarebbe stata in grado di avere tra le mani dati sull’immunogenicità dello Sputnik.

Fino a quel momento, l’azienda indiana aveva condotto, in India, solo studi clinici di fase 2/3 su circa 1.500 partecipanti. Dr Reddy’s si è quindi dedicato alla fase 3, terminandola lo scorso 15 marzo. I dati dovrebbero essere disponibili ad aprile. Una volta che le informazioni saranno pronte, dovranno essere sottoposte al governo per la definitiva approvazione. In caso di semaforo verde – a detta di alcune fonti le probabilità sarebbero buonissime – l’India potrebbe così autorizzare un terzo vaccino dopo il Covaxin e il Covishield (questo il nome indiano di AstraZeneca): lo Sputnik V.

Dr Reddy’s e Sputnik

Anche se Dr Reddy’s Lab è un nome pressoché sconosciuto ai non addetti ai lavori, si tratta di un autentico colosso. Stiamo parlando di una delle tante multinazionali indiane del farmaco che contribuisce a formare lo zoccolo duro del settore farmaceutico indiano. La sede centrale si trova a Hyderabad, nello Stato di Telangala, nell’India meridionale, ma la società può contare su un fitto reticolato di strutture, laboratori e centri vari che si estende un po’ in tutto il mondo. Il suo punto di forza è quello di avere a disposizione stabilimenti in grado di produrre ingredienti farmaceutici attivi, oltre ai prodotti “finiti” e pronti all’uso.

In ogni caso, l’azienda produce e commercializza una vastissima gamma di prodotti farmaceutici, tanto in India quanto all’estero. Dispone, inoltre, di quasi 200 farmaci e una sessantina di principi attivi farmaceutici, cioè gli “ingredienti” necessari per realizzare gli stessi farmaci. Realizza anche kit diagnostici, strumenti per la terapia intensiva e altri prodotti biotecnologici. In poche parole: Dr Reddy’s realizza tutto ciò che occorre per fronteggiare al meglio la pandemia di Covid-19.

La parte più interessante riguarda però il legame stretto lo scorso settembre tra Dr Reddy’s Lab e il Fondo russo per gli investimenti diretti (RDIF), la stessa entità incaricata di commercializzare lo Sputnik V. I due soggetti hanno condotto studi clinici sul vaccino russo con l’intenzione non solo di distribuirlo in India, ma anche di sostenerne lo sviluppo e produrlo in loco. Secondo quanto riferito dai media indiani, Dr Reddy’s Lab sta discutendo con RDIF in merito all’idea di espandere l’ambito di questa partnership anche nei Paesi stranieri in cui l’azienda indiana ha una forte presenza. Il Fondo russo ha tuttavia due partner in India. Il primo, come detto, è Dr Reddy’s; l’altro è Hetero, il quale, a novembre, aveva annunciato un patto di ferro per produrre sul territorio indiano qualcosa come 100 milioni di dosi di Sputnik all’anno.

L’asse con Mosca

La vicenda Sputnik ha senza ombra di dubbio contribuito ad avvicinare India e Russia. Accanto agli interessi sanitari di Nuova Delhi, ovvero avere un vaccino in più per sconfiggere il Covid, devono essere considerati anche gli aspetti geopolitici ed economici. Che convenienza trarrebbero i due Paesi da un ipotetico patto vaccinale? Molteplici.

Per quanto riguarda la Russia, Mosca potrebbe intanto aggiungere un nuovo, potente tassello alla lista dei Paesi “conquistati” dal suo vaccino. E l’India, un serbatoio di oltre 1 miliardi di abitanti, sarebbe un colpaccio quantitativo non da poco. Dopo di che, i russi sfrutterebbero le enormi capacità produttive indiane per produrre quante più dosi di Sputnik possibili. Anche perché Russia e Cina non possono contare sulla stessa potenza di fuoco dell’India e sulle sue medesime strutture produttive (e questo ha fin qui limitato, in parte, le loro diplomazie del vaccino).

Per quanto riguarda l’Elefante indiano, l’assist di Mosca consentirebbe al gigante asiatico di ottenere due vantaggi non da poco. Il primo: diventare l’hub fondamentale per la spedizione dello Sputnik a tutti i Paesi che hanno approvato il vaccino russo. Il secondo: orchestrare una diplomazia del vaccino in chiave anti cinese ancora più agguerrita.

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