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La grande partecipazione di martedì scorso a Udine al corteo contro Italia-Israele ha segnato l’apice delle proteste nello sport contro Tel Aviv, a causa delle violenze in corso da due anni a Gaza. Tuttavia, l’obiettivo dell’esclusione di Israele dalle competizioni internazionali non è stato ancora raggiunto. Anche per questo, le proteste sono destinate a non finire a breve, considerando che il piano di pace proposto da Trump è già stato ripetutamente violato, e la risoluzione del conflitto non appare certo vicina.

Dopo la sconfitta del 14 ottobre contro l’Italia, Israele è stato eliminato dalla possibilità di qualificarsi ai Mondiali di calcio della prossima estate. A metà novembre giocherà ancora contro la Lituania, in amichevole, e la Moldavia, in un incontro ufficiale, ma di fatto fino a settembre 2026 non competerà in nessun torneo di primo piano. Nonostante questo, la presenza israeliana nello sport internazionale non si affievolirà di certo.

Il 6 novembre, il Maccabi Tel Aviv affronterà l’Aston Villa a Birmingham in Europa League, e la polizia della città britannica ha deciso di vietare la trasferta ai tifosi israeliani, memore dei disordini di un anno fa ad Amsterdam. Il prossimo gennaio, il Maccabi sfiderà il Bologna in campo neutro (in Serbia) nella stessa competizione, e il gruppo che coordina la tifoseria emiliana ha già comunicato che diserterà la partita per protesta. Israele è stato escluso dai Mondiali di ginnastica che si stanno svolgendo in questi giorni in Indonesia, ma nel frattempo a febbraio 2026 i suoi atleti e le sue atlete gareggeranno ai Giochi invernali di Milano-Cortina.

Ma la protesta non è ancora finita

Che la protesta nello sport contro Israele non sia ancora finita, lo conferma anche il collettivo Calcio e Rivoluzione, tra gli organizzatori della manifestazione di Udine del 14 ottobre: “Magari potrà ridursi in intensità, però non crediamo ci sarà meno interesse sulla questione” spiegano a Insideover. Non si tratta solo di un boicottaggio in senso stretto, ma vuole “che le istituzioni sportive italiane e internazionali prendano una posizione chiara e netta, escludendo la rappresentanza sportiva israeliana da ogni competizione fin quando non cesseranno le occupazioni illegali e illegittime delle terre palestinesi”.

Il corteo di Udine non è stato un evento isolato, ma fa parte di tutte le proteste viste nelle piazze italiane nelle settimane precedenti. È “una riarticolazione” di altre richieste portate avanti dalla società civile in supporto alla Palestina: “Nelle piazze nazionali in cui si pretende la sospensione dei rapporti e delle forniture di armi, nelle università in cui si chiede la sospensione dei rapporti con gli istituti di ricerca sionisti”.

Si tratta dunque di un percorso iniziato ben prima del 14 ottobre, la cui manifestazione ha iniziato a essere messa in piedi fin dal giugno precedente. Inoltre, Calcio e Rivoluzione aveva già lavorato, a partire da febbraio 2025, per portare in Italia la campagna ‘Show Israel the Red Card’, lanciata in origine dalla tifoseria del Celtic di Glasgow. Quel progetto ha permesso al collettivo di creare una rete di gruppi di tifosi e di club sportivi popolari interessati a prendere posizione contro la presenza di Israele nelle competizioni internazionali. Questa rete è stata poi fondamentale per realizzare quanto si è visto a Udine, con presidi e manifestazioni contemporanee anche in altre 25 città italiane.

Appuntamento ai Giochi olimpici

C’è quindi un “blocco sociale che si sta mobilitando da tempo a favore della Palestina e che, nel caso di Udine, ha visto un eccezionale apporto del mondo del calcio popolare sia in termini organizzativi che numerici”. Al momento, spiegano gli attivisti, non si è ragionato sui prossimi passi da fare per continuare la campagna, ma “di sicuro il percorso per l’esclusione di Israele dalle competizioni sportive continuerà, perché va di pari passo con la lotta per uno sport popolare che sia vettore di valori quale la giustizia e la libertà”.

“Sicuramente i giochi olimpici di Milano-Cortina saranno una tappa altrettanto importante, ma non staremo solo ad aspettare i grandi eventi sportivi” dice Calcio e Rivoluzione. Il collettivo sottolinea anche che l’impegno e i risultati del boicottaggio sportivo “non debbano in alcun modo essere analizzati separatamente dagli altri risultati raggiunti in ambito accademico, culturale e più strettamente politico”.

Ed è una battaglia che, ovviamente, non riguarda solamente lo sport e la società italiane. Le proteste di agosto e settembre alla Vuelta in Spagna sono state decisive per convincere il team Israel-Premier Tech a rinunciare alle successive gare ciclistiche in Italia, e poi a cambiare nome e sponsor, per limitare le critiche. La mobilitazione dunque proseguirà, e i prossimi mesi saranno decisivi per capire quali saranno i prossimi passi pure da parte dei tifosi e dello sport popolare, in Italia e all’estero.

“Lo dobbiamo alle migliaia di vittime delle bombe israeliane fornite dall’Occidente. Lo dobbiamo agli oltre 800 sportivi uccisi da Israele, alle migliaia di bambini e bambine rimaste gravemente ferite e amputate, a cui è stato sottratto anche il diritto a sognare”, concludono gli attivisti di Calcio e Rivoluzione.

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