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Dopo le ultime rilevazioni dell’agenzia YouGov, il vantaggio elettorale di Boris Johnson si sarebbe ridotto nei confronti dei laburisti di Jeremy Corbyn, diminuendo la forbice di distacco tra i due partiti. Sebbene rispetto alle ultime rilevazioni la differenza sia solamente di due punti percentuali in meno, tanto basterebbe per non concedere al partito di Johnson la maggioranza assoluta nel Parlamento, anche a causa dell’incertezza sulla Brexit delle regioni della Scozia e dell’Irlanda del Nord. A differenza del sistema elettorale italiano, quello britannico ha molte stratificazioni che lo rendono sensibile a drastici cambiamenti anche in presenza di piccoli movimenti percentuali nelle preferenze, che danno accesso a premi maggioritari.

Il rischio dell’Hung Parliament

Il rischio per il Regno Unito di trovarsi in una situazione di cosiddetto Hung Parliament (parlamento sospeso) in queste ore sta bussando sempre più intensamente alle porte di Westminster. Nelle ultime proiezioni dettate dall’exit poll dell’agenzia YouGov il partito conservatore otterrebbe 339 seggi contro i 241 del partito di Corbyn. La restante parte del parlamento sarebbe occupata dai 41 seggi del partito nazionale scozzese (Snp) ed i 15 del partito liberal-democratico. In questa condizione, la stabilità del governo sarebbe ancora garantita, sebbene la riduzione della forbice di distacco degli ultimi giorni lasci intendere una virata dell’elettorato inglese verso il partito laburista che potrebbe ulteriormente aumentare. Proprio questo rischio è alla base della possibilità per il Regno Unito di trovarsi in una situazione di stallo parlamentare, che aggraverebbe le già difficili questioni relative alla Brexit.

L’impossibilità delle larghe intese

A causa della polarizzazione sui programmi elettorali circa la Brexit, ipotizzare una possibilità di governo dalle larghe intese è materialmente impossibile. Sulle questioni ordinarie interne i punti di contatto sono parecchi. Ma sulla questione Brexit è chiaro invece che non ci possa essere alcuna collaborazione, con i leader di partito fermamente convinti delle proprie tesi.

Una condizione di Hung Parliament porterebbe ad un ulteriore stallo con l’Unione europea, soprattutto sulle tematiche del backstop irlandese e sulle questioni legali legate all’immigrazione europea in Gran Bretagna. Per quanto inoltre potranno essere brevi i tempi per il ritorno alle urne per smobilitare la situazione, non ci sarà possibilità di compiere le votazioni in tempo utile con quanto stabilità con i leader europei. La pazienza di Bruxelles è già arrivata al limite, soprattutto dopo le nette chiusure di Emmanuel Macron e di Angela Merkel.

Se prevarranno i timori relativi ad un mancato accordo, queste ultime ore saranno decisive per spostare il voto degli indecisi facilmente verso il partito di Johnson. Se prevalesse invece il sentimento di tradimento politico verso la propria scelta nel referendum per l’uscita dall’Unione europea, i voti si disperderanno nel partito laburista e nell’astensione più totale, quasi a titolo di vendetta nei confronti del ceto politico britannico. Gettando Westminster in una nuova crisi alla quale questa volta non si potrà trovare scusante alcuna.