Da un po’ di tempo a questa parte, le interferenze russe sono entrate nella narrativa di ogni elezione che si rispetti. Precisamente dal 2016, anno del referendum sulla Brexit e dalle elezioni presidenziali americane, quando l’establishment dem incarnato da Hillary Clinton ha gridato al complotto ordito dall’avversario Donald Trump in combutta con il Cremlino.

Le indagini del Procuratore speciale Robert Mueller hanno successivamente stabilito che non ci fu alcuna “collusione” fra la campagna di The Donald e Mosca ma lo spettro delle ingerenze russe continua a seminare il panico nelle élite progressiste di tutto l’Occidente. Tanto che pare sia diventato un buon alibi per giustificare la sconfitta. Lo stesso presidente del Consiglio Giuseppe Conte avrebbe dedicato durante la recente audizione al Copasir “un articolato passaggio delle oltre duecento pagine della sua relazione semestrale sulle attività della nostra intelligence alle operazioni di manipolazione del consenso e di raccolta di informazioni condotte da Mosca” in grado di condizionare gli equilibri politici del Parlamento europeo e la discussione politica italiana.

L’attenzione ora si focalizza sulle elezioni in programma il 12 dicembre nel Regno Unito e su Dominic Cummings, ex consigliere speciale di Michael Gove, e già capo della campagna del fronte (vittorioso) del Leave nel 2016 e sui suoi possibili contatti con il Cremlino. Ora Cummings è consulente speciale del governo conservatore britannico, insieme all’ex consigliere Edward Lister, ed è la vera mente dietro le decisioni del premier tory Boris Johnson. Il legame fra i due è forte: se Johnson era il volto della campagna ufficiale per la Brexit, Cummings era il cervello.

Un “whisteblower” accusa Cummings

Come riporta La Stampa, una talpa (whisteblower) avrebbe contattato esponenti di spicco del Labour per sollevare “preoccupazioni” riguardo possibili contatti instaurati da Cummings con esponenti della “politica, intelligence e sicurezza” negli Anni ’90 in Russia. Il ministro ombra per gli Esteri del Labour, Emily Thornberry, ha scritto al ministro degli Esteri Dominic Raab per riportare quanto detto dall’informatore, sottolineando di non conoscere l’accuratezza o meno delle illazioni. Nessuna prova, dunque: l’unica colpa di Cummings è quella di aver trascorso tre anni in Russia, tra il 1994 e il 1997, in seguito alla laurea in storia antica e moderna conseguita ad Oxford.

La Russia, dopo la caduta dell’Unione Sovietica, affronta in quegli anni uno dei periodi più difficili e bui della sua storia e Vladimir Putin è ancora uno semi-sconosciuto. Eppure quel lasso di tempo trascorso nella Federazione Russa diventa un buon motivo per ipotizzare che lo stratega di Boris Johnson sia in qualche modo colluso con il Cremlino e possa così influenzare le imminenti elezioni nel Regno Unito. Assurdo, no? Eppure la stampa britannica sta prendendo molto seriamente la faccenda.

“Nessuna interferenza russa nella Brexit”

Lo spauracchio delle ingerenze russe torna dunque in auge nel regno Unito. Ma cosa accadde, esattamente, nel 2016? Parliamo di fatti e non di allarmismi ingiustificati. Come raccontavamo nel gennaio 2018, infatti, e come reso noto da Twitter, soltanto l’1% dei 13.000 account “bot” riscontrati durante il voto sulla Brexit sarebbero riconducibili alla Russia. Rispondendo alle domande del deputato Damian Collins, la piattaforma sociale aveva sottolineato che le prove contro la Federazione Russa non esistevano.

“Nel riesaminare gli account identificati dalla City University, abbiamo scoperto che l’1% di questi erano registrati in Russia”” ha dichiarato Nick Pickles, responsabile della politica pubblicitaria di Twitter. “Mentre molti degli account identificati dalla City University violavano le regole di Twitter sullo spam, al momento non disponiamo di prove sufficienti per ciò che riguarda il ruolo della Russia o della Internet Research Agency”, la celebre “fabbrica di troll” con sede a San Pietroburgo. Nemmeno Facebook trovò grandi prove a supporto dell’ipotesi dell’ingerenza russa. Il social network, che conta più di 30 milioni di utenti nel Regno Unito, aveva rilevato solo 97 centesimi (70 pence) spesi in pubblicità da “agenti russi” durante il referendum.

Chi è Dominic Cummings

Il 48enne è ampiamente considerato un genio politico. Il suo nome è sui giornali ogni giorno. Alcuni credono che sia stato il personaggio più importante dietro la decisione del Paese di lasciare l’Unione Europea. Dominic Cummings ha frequentato la Durham School e l’Exeter College di Oxford, laureandosi nel 1994 in storia antica e moderna. Nel 2011, ha sposato Mary Wakefield, vicedirettore di The Spectator. Nato a Durham, è figlio di un project manager di una piattaforma petrolifera e di una insegnante. Per molti versi associato all’ex consigliere di Donald Trump Steve Bannon, Cummings, nonostante abbia trascorso tutta la sua carriera lavorando per politici conservatori e per un think tank vicino ai tories, sostiene di non essere mai stato membro di alcun partito politico e detesta gran parte del partito conservatore per cui attualmente lavora nel Regno Unito. È altresì convinto che la classe dominante abbia disprezzato, per anni, le masse, tant’è che anche gli amici sostengono che Cummings detesti profondamente le élite politiche e un po’ apprezzi il fatto di essere visto come il genio strategico che tutti vorrebbero essere. Ora quelle stesse élite sono convinte che Dominic Cummings sia un agente russo infiltrato, colpevole di aver trascorso tre anni a Mosca negli anni ’90.

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