Sorrisi di circostanza ma pochissimi passi in avanti. Quella di ieri è stata una giornata di negoziati complessa, difficile, con molti nodi da scogliere e che ha visto l’Italia, insieme alla Spagna, contrapposte ai Paesi cosiddetti “frugali” – Danimarca, Svezia, Paesi Bassi e Austria – guidati proprio da l’Aja. Nel mezzo la Francia ma soprattutto la Germania di Angela Merkel a cercare di fare quello che sa fare meglio: mediare e prendere tempo. Sul tavolo del vertice europeo, terminato ieri sera alle 23.30, c’è Next Generation EU, il Recovery fund proposto dalla Commissione composto da 750 miliardi di euro, con una proporzione tra trasferimenti a fondo perduto (500 miliardi) e prestiti (250 miliardi). Fin dall’inizio è trapelata la grande incertezza legata alle possibilità di raggiungere un accordo in tempi brevi, e così è stato. Scettico sin da subito il premier olandese Rutte: “Vedo poco meno del 50% di possibilità di raggiungere un accordo sul pacchetto di ripresa entro domenica. E’ ancora possibile raggiungere un compromesso, ma ci aspetta un duro lavoro. Gli aiuti, però, solo se vediamo le riforme” ha dichiarato Mark Rutte.
Come riportato dall’agenzia Adnkronos, i capi di Stato e di governo dell’Ue si sono ritrovati a cena nel Consiglio Europeo, dopo una pausa di oltre tre ore dedicata ad incontri più ristretti, per elaborare una seconda proposta di compromesso sulla quale i diplomatici. Il presidente del Consiglio Europeo Charles Michel ha visto prima la cancelliera Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron, per poi incontrare in bilaterale prima il premier olandese Mark Rutte e poi quello ungherese Viktor Orban, i due ossi più duri nel negoziato sull’Mff 2021-27, il Quadro Finanziario Pluriennale dell’Ue, e sul Recovery Plan.
Il “risiko” delle alleanze. Merkel e Francia mediano
A mediare fra le posizioni inconciliabili di Italia e Olanda ci sono Germania e Francia. Come riportato da Lorenzo Vita su IlGiornale.it, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte ha deciso, in questa fase di negoziati, di provare ad accelerare contro il blocco dei falchi cercando di isolare L’Aja attraverso la riapertura dei canali Angela Merkel, Emmanuel Macron e con il gruppo di Visegrad. Ma Rutte è un osso durissimo e non molla. La proposta di mediazione, durante la serata di ieri, è arrivata dal presidente del Consiglio Ue, Charles Michel, che ha presentato ai leader europei una nuova proposta per istituire il Recovery Fund, nel tentativo di avvicinare le parti e giungere ad un compromesso.
“Anche se l’incontro odierno sarà complicato, sono convinto che con coraggio politico sia possibile raggiungere un accordo. Non si tratta solo di soldi ma di persone, del futuro dell’Europa, della nostra unità”, ha sottolineato di Charles Michel, presidente del Consiglio europeo. Sul tavolo anche la proposta italiana. Tuttavia, l’opposizione di Rutte sembra aver archiviato anche il lavoro del Presidente del consiglio europeo.
Ma Olanda e Austria frenano
L’Olanda pare non avere alcuna intenzione di cedere e tiene il punto sulla governance dei piani nazionali di ripresa e di resilienza, necessari per accedere alla Recovery and Resilience Facility, cuore di Next Generation Eu, il piano per la ripresa dalla crisi provocata dalla pandemia di Covid-19. Malgrado il presidente del Consiglio Giuseppe Conte abbia fatto notare, che la posizione olandese non è linea con le norme comunitarie, L’Aja non ha cambiato posizione. Anzi. Quella in cui ci troviamo, spiegano fonti diplomatiche Ue all’Adnkronos, è una “situazione eccezionale”, che richiede “un’eccezionale solidarietà” e anche “soluzioni eccezionali”. Pertanto, continuano, “serve una procedura di governance appropriata”, in cui ogni Stato membro abbia un diritto di parola “decisivo”, per sollevare “obiezioni sulla valutazione delle riforme fatta dalla Commissione Europea”.
Tra le altre cose, Rutte ha sottolineato che si dovrebbe uscire dalla riunione con un impegno sulle riforme “per quei Paesi che sono rimasti indietro”. L’Italia non viene citata esplicitamente, ma il messaggio è abbastanza chiaro: Conte deve rimettere in carreggiata i conti italiani, magari abolendo Quota 100. In tarda serata, il premier austriaco Sebastian Kurz ha ribadito su Twitter Twitter il suo rifiuto della proposta di un recovery fund che preveda sussidi agli stati per 500 miliardi “La nostra richiesta principale è che non ci possa essere una condivisione del debito a lungo termine. Certamente vogliamo mostrare solidarietà, ma abbiamo anche in mente gli interessi dei contribuenti austriaci. La nostra posizione è che rifiutiamo molto chiaramente l’attuale proposta per il recovery fund che prevede 500 miliardi in sussidi”. Ancora molti, dunque, i tasselli da mettere a posto. La distanza fra europea del sud e Paesi frugali sembra essere ancora una volta abissale.



