Skip to content
Politica

Lo scivolone di Ivanka in India sulla condizione delle donne

Ivanka Trump è in India per il Global Entrepreneurship Summit, a capo di una delegazione di imprenditori americani. Il suo compito non sarà per niente semplice, dovendo non solo gestire un impegno sostanzialmente politico come First Daughter del presidente Usa...

Ivanka Trump è in India per il Global Entrepreneurship Summit, a capo di una delegazione di imprenditori americani. Il suo compito non sarà per niente semplice, dovendo non solo gestire un impegno sostanzialmente politico come First Daughter del presidente Usa in un Paese fondamentale per la politica americana in Asia, ma perché Ivanka sarà lì per promuovere l’imprenditorialità femminile e il maggiore potere economico delle donne. Sotto il primo punto di vista, non va dimenticato che non è la prima volta che Donald Trump usa la figlia in giro per il mondo come sua rappresentante. E questo fatto ha portato anche questa volta allo scontro fra Ivanka e Rex Tillerson, che, in qualità di segretario di Stato, ritiene questo ruolo della figlia del presidente alquanto sui generis e estraneo al mondo della diplomazia. Tanto è vero che la Segreteria di Stato ha confermato che non invierà alcun proprio funzionario al seguito della giovane Trump, quasi a volersi distaccare dal viaggio. Sotto il secondo profilo, è chiaro che Ivanka dovrà parlare di un tema molto delicato in India, quale appunto il ruolo della donna, in un Paese che vive quotidianamente la tragedia della violenza sulle donne. E non parliamo delle molestie di hollywoodiana memoria (da condannare in ogni caso), ma di stupri di gruppo, torture, rapimenti e uccisioni di donne di qualunque età. Parlare di imprenditorialità femminile in India e del loro potere economico sembra dunque essere una bella prova per la First Daughter.

Ma ad incombere sul viaggio di Ivanka non c’è solo la politica, ma anche la propria condizione personale. Perché l’Ivanka Trump imprenditrice ha anche in India le sue fabbriche. E la società della figlia del presidente, alla domanda sulle condizioni di lavoro dei suoi dipendenti indiani che cuciono i vestiti che rivende nel mondo, non ha voluto rispondere. La portavoce della Casa Bianca, Sarah Huckabee Sanders, ha parlato in toni quasi agiografici dell’umanità della signora Trump-Kushner dicendo che è una “paladina dell’emancipazione delle donne”, parlando anche del suo progetto con la Banca Mondiale per il sostegno alle imprenditrici dei Paesi in via di sviluppo, eppure, quando si è trattato di parlare delle donne che lavorano per lei in Asia, nessuna risposta. Il suo marchio di moda ha rifiutato di indicare le fabbriche in cui si producono i capi e non ha dato alcuna risposta in tema di trattamento economico e umano dei dipendenti. Ed ovviamente, in molti sospettano che questa mancata risposta celi un’ipocrisia di fondo della First Daughter, che tra i  pranzi di gala con Narendra Modi, hotel di lusso e incontri in cui parla di temi quasi-femministi, probabilmente si dimenticherà di quelle centinaia di migliaia di donne indiane che lavorano a meno di 100 dollari al mese, senza alcun rispetto né della loro dignità di lavoratrici né della loro dignità di donna. Il Washington Post, testata che non vede l’ora di colpire il circolo di Donald Trump appena scova una possibilità, fece un’approfondita indagine pochi mesi fa sulle fabbriche dove si producono i capi di abbigliamento del marchio di Ivanka. Da quello che si evince dall’indagine, non solo la produzione si basa quasi esclusivamente su lavoratori stranieri (contro l’ideale di America First del padre) e la sua linea di abbigliamento produce in Bangladesh, Cina, India e Vietnam; ma la sua azienda è anche molto indietro riguardo alla supervisione del trattamento dei lavoratori nella catena di produzione. Il titolo del convegno sarà “Be the Change: Women’s Entrepreneurial Leadership”, ma forse il “change”, il cambiamento, dovrebbe partire prima di tutti dalla propria coscienza. Sperando che Ivanka possa contraddirci tutti e lanciare un vero segnale di cambiamento partendo dalle proprie fabbriche.





Abbonati e diventa uno di noi

Se l'articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l'avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Lascia un commento

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto

Perché abbonarsi

Sostieni il giornalismo indipendente

Questo giornale rimarrò libero e accessibile a tutti. Abbonandoti lo sostieni.