Dicevano – e scrivevano – che Vladimir Putin fosse a un passo dall’epilogo. Troppe le incongruenze presenti nella sua Russia: da un’economia ballerina, mai veramente in linea con l’immagine che lo Zar ha sempre dato del Paese, a un consenso del leader tra la gente che, a detta di vari analisti, era ormai in picchiata. La stampa occidentale si è appigliata a ogni pretesto per attaccare il presidente russo.
Poco importa se quei pretesti erano, il più delle volte, veri e propri castelli di sabbia. Ciò che contava era semplicemente sminuire il “demone” Putin, l'”uomo senza volto”, per riprendere il titolo dell’omonimo libro scritto dalla giornalista dissidente Masha Gessen. La pandemia di Covid ha fornito un nuovo strumento di narrazione per raccontare il presunto epilogo del presidente.
I discorsi (e i dubbi) che abbiamo letto sono più o meno i seguenti: l'”autocrate” Putin non è riuscito a gestire l’emergenza sanitaria, Mosca ha nascosto i dati sul virus, chissà cosa sta succedendo all’ombra della Piazza Rossa, il popolo ribolle contro lo Zar. In merito al Sars-CoV-2, poi, alcuni medici hanno attaccato il governo per non aver rifornito gli ospedali di adeguati dispositivi di sicurezza.
Il riscatto di Putin
Nell’estrema periferia russa, inoltre, un mese fa ci sono state proteste per l’arresto di Sergey Furgal, ex governatore della regione di Kahabarovsk, accusato di molteplici omicidi. Molti manifestanti sono scesi in piazza per lamentarsi del presunto modus operandi del governo. Come se non bastasse, Putin ha dovuto sopportare ingenti polemiche scoppiate dopo che il 78% degli elettori russi votanti hanno appoggiato le riforme costituzionali volute dallo Zar in persona. Queste prevedono, tra l’altro, l’eventualità che lo stesso Putin possa restare al potere fino al 2036.
I dissidenti, appoggiati da una buona fetta di commentatori stranieri, hanno parlato di brogli, di sete di potere e di metodi non democratici. Insomma, le stesse, identiche accuse che sono sempre state mosse contro il presidente. Ma l’immagine di Vladimir Putin era davvero così in declino? Ci sono numerosi dubbi in merito. In ogni caso, anche se di declino si dovesse parlare (sia chiaro: un declino fisiologico, dopo anni passati in cabina di regia e ben diverso da quello descritto su certi giornali), c’è un evento che ha contribuito a rilanciare l’immagine del presidentissimo.
Si tratta dell’annuncio riguardante il vaccino contro il coronavirus. Putin in persona ha infatti spiegato che l’istituto Gamaleya di Mosca ha bruciato tutti sul tempo, scoprendo un valido antidoto capace di sconfiggere il Covid. Dopo aver vaccinato medici e insegnanti, presumibilmente a settembre, a partire dal primo gennaio 2021 il vaccino russo sarà distribuito su larga scala anche per la popolazione civile.
Il “ritorno” di Mosca
Nell’immaginario dell’opinione pubblica mondiale, il declino affibbiato a Putin ha contribuito ad affossare anche il peso della Russia sullo scacchiere politico globale. In realtà Mosca non se n’è mai andata: ha semplicemente dovuto frenare le sue ambizioni per varie motivazioni. Due le più rilevanti: in parte per l’improvvisa ascesa della Cina e in parte per la citata pandemia di Covid.
Ma questo non significava che il Cremlino non contasse più niente, come qualcuno voleva farci credere. La risposta di Putin è arrivata in uno dei momenti più delicati della storia. Lo Zar, dipinto come un divoratore di libertà, ha annunciato la scoperta di un vaccino contro il virus del secolo.
Anziché gioire per la notizia, o tutt’al più esserne curiosi se proprio non si aveva intenzione di credere a Mosca, gli scienziati del mondo intero hanno intonato il solito coro: Putin è un bugiardo e la sua è soltanto propaganda. E ancora: è impossibile sviluppare un vaccino in così poco tempo, l’antidoto russo non ha superato gli studi, è pericoloso e via dicendo. Nel frattempo, infischiandosene dei suoi detrattori, lo Zar si è ripreso il centro della scena dando uno schiaffo morale a chi lo dava per finito.