La Francia ha intenzione di bandire il gruppo ultranazionalista turco dei Lupi Grigi dal territorio nazionale. Ad annunciare questo nuovo sviluppo, destinato a far crescere ulteriormente le tensioni con Ankara, è stato il Ministro dell’Interno Gerald Darmanin. La decisione è stata assunta in seguito ad un atto vandalico che ha colpito un memoriale del genocidio armeno situato nella città di Lione. Il memoriale è stato imbrattato da una serie di graffiti tra i quali ci sono la firma dei Lupi Grigi e le iniziali del Presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Il bando, che dovrà essere adottato nel corso di una riunione di gabinetto che si svolgerà mercoledì, renderà illegale (e passibile di multe o denunce) ogni attività svolta dal gruppo sul suolo francese. Secondo Darmanin, le cui parole sono riportate da Yahoo News, i Lupi Grigi “sono un gruppo particolarmente aggressivo che merita di essere sciolto”.

Chi sono i Lupi Grigi

I Lupi Grigi sono un’organizzazione turca di destra radicale ed islamista affiliata al Partito del Movimento Nazionalista, già alleato del Partito della Giustizia e dello Sviluppo guidato da Recep Tayyip Erdogan. I membri del gruppo negano che quest’ultimo abbia una connotazione politica e ritengono invece che abbia finalità culturali ed educative. I Lupi Grigi sono stati fondati dal Colonello Alparslan Türkeşalla fine degli Anni Sessanta e sono divenuti piuttosto noti negli anni Settanta, quando si sono contrapposti ai movimenti di sinistra e sono stati coinvolti nelle violenze politiche che affliggevano la Turchia. Alcuni esperti ritengono che siano stati  responsabili della maggior parte delle uccisioni e delle violenze commesse in quel periodo turbolento e per alcuni sono un vero e proprio gruppo terroristico. Tra i loro obiettivi primari ci sono le minoranze etniche non turche come quelle dei Greci e degli Armeni. Nel corso dei primi anni ’90 hanno allargato la propria sfera d’azione fino ad includere alcuni Stati dell’ex Unione sovietica popolati da turchi o musulmani. Diverse migliaia dei suoi membri si sono schierati con l’Azerbaigian nel corso della guerra del Nagorno Karabakh e con i Ceceni nell’ambito del conflitto con la Federazione russa. L’organizzazione è attiva nella Repubblica di Cipro Nord ed in numerosi Paesi europei popolati da consistenti minoranze turche, tra i quali ci sono Belgio, Olanda e Germania.

Una rottura irrimediabile

Le relazioni bilaterali tra Francia e Turchia sono ormai ai minimi termini. I due Paesi hanno interessi contrapposti in diversi ambiti geopolitici. Nel Nagorno Karabakh Ankara è legata all’Azerbaigian mentre Parigi è vicina all’Armenia e lo scoppio del conflitto tra la parti non ha fatto altro che acuire le tensioni. La Turchia, nel mese di giugno, aveva inoltre accusato la Francia di aver appoggiato le forze del generale Khalifa Haftar in Libia e di aver violato quanto deciso dall’Alleanza Atlantica e dalle Nazioni Unite. Parigi aveva reagito con una certa veemenza ed il Ministro della Difesa aveva parlato di “un problema turco” da affrontare in seno alla Nato. Si era inoltre registrata una forte tensione, nel Mar Mediterraneo, tra le forze navali dei due Stati. Le tensioni sono tornate a crescere nelle ultime settimane in seguito all’uccisione e decapitazione dell’insegnante francese Samuel Paty, avvenuta a Parigi ed alla vicenda delle vignette pubblicate sul settimanale Charlie Hebdo. Lo scontro tra Emmanuel Macron e Recep Tayyip Erdogan si è presto spostato sul piano personale, con accuse dirette, anche molto pesanti,  che non potranno non pesare sul futuro dei rapporti. Erdogan ha recentemente promosso il boicottaggio dei prodotti commerciali francesi ma probabilmente ha in serbo altre mosse.

Come uscirne

Non è un mistero, infatti, che la Turchia aspiri a trasformarsi in una grande potenza regionale in grado di esercitare un’influenza considerevole sul Medio Oriente e di contrapporsi tanto a Tel Aviv quanto all’Arabia Saudita. Per riuscirci Erdogan deve promuovere una strategia geopolitica originale, che non può non essere legata ad un allontanamento dall’Occidente. La Turchia potrebbe essere tentata, nel medio periodo, dall’abbandonare la Nato e dallo stipulare una serie di accordi di cooperazione militare con le nazioni vicine, tra le quali c’è anche l’Ucraina. Il rischio, però, è quello di irritare la Federazione Russa, da sempre attenta ad ogni sviluppo dell’area post-sovietica. Erdogan dovrà essere particolarmente abile nel riuscire a costruire un legame, seppur interessato, con Mosca sfruttando anche il peso specifico delle forze armate turche e la comune antipatia nei confronti di alcune Cancellerie Occidentali. Sullo sfondo, in futuro, potrebbe esserci spazio anche per la Repubblica popolare cinese. Pechino ha investito tre miliardi di dollari in Turchia tra il 2016 ed il 2019 ed è il secondo più grande importatore di prodotti turchi dopo la Russia. Il progetto della Nuova Via della Seta, rallentato a causa della pandemia, potrebbe rivelarsi una ghiotta occasione per rinsaldare i legami.