La geopolitica della corsa allo spazio
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Il Capo di Stato ucraino Volodymyr Zelensky è il volto simbolo della resistenza di Kiev all’invasione russa del suo Paese. Giorno dopo giorno Zelensky è riuscito a motivare i suoi connazionali tramite i videomessaggi in cui fa il punto della situazione sul campo di battaglia, parlando anche delle sconfitte e dei momenti di difficoltà. Il Presidente ucraino è riuscito anche ad intessere proficui legami con la comunità internazionale, mantenendo un dialogo costante con Washington, Bruxelles e le capitali degli Stati alleati volto ad assicurare sostegno militare e politico alla causa di Kiev. Mosca lo considera il nemico pubblico numero uno, l’esponente più importante di un’amministrazione nemica con cui, difficilmente, si potrà scendere a compromessi.

Il lato oscuro della presidenza Zelensky

Volodymyr Zelensky appare, al momento, insostituibile nel proiettare unità e senso di sicurezza alla popolazione ucraina. Alcune notizie, come ricordato da Repubblica, evidenziano che il Presidente, come è naturale, ha dei nemici interni. A testimoniarlo c’è il licenziamento degli ambasciatori ucraini in Georgia e Marocco, cacciati perché non facevano abbastanza, ci sono gli scontri con i servizi segreti, culminati nella rimozione, avvenuta alla fine di marzo, di Andriy Olehovych Naumov, capo del dipartimento sicurezza interna dell’intelligence e di Oleksandrovych Kryvoruchko, ai vertici dell’intelligence di Kherson.

I rapporti con l’ex Presidente Petro Poroshenko, sconfitto al ballottaggio nel 2019, sono molto tesi ed alcuni esponenti parlamentari a lui vicini hanno parlato di un Paese che sta “scivolando gradualmente verso una forma di governo dittatoriale“. Lyudmyla Denisova, responsabile del settore dei diritti umani in Ucraina e vicina a Poroshenko, è stata licenziata perché, secondo le accuse, non si sarebbe impegnata per ottenere i corridoi umanitari e per aver esagerato alcune vicende di abusi danneggiando la reputazione dell’Ucraina. La legge marziale in vigore consente a Zelensky di agire con una certa libertà. Ma fino a quando?

I ponti rotti con i filo-russi

Il 14 maggio Volodymyr Zelensky ha firmato un provvedimento che ha messo fuori legge undici partiti politici filo-russi tra cui la Piattaforma di Opposizione-Per la Vita che disponeva di 44 seggi su 450 in Parlamento ed era guidata da Viktor Medvedchuk, molto vicino a Vladimir Putin oltre al movimento Nashi, capeggiato da quello Yevhen Murayev che i servizi segreti britannici ritenevano potesse essere installato da Mosca alla guida dell’Ucraina in caso di occupazione totale del Paese. Lo scontro totale con la fazione filo-russa rischia di avere strascichi anche nell’Ucraina pacificata dopo la fine della guerra perché è improbabile che venga ripristinata una normale contrapposizione tra le parti. Il rischio è che la popolazione legata ai partiti pro-Mosca si alieni dalle dinamiche politiche per rifugiarsi nell’astensionismo o, peggio, in atti di contrapposizione violenta contro il governo.

La squadra di Zelensky

Il partito politico di Zelensky, Servo del Popolo, ha ottenuto la maggioranza dei seggi in Parlamento nel 2019 e questo gli ha consentito di formare, prima della guerra, un governo di fedelissimi. Zelensky ha così superato l’atavico problema degli esecutivi ucraini, divisi tra un presidente ed un governo appartenenti a schieramenti politici opposti. Igor Novikov, ex consigliere per la politica estera, ha dichiarato al New York Times che “In realtà (e non solo sulla carta) si tratta di un’unica grande squadra molto unita”.

Questo circolo è formato perlopiù da veterani dell’industria cinematografica e mediatica con le stesse esperienze di Zelensky, in passato noto attore comico. Gli esponenti di spicco sono il capo di gabinetto Andriy Yermak, considerato il secondo uomo più potente dell’Ucraina, l’ex giornalista Mykhailo Podolyak, incaricato di negoziare con i russi, Serhiy Shefir, consigliere nell’ambito della politica interna e Kirill Tymoshenko, incaricato di coordinare gli aiuti umanitari. Una tesi riportata da Yahoo notizie sosteneva che la vicepremier Iryna Vereshchuk, che in passato ha attaccato apertamente la Nato, potrebbe piacere molto a Vladimir Putin come alternativa a Zelensky. Al momento, però, sembra si tratti di una pura speculazione.

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