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L’Iran rappresenta un mercato grandioso per tutti gli Stati europei. La Francia l’ha compreso da subito, ed èbastato far finire l’embargo commerciale con l’accordo sul nucleare per intraprendere una campagna d’investimenti che frutta nelle aziende francesi miliardi di euro. L’Italia, partner commerciale fondamentale per l’Iran, sta iniziando, finalmente a fare altrettanto. Da quanto riporta Press Tv, rilanciato poi da altre agenzie di stampa internazionali, Ferrovie dello Stato avrebbe appena concluso un accordo con l’azienda ferroviaria iraniana per la costruzione di circa 135 chilometri di linee su ferro, per un valore ci circa un miliardo e duecento milioni di dollari. Una cifra importante che è però soltanto una parte di un accordo di ampio respiro tra Italia e la Repubblica Islamica dell’Iran.

L’accordo di Ferrovie con Teheran sarebbe, infatti, del valore complessivo di circa cinque miliardi di dollari. Il tutto ha ad oggetto la rete ferroviaria che lega da una parte Arak a Qom mentre un altro tratto previsto è quello tra Teheran e Hamadan. In base al contratto tra le due parti, Ferrovie dello Stato s’impegna a costruire e fornire assistenza sulle ferrovie interessate e anche a istruire il personale iraniano. Inoltre, il gruppo italiano aiuterà quello iraniano nella costruzione dell’alta velocità tra Teheran, Qom e Isfahan e all’elettrificazione del collegamento tra Teheran e Tabriz. Un accordo complesso che può condurre a ottimi risultati in termini economici e industriali e che consente alle ferrovie italiane di entrare nel grande bacino delle strade ferrate iraniane.

Le ferrovie dell’Iran sono infatti uno dei grandi tesori per gli investitori stranieri, e l’Iran sta promuovendo da tempo una politica volta ad attrarre capitale e tecnologie estere per ammodernare l’intera rete su ferro del Paese. La Repubblica Islamica ha da tempo il settore ferroviario quale settore strategico del Paese ed ha in progetto di portare l’intera rete a circa 25mila chilometri, contro i 15mila attuali. Questi diecimila chilometri mancanti sono un ottimo settore per gli investimenti stranieri. L’Italia, con Ferrovie dello Stato, è riuscita quindi a penetrare in un ramo dell’economia iraniana non solo strategico, ma anche dal profondo valore potenziale, poiché è in piena fase di sviluppo, considerando anche l’immenso territorio del Paese e la popolazione che si assesta intorno agli 80 milioni di abitanti e con un trend di crescita positivo. La sponsorizzazione di Ferrovie dello Stato al concerto di Roberto Muti a Teheran potrebbe essere un segnale propagandistico di questa voglia di investimenti.

Che il settore ferroviario sia strategico per l’Iran non è una novità. Al contrario, i governi di Teheran hanno fortemente puntato allo sviluppo della rete ad alta velocità e tradizionale anche per creare collaborazioni a livello internazionale. In questo senso, la Cina è stata una delle nazioni pioniere, con un accordo per la costruzione dell’alta velocità sulla ferrovia che collega Teheran con Mashhad e che collegherà poi la città orientale dell’Iran con Urumqi, in pieno Xinjiang. Una strada ferrata che rappresenta, su binari, il progetto più geopolitico della Nova Via della Seta. In questo progetto, la Cina, che ha investito una cifra intorno ai tre miliardi di dollari, prevede di collegare non solo l’ovest della Cina con l’est dell’Iran, ma creare un canale ferroviario che colleghi direttamente Pechino a Teheran, passando per i Paesi dell’Asia Centrale. Un progetto molto interessante, anche per i risvolti geopolitici, e che dimostra quanto l’Iran rappresenti un mercato in espansione e soprattutto capace di attrarre capitali stranieri.

Il fatto che l’Italia torni a investire in Iran è un buon segno. Un segnale che mostra da un lato una certa capacità di affrancarsi dalle politiche d’Oltreoceano spesso non convergenti con i nostri interessi, e dall’altro lato che manifesta un ritorno agli investimenti all’estero che per le aziende italiane, in un periodo di crisi ormai decennale, risultano essere essenziali. E non c’è solo il settore ferroviario a fare da garante di questo rapporto bilaterale. Molte altre aziende in altri settori, dall’energia alla difesa al semplice import-export, investono in Iran per un valore di molti miliardi di euro. Soltanto nel 2016, l’export italiano in Iran ha portato nelle casse delle aziende italiane circa un miliardo e mezzo di euro, mentre l’import dall’Iran ha avuto un incremento del 123% tra il 2015 e il 2016 grazie alla conclusione dell’accordo sul nucleare e alla fine delle sanzioni. Un volume di miliardi di euro che, unito alla quantità immensa di gas e petrolio presente nel sottosuolo iraniano, dovrebbe far comprendere alla politica italiana l’importanza di mantenere rapporti cordiali tra Teheran e Roma.