Tra Roma e Bruxelles sono tornate al massimo le tensioni dopo la presentazione della prima manovra finanziaria del governo Conte, che fissando al 2,4% il livello del rapporto deficit/Pil per il 2019 e il biennio successivo si è posto in netta discontinuità con le prescrizioni dell’Unione europea

Tra l’Italia e le istituzioni comunitarie gli animi si sono surriscaldati notevolmente: da Jean-Claude Juncker a Pierre Moscovici, i principali esponenti dell’Unione europea hanno attaccato le scelte del governo di Roma e invocato una nuova linea del rigore sui conti pubblici, mentre al contempo Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno orientato il fuoco di fila delle loro dichiarazioni e di quelle conseguenti dei rispettivi partiti sui rappresentanti degli organi di Bruxelles e sulla speculazione internazionale, accusata di aver concorso all’incremento dello spread

La prima manovra del governo gialloverde

Non c’è dubbio che quella varata da Lega e Movimento Cinque Stelle sia una manovra ambiziosa, per quanto viziata alla base da una scarsa focalizzazione sugli obiettivi positivi di crescita che sarebbe stato necessario specificare. Reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni rappresentano importanti riformulazioni della spesa sociale, mentre da tenere sotto osservazione sono la decisione di attivare investimenti pubblici in infrastrutture dal valore di 118 miliardi di euro e l’introduzione dei Conti individuali di risparmio (Cir), lo strumento con il quale si incentivano i contribuenti italiani ad aumentare gli investimenti in Btp.

Giulio Sapelli sul Sussidiario ha commentato positivamente la proposta economica del governo: “È caduto il muro di Bruxelles e non è stata una catastrofe. Le divisioni nel governo su cui tutta la stampa mainstream scommetteva non si sono verificate e il duetto Tria-Savona ha prodotto iniziative eccellenti come il Gabinetto di controllo degli investimenti e una tabella di marcia degli stessi per convincere gli investitori istituzionali che la ripresa ha finalmente le gambe per correre. […] I regolamenti di Bruxelles con le loro percentuali che fanno tutti terrorizzare o gioire sono una tigre di carta: non hanno neppure un valore di legge, sono regolamenti. Ciò che conta è la solvibilità del debito mentre la ripresa si avvia. Lo spread aumenterà, ma sempre a livelli sostenibili e le borse supereranno lo shock”.

Più critico, invece, Aldo Giannuli, collega di Sapelli all’Università degli Studi di Milano, che ha rubricato le mosse economiche del governo come funzionali alle campagne elettorale di leghisti e pentastellati per le elezioni europee ma non a coerenti disegni di crescita di lungo termine.

Il piano di Savona: crescita al 3% entro il 2021

Intervenendo sul Fatto Quotidiano per spiegare gli effetti di medio periodo della manovra a cui ha contribuito a dare l’ossatura, il ministro per gli Affari Europei Paolo Savona ha difeso la necessità di “attivare nuovi interventi di politica fiscale”. Secondo Savona, “l’ideale sarebbe quello di attivare massicci investimenti, nell’ordine dei risparmi in eccesso degli italiani, pari a circa 50 miliardi di euro, presenti da alcuni anni nella nostra economia. Occorre riavviare il secondo motore della nostra economia, quello delle costruzioni, il cui spegnimento ha largamente contribuito alla crisi. Le condizioni di realizzazione di questi investimenti sono state trascurate, ponendo vincoli interni ed esterni alla loro realizzazione”.

L’attuazione di questi stimoli alla domanda aggregata, tenuto conto dei moltiplicatori della spesa, spiega il ministro, potrebbe portare a una crescita pari al 2% nel 2019 e, in futuro, a raggiungere quella soglia minima del 3 per cento necessario per guardare al futuro dell’occupazione e della stabilità finanziaria del Paese entro il 2021. La speranza di Savona è condivisa da Roberto Sommella, giornalista e saggista apertamente filo-comunitario, che intervistato da Formiche ha dichiarato: “Se l’esecutivo riuscirà a trasformare le intenzioni della Nota di aggiornamento al Def in misure concrete che rilanciano la domanda, gli investimenti e quindi l’economia, faranno migliorare il rapporto debito-Pil, in quanto crescerà il secondo. Diversamente aumenterà il debito e il suo onere, con tutte le prevedibili conseguenze su spread, interessi e bilanci bancari”.

Al netto delle criticità intrinseche della manovra, come visto, le prospettive ci sono. Al governo, ora, l’onore e l’onere di dimostrare la volontà politica di portarle avanti. Ricordando che, in ogni caso, l’investimento è sempre una garanzia migliore della mera spesa corrente per garantire obiettivi di crescita sostenibili. E che nel rilancio dell’infrastruttura del Paese con interventi pubblici sta la chiave di volta di un nuovo decollo dell’Italia.

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