La Brexit appare più vicina dopo la trionfale vittoria dei Conservatori di Boris Johnson alle elezioni politiche del Regno Unito, e tra i Paesi che devono prepararsi ad affrontarne conseguenze e sviluppi l’Italia è tra i maggiormente interessati.
Opportunità e rischi si aprono per il Paese in previsione dell’uscita di Londra dall’Unione. Se ben giocata, la partita del bilanciamento tra l’interesse nazionale italiano nell’Unione e quella del consolidamento del legame con Londra può avere effetti positivi per il Paese. Ma parliamo, probabilmente, di una prospettiva ottimistica: la fragilità politica del Paese, l’assenza di visione di prospettiva e la scarsa chiarezza strategica del contesto attuale lasciano presagire che i secondi supereranno in numero le prime. Andiamo con ordine.
Il rebus finanza
Formalmente, la Brexit aumenta il peso relativo dell’Italia nell’Unione. Roma diventa terza forza economica e demografica del Vecchio Continente e può al tempo stesso risultare importante come ponte tra Europa e Londra. Il legame tra il London Stock Exchange e Piazza Affari,di proprietà della City britannica, potrebbe essere sfruttato a fini strategici per convogliare su Milano gli interessi europei della finanza d’oltre Manica.
Clearing houses per i derivati, filiali di banche e società di consulenza, prospettive di una crescita del peso dello stock di Milano in Europa sono prospettive da tenere in conto. D’altro canto, bisogna considerare che l’Italia non sembra cosciente di questa opportunità. I governi Conte I e II sono stati “graziati” dall’obbligo di una scelta politica quando Londra ha affrontato l’offerta d’acquisto, poi rifiutata, della piazza di Hong Kong e al tempo stesso non hanno compreso come la finanza europea sia già entrata nella fase dell’elaborazione post-Brexit cercando di favorire la costruzione di aggregazioni transnazionali. La mancanza di consapevolezza circa la reale posta in gioco nella sfida tra le cordate aventi a capo Parigi e Zurigo per il controllo della borsa di Madrid (il ruolo di prima sfidante di Londra in Europa) non è in tal senso benaugurante.
Le prospettive geopolitiche
Sotto il profilo geopolitico, l’uscita di Londra dall’Unione europea mette l’Italia di fronte alla necessità di una scelta. O meglio, di una definizione di priorità. L’Italia vuole assecondare l’asse franco-tedesco o cogliere opportunità su altri fronti? Una scelta non esclude l’altra, ma Roma deve ad esempio capire se intende privilegiare la sponda consolidata con Londra in terreni di comune interesse o lo sfruttamento dell’uscita del Regno per acquisire spazio di manovra nell’Unione.
Leonardo ha recentemente conquistato importanti contratti e spazi di manovra nel campo del progetto Tempest, il piano per un nuovo caccia di sesta generazione con cui il Regno Unito rilancia le forze armate come strumento decisivo per l’era post-Brexit. La Difesa ha sposato dunque il percorrimento della pista atlantica, andando contro il progetto franco-tedesco Fcas.
Al tempo stesso, l’opzione di uscita di Londra dà mano libera a chi in Europa mira a un miglioramento nelle relazioni con la Russia, sul sentiero inaugurato recentemente da Emmanuel Macron. Cosa privilegerà l’Italia? Atlantismo strategico (in un ruolo di seconda linea) o europeismo di rimessa? Il rischio concreto che il governo tenti di tenere il piede in due scarpe, scontentando entrambi i campi, è più che un’ipotesi remota.
Le perplessità di Sapelli
Quel che è probabile è che l’uscita del Regno Unito faccia sentire, più dolorosa che mai, la mancanza di un’agenda mediterranea forte per l’Italia capace di indicare lo spazio primario d’azione per Roma nel Mare Nostrum. Unico pivot possibile per contemperare le esigenze strategiche dettate dall’appartenenza a due blocchi (Ue e Nato) in cui Roma, come scritto su Eurasia, non è “né la potenza egemone, né una di quelle della seconda fascia (Germania, Francia, Inghilterra) o della terza fascia geopoliticamente rilevante (come la Polonia, elemento centrale nell’architettura americana del nuovo “contenimento” antirusso)”.
La Brexit potrebbe essere, infatti, per Parigi e Berlino l’occasione cruciale per accelerare sul loro asse politico e incentivare l’accentramento degli interessi europei (difesa, industria, finanza, alta burocrazia) tra le due capitali. Roma finirebbe così per essere tagliata fuori.
“Dopo il voto in Gran Bretagna l’Europa dovrà trovare un nuovo patto di equilibrio tra Francia e Germania e l’Italia sarà una delle prime a farne le spese, perché rischia di essere estromessa dal Mediterraneo” ad opera dell’attivismo politico francese, fa notare al Sussidiario il professor Giulio Sapelli. Il quale invita, al contempo, a ragionare sulla criticità delle sfide che la Brexit porta in emersione, proponendo una “tregua” in nome dell’interesse nazionale: l’Italia deve capire, ora più che mai, che Brexit sarà un game-changer della geopolitica europea. E c’è il serio rischio di risultarne i maggiori, se non gli unici, sconfitti.
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