La Malesia deve fare i conti con la minaccia rappresentata dall’Islam Politico. Secondo il rapporto stilato da Karima Bennoune, relatore speciale dell’ONU per i diritti culturali, nella monarchia costituzionale dell’Asia sudorientale le autorità religiose islamiche sono sempre più coinvolte e influenti nelle decisioni politiche. A riferirlo è Asia Times. Per Bennoune, si tratta di uno sviluppo dettato “dalla versione egemone dell’Islam importata dalla penisola araba” in netto contrasto “con la tradizione locale”.

In particolare, la portavoce delle Nazioni Unite allude all’influenza culturale dell’Arabia Saudita resa possibile da decenni di proselitismo forzato e dalla costruzione di moschee – finanziate da Riyad – che diffondono il wahhabismo nella regione secondo un’interpretazione rigida e ultraconservatrice dell’Islam sunnita. La deriva verso l’islamismo rappresenta un campanello d’allarme per tutto il sud-est asiatico.

Riyad e l’influenza sulla Malesia 

Dal 3 aprile 2009 il Primo Ministro della Malesia è Najib Razak. Sotto il suo governo, un sostegno pubblico più ampio a un’interpretazione dell’islam e dell’identità musulmana influenzata dall’ultra-conservatorismo wahhabita è cresciuto in maniera esponenziale. Una deriva pericolosa verso la radicalizzazione, che sta preoccupando le componenti più laiche della società civile. “C’è questa idea, secondo cui più sei come gli arabi e più sei un musulmano migliore. Questo è un vero tentativo di cancellare il nostro patrimonio culturale”, ha dichiarato in una recente intervista Marina Mahathir, fondatrice dell’organizzazione Sisters in Islam e figlia dell’ex primo ministro malese Mahathir Mohamad. 

“La cultura araba si sta diffondendo ed è colpa dell’Arabia Saudita”, ha sottolineato nell’intervista citata da Asia Times. Nel frattempo nel Paese si registra un drammatico aumento dell’ostilità e dell’intolleranza verso cristiani, non credenti, omosessuali e musulmani sciiti. Nel luglio 2014, il più alto tribunale della Malesia ha confermato il divieto per i cristiani di usare la parola Allah per riferirsi a Dio, chiudendo di fatto una disputa che si trascinava dal 2007 nel Paese asiatico a maggioranza musulmana.

Rapporti eccellenti con l’Arabia Saudita

Najib Razak ha un eccellente rapporto i regnanti sauditi. Lo scorso luglio, il Primo ministro malese ha annunciato la costruzione del King Salman Center for International Peace (KSCIP), una struttura apparentemente progettata per “contrastare le ideologie radicali” e promuovere l’Islam come “religione di pace”. Il centro, che prende il nome dall’attuale re dell’Arabia Saudita, è in realtà il simbolo più tangibile della profonda cooperazione della Malesia con il regno wahhabita. Al KSCIP collaboreranno i ministeri della Difesa dei due paesi, nonché con l’Islamic Science University of Malaysia (USIM) e la Muslim World League, un importante organo religioso saudita noto per la diffusione dell’Islam ultra-conservatore. Il centro sarà inaugurato da Mohammad bin Salman, il principe ereditario che in questa fase sta consolidando la sua autorità e il suo potere a Riyad.

Cooperazione sul piano economico e militare

Oltre all’influenza culturale, la Malesia rappresenta un partner economico importante per Riyad. La compagnia petrolifera nazionale dell’Arabia Saudita – la Aramcoha investito, secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Reuters, ben 8 miliardi di dollari nel gigante petrolifero statale della Malesia, la Petronas, allo scopo di sviluppare una raffineria di petrolio dal valore di 27 miliardi di dollari.  L’investimento nella Petronas fa parte della strategia di lunga data saudita di investire nella raffinazione.

La cooperazione tra i due paesi si estende anche sul piano militare: nel 2015 la Malesia è entrata a far parte della coalizione a guida saudita, che ha sede sede proprio a Riyad. I funzionari della difesa malese sostengono che la loro partecipazione è limitata alla condivisione dell’intelligence, anche se la Malesia sostiene l’Arabia Saudita nella campagna militare in Yemen contro i ribelli sciiti Houthi sostenuti da Teheran.

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