Domenica 28 giugno la Francia è chiamata al voto per le amministrative con 4820 seggi aperti, tra cui in grandi città come Lione, Marsiglia, Montpellier, Le Havre e Tolosa ed è proprio in quest’ultima, quarta città francese, che la coalizione di sinistra “Archipel Citoyen”, guidata dall’ecologista Antoine Maurice, si è alleata con un partito islamista, l’Union des démocrates musulmans françaisUdmf, indicato come legato ai Fratelli Musulmani, con l’obiettivo di sconfiggere il sindaco uscente repubblicano Jean-Luc Moudenc, in carica dal 2014, cattolico praticante e noto per aver votato contro i matrimoni omosessuali.

Cosa può portare un partito islamista a schierarsi assieme alla laica sinistra? Plausibilmente il tentativo di raccogliere più voti possibile, visto che a destra non ne racimolerebbero molti. Esaminando idee e proposte dell’Udmf, la prospettiva sembra chiara e ben poco laica: divulgazione dell’Islam, insegnamento della lingua araba, sviluppo della finanza islamica e dell’alimentazione halal, lotta alla cosiddetta “islamofobia” (che rischia però di diventare lotta contro chiunque osi criticare l’Islam) con tanto di richiesta di formazione di un direttivo europeo con l’obiettivo di monitorare ed eventualmente far chiudere di tutti i gruppi e media “islamofobi”. L’Udmf è ovviamente contraria alla legge anti-velo del 2004 e a favore dell’uscita della Francia dalla Nato.

Oltre ad aver proposto di conferire il diritto di voto anche agli stranieri, l’Udmf porta avanti pure un discorso che la giornalista Judith Waintraub ha definito “vittimistico, con l’intento di sedurre l’elettorato musulmano”; una retorica anti-imperialista che enfatizza il vittimismo ricollegato alla colonizzazione francese.

Un aspetto che sinistra e Udmf possono chiaramente condividere è l’anti-sionismo e non a caso il collettivo “Palestine Vaincra” (legata alla Bds- Boycott, disinvestment and sanctions) si era mobilitata già ad inizio anno a Tolosa per accusare il candidato repubblicano Moudenc di essere “fedelissimo di Israele” e contestando il gemellaggio tra la città francese e Tel Aviv.

Il “cavallo di Troia” islamista verso la politica francese

Il partito Udmf veniva fondato nel novembre del 2012 dal franco-marocchino Nagib Azergui, con l’obiettivo di “permettere ai musulmani di creare alternative all’interno della società francese”, un’affermazione che dice tutto.

Eloquente anche la dichiarazione del rappresentante dell’Udmf a Tolosa, Mhamdi Taoufik, che ha invitato i musulmani “che hanno a cuore la Repubblica e la religione” di recarsi a votare (per Antoine Maurice) in modo da sbarrare la strada a Moudenc. Un chiaro utilizzo della religione per fini politici.

La pagina Facebook di Taoufik non lascia dubbi sul suo sostegno all’islamismo politico, ai Fratelli Musulmani e al sentimento anti-israeliano, sentimento che sembra condiviso anche dal candidato di sinistra Antoine Maurice, visto che l’immagine del profilo di Taoufik mostra la sua foto con tanto di scritta “no all’annessione della Cisgiordania! Palestina libera! Antoine Maurice, Archipel Citoyen”.  Nel giugno del 2019 Taoufik pubblicava invece la foto dell’ex presidente islamista egiziano Mohamed Morsy, legato ai Fratelli Musulmani, definendolo “coraggioso e determinato” ed invitando gli altri utenti a condividerne la foto. Vale la pena ricordare che la Arabic Network for Human Rights Information denunciò il triste record dell’”epoca Morsi” per quanto riguardava i provvedimenti legali nei confronti di giornalisti e personaggi legati ai media. Secondo tale rapporto il numero di denunce sarebbe di quattro volte maggiore rispetto all’era Mubarak e ventiquattro volte più grande rispetto a quella di Sadat (Mubarak rimase al potere per trent’anni, Sadat per undici anni e Morsi soltanto per un anno).

Nel febbraio del 2018 Taoufik prendeva invece le difese di Tariq Ramadan, intellettuale islamista nipote del fondatore dei Fratelli Musulmani, arrestato con l’accusa di aver stuprato diverse donne tra cui una disabile e con nuove accuse nei suoi confronti emerse a inizio 2020.

Nel novembre del 2015 invece Taoufik pubblicava un post dal titolo “urgente urgente urgente” dove lamentava una “visita” a casa sua di una cinquantina di uomini del Raid, le forze d’intervento speciale della polizia francese e chiedeva consigli per un buon avvocato. Interessante anche la bandiera nera con la shahada (testimonianza di fede islamica), frequentemente utilizzata anche dai jihadisti.

L’imprenditore franco-tunisino Jean-Pierre Marongiu conosce molto bene l’islamismo ed anche uno dei suoi Paesi sponsor, il Qatar ed ha definito l’Udmf come “cavallo di Troia per la propagazione dell’islamismo in territorio francese”; una strategia messa in atto anche in altri Paesi come Gran Bretagna, Stati Uniti ed anche in Italia.

L’islamismo radicale punta così ad infiltrarsi nel sistema politico-istituzionale sfruttando i meccanismi democratici dei Paesi occidentali per poi apportare cambiamenti che vanno contro i principi di libertà e democrazia, come ad esempio la censura mediatica con la scusa dell’islamofobia.

Del resto due esempi chiari di islamismo politico (in salsa Fratelli Musulmani) sono l’anno di governo Morsy in Egitto e la Turchia di Erdogan, che non ha certo bisogno di presentazioni. Entrambi sono andati al potere con meccanismi vagamente democratici ed entrambi hanno mostrato ben poco di democratico. E’ bene tener presente i punti di riferimento di questi esponenti islamisti che si insediano all’interno dei meccanismi europei, perchè una volta all’opera, seguiranno le stesse orme.

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