“La maggioranza parlamentare ha detto che serve pi√Ļ politica e meno tecnocrazia”: queste frasi non vengono da¬†esponenti sovranisti, da membri della sinistra radicale o da nostalgici dell’era del buongoverno ma da un’europeista doc, da un membro degli apparati tecnico-burocratici di Bruxelles d’eccellenza come il presidente del Parlamento Europeo¬†David Sassoli.

Intervistato dal¬†Fatto Quotidiano,¬†per la precisione dall’ex deputato di Rifondazione Comunista Salvatore Cannav√≤,l’esponente del Pd ribalta i termini dello scontro. Il voto dell’Europarlamento sul¬†Recovery Fund, a detta di Sassoli, √® un segnale incoraggiante per il¬†primato della politica.¬†Le tecnocrazie da cui guardarsi per risolvere la crisi europea sono, a suo parere, “tutti coloro che vorrebbero che in questo momento l’Europa non esprimesse la sua autonomia e la sua indipendenza”.

Sassoli, che solo poche settimane fa aveva bacchettato l’Italia e la sua politica per presunte difficolt√† a usare i fondi europei, √® per ruolo al tempo stesso politico, primo dei burocrati e ultimo dei tecnocrati. Ultimo dei tecnocrati, innanzitutto, perch√© l’emiciclo di Strasburgo non ha¬†poteri sostanziali¬†se escludiamo la fase di¬†scelta dei membri della Commissione europea. Il suo presidente partecipa ai grandi summit europei in posizione di rilevanza defilata: l’ampio apparato di riferimento dell’Europarlamento, a cui non corrisponde un’autentica capacit√† d’azione politica, lo rende una grande¬†burocrazia¬†intenta, sostanzialmente, a perpetrare s√® stessa. Non a caso l’Europarlamento fa parlare di s√© per¬†risoluzioni non vincolanti¬†su temi volti a cavalcare la pubblica opinione: pu√≤ appoggiare un contendente alla presidenza del Venezuela, dichiarare l’equiparazione tra nazismo e comunismo, esprimere la sua preferenza su una misura di rilancio dell’economia ma non mettere in campo strumenti concreti per vincolare i governi europei a trarre dalle sue risoluzioni decisioni in materia legislativa.

Sassoli, membro delle istituzioni di un’Europa che √® tecnocratica all’ennesima potenza, rivendica il voto della sua istituzione come una svolta epocale. Se per anni i membri degli establishment progressisti e liberali hanno semplificato la riduzione polarizzante dei “populisti” sul confronto tra tecnocrazia e sovranit√† popolare, Sassoli¬†non √® da meno, e non sembra accorgersi dell’ironia delle sue dichiarazioni laddove difende l’operato anti-crisi della tecnocrazia comunitaria per eccellenza, la Bce. La Banca centrale europea “in questo momento √® il nostro vero punto di forza per il massiccio impiego di risorse in favore della stabilit√† della moneta unica, e di conseguenza della stabilit√† degli Stati, specie i pi√Ļ deboli. Minarne la capacit√† sarebbe un colpo a tutta l’Europa”.

La critica di Sassoli √® quella del burocrate di medio livello verso i vertici superiori a cui non pu√≤ aver concreto accesso: definire una “tecnocrazia” la Corte Costituzionale tedesca¬†per la sua sentenza critica sul quantitative easing e non fare lo stesso con gli apparati della¬†Commissione Europea e del Mes, ad esempio, significa semplificare i termini della questione. E scegliere termini e definizioni di alleati e rivali: da un lato, la buona politica degli europeisti, dall’altro la “tecnocrazia”, termine diventato tab√Ļ negli ultimi anni, degli euroscettici a parole o nei fatti. L’unione, in salsa europeista, della tendenza della sinistra a giudicare moralmente prima ancora che concretamente sulle questioni politiche con il nuovo mito grillino dell’uno vale uno,¬†che rifiuta in qualsiasi dimensione la “tecnica”, qualunque cosa essa sia. Unione sintetizzata, in Italia, nella coalizione di governo M5S-Pd guidata, ironia della sorte, da un premier terzo, un “tecnico” avremmo detto anni fa, come¬†Giuseppe Conte. Nell’intervista a Cannav√≤ Sassoli parla anche dell’appoggio a una “democrazia partecipata”: ma pu√≤ esserne il simbolo un Parlamento che, unico al mondo, pu√≤ proporre mozioni ma non leggi e non ha reale forza legislativa? Il problema nelle sue dichiarazioni, prima ancora politico, √® di coerenza tra le parole e la realt√†.

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