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Politica

L’Iran vuole rafforzare la rete di alleanze in America Latina

La pandemia di Covid-19 rafforza i legami tra Iran e Venezuela, uniti nel rigetto delle sanzioni americane contro i rispettivi Paesi. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ed il suo omologo iraniano Hassan Rouhani hanno avuto una conversazione telefonica per rafforzare...
Khamenei Iran (La Presse)

La pandemia di Covid-19 rafforza i legami tra Iran e Venezuela, uniti nel rigetto delle sanzioni americane contro i rispettivi Paesi. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ed il suo omologo iraniano Hassan Rouhani hanno avuto una conversazione telefonica per rafforzare la cooperazione ed i legami comuni nel corso della difficile congiuntura provocata dall’emergenza sanitaria. Le economie dei due Stati non navigano in buone acque e le misure imposte da Washington non aiutano: la Casa Bianca ha rifiutato di alleggerire le sanzioni durante la pandemia ed anzi vuole esercitare la massima pressione possibile sui due esecutivi per favorirne la caduta. La resilienza mostrata da Caracas e Teheran ha però allontanato la possibilità che quest’evenienza si materializzi: l’esecutivo di Maduro, indebolito da una grave crisi umanitaria ed economica, è ancora al potere mentre le misure americane contro l’export petrolifero di Teheran non hanno fatto collassare il sistema.

Una rete di alleanze

L’attivismo dell’Iran in America Latina può costituire una minaccia strategica per Washington. Teheran ha costruito legami solidi, in nome dell’antimperialismo e negli ultimi decenni, con alcune nazioni dell’area: in particolar modo Bolivia, Cuba, Nicaragua, Brasile, Ecuador e Venezuela. Il miglioramento delle relazioni è stato facilitato dalla presenza, in questi Stati, di esecutivi progressisti: alcuni, come il Brasile di Lula e la Bolivia di Evo Morales, hanno mutato bandiera e si sono allineati con gli Stati Uniti mentre altri hanno resistito all’onda lunga del cambiamento. L’amministrazione di Donald Trump, come riportato dall’Atlantic Council, vuole sradicare l’influenza iraniana dalla regione e per farlo cerca di persuadere sempre più Paesi ad aderire alla sua campagna di “massima pressione” contro Teheran. A partire dal 2019, ad esempio, Argentina, Colombia, Honduras e Paraguay hanno designato Hezbollah come organizzazione terroristica. Questi sforzi potrebbero non bastare. Secondo alcuni analisti i pasdaran iraniani sarebbero presenti in Venezuela e potrebbero utilizzare questa nazione come piattaforma di lancio e campo d’addestramento per operazioni offensive da condurre contro Washington.

I nuovo avamposti di Teheran

Cuba, Nicaragua e Venezuela potrebbero trasformarsi, per Teheran, in veri e propri fortini inespugnabili da cui minacciare gli Stati Uniti. Washington, per una serie di questioni geopolitiche, non può permettersi di intervenire militarmente contro questi Paesi che, perlopiù, possono godere dell’appoggio internazionale di Russia e Cina. Un’invasione del Venezuela, complessa dal punto di vista tattico e destinata a portare ad un grave spargimento di vite umane, potrebbe rivelarsi un boomerang molto pericoloso per gli Stati Uniti mentre un’operazione contro Cuba sarebbe pura fantapolitica. Più facile, forse, indebolire il Nicaragua di Daniel Ortega che non si mostra in pubblico dall’ormai lontano 12 marzo e che è probabilmente l’anello più debole del trio. La pandemia di Covid-19 è peraltro destinata ad assorbire buona parte delle attenzioni della Casa Bianca, che dovrà necessariamente concentrarsi su uno scenario interno sempre più complesso per evitare che possa sfuggirgli di mano. Le elezioni del novembre 2020 potrebbero poi rappresentare uno spartiacque: un’eventuale vittoria di Joe Biden potrebbe portare ad un approccio morbido nei confronti di Teheran.





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