L’Iran continua ad essere il Paese mediorientale maggiormente colpito dal coronavirus: al 6 aprile si registrano 3.452 vittime mentre i soggetti risultati positivi si aggirano intorno ai 58 mila. Per cercare di contrastare l’avanzata del virus, le autorità hanno chiuso da settimane scuole, università, uffici pubblici, luoghi di culto, locali e vietato manifestazioni e assembramenti. Ma lo stop imposto dalla pandemia al Paese ha indebolito ulteriormente un’economia messa già in crisi dalle sanzioni americane e dall’abbassamento del prezzo del petrolio. Diversi analisti affermano non a caso che il virus sta riuscendo lì dove la strategia di “massima pressione” statunitense non era ancora riuscita ad arrivare: portare Teheran al collasso economico. Ma il presidente Hassan Rouhani ha deciso di cambiare strategia prima che sia troppo tardi.

I nuovi provvedimenti

Il presidente iraniano ha cercato nei giorni scorsi di trovare un compromesso tra la sicurezza dei cittadini a livello sanitario e la necessità di riprendere – almeno in parte – le attività economiche del Paese. Da qui l’annuncio che a partire dall’11 aprile tutti i lavori classificati come “a basso rischio” dovranno riprendere, mentre tutte le altre attività continueranno ad essere sospese almeno fino al 18 aprile. “Sia le attività economiche che i protocolli sanitari possono essere svolti insieme. Tutte le nostre attività amministrative, produttive ed economiche devono continuare, a condizione che tutti i protocolli sanitari siano seguiti da tutti”, ha spiegato dal presidente nel corso della riunione del Comitato nazionale per il contrasto alla pandemia. Rouhani, anticipando le critiche che sapeva sarebbero state mosse contro questa iniziativa, ha precisato che secondo gli esperti da lui consultati è possibile coniugare la riapertura di determinate attività economiche con il distanziamento sociale e le procedure di sicurezza raccomandate fino ad oggi. Secondo lo schema presentato dal presidente, l’11 aprile due terzi dei lavoratori pubblici torneranno quindi a lavoro per garantire la produttività del Paese. Resta comunque in vigore il divieto di lasciare la propria casa per tutti coloro che sono ancora positivi al virus e che rischiano di essere incriminati in caso di mancato rispetto delle leggi imposte per limitare il contagio. Nel giustificare la sua decisione, il presidente ha inoltre sottolineato il lavoro a suo dire straordinario svolto dall’Iran nell’affrontare la pandemia: “Le misure prese (…) sono straordinarie, anche comparandone a quelle di altri Paesi”.

L’allarme degli esperti

La riapertura delle attività “a basso rischio” ha però allarmato gli esperti, che temono una seconda ondata di infezioni nel Paese. Il piano del Governo prevede la chiusura prolungata di cinema, scuole, università e luoghi di culto, ma anche la ripresa di altri tipi di uffici può costituire un pericolo per la sicurezza del Paese. Il contagio non è ancora stato fermato, le misure imposte sono state meno restrittive rispetto a quelle di altre nazioni che stanno ugualmente affrontando la pandemia e non tutti i cittadini hanno rispettato gli appelli a restare a casa, senza contare che il sistema sanitario è al collasso. A fronte di una pandemia non ancora arginata, tuttavia, l’Iran ha sempre più bisogno di far ripartire l’economia: la richiesta di una sospensione delle sanzioni americane non ha trovato seguito e il Paese continua a scivolare in una crisi economica sempre più soffocante. Coronavirus o no, la priorità dell’Iran continua ad essere quella di evitare quel collasso economico tanto agognato da Donald Trump.

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