Manovre di una guerra che già, nei meandri dei piani difensivi di entrambe le parti, si è pronti a combattere. È questo quello che sta emergendo in medio oriente, soprattutto nel martoriato Iraq: il paese, alle prese in questi giorni con le proteste anti governative a sud e con i tentativi di ritorno dell’Isis a nord, è anche scenario delle mosse che Stati Uniti ed Iran stanno sperimentando nelle ultime settimane e che potrebbero portare all’aumento delle tensioni.
Le preoccupazioni Usa
Washington e Teheran in medio oriente stanno entrambi utilizzando una reciproca “marcatura ad uomo“, per usare il gergo calcistico. Nei giorni scorsi il New York Times ha parlato per la prima volta di un dispiegamento di missili balistici a corto raggio da parte iraniana. Movimenti che sarebbero stati captati dall’intelligence Usa operante in Iraq e che alla Cnn un funzionario ha confermato. In particolare, Teheran starebbe provvedendo a sistemarli non solo all’interno del proprio territorio ma anche nelle zone in medio oriente dove è forte la sua influenza politica. A partire per l’appunto dall’Iraq, dove operano le milizie filo sciite delle Pmu in funzione anti Isis.
La maggiore preoccupazione da parte di Washington, è che i missili a corto raggio possano essere utilizzati contro le truppe americane presenti in Iraq. Pochi giorni fa, ed è stato il secondo episodio del genere in questo 2019, alcuni razzi sono piombati non lontano dalla base di Ayn Al-Asad, una delle principali occupate dalle forze Usa in territorio iracheno. Non c’è stata alcuna rivendicazione, tuttavia negli Stati Uniti in tanti sono convinti che l’episodio sia attribuibile alla volontà da parte delle milizie vicine all’Iran di avvertire gli americani. E questo come risposta alle sanzioni approvate da Trump in questi ultimi mesi, le quali stanno stritolando e rendendo ai minimi termini l’economia iraniana.
La contromossa di Trump
Se da un lato dunque a Teheran si starebbe procedendo ad un ridispiegamento del proprio arsenale balistico a corto raggio, sull’altro versante il presidente Usa ha già pronto un piano per rinforzare i propri contingenti in medio oriente. Un dietrofront, quello che avrebbe ordinato la Casa Bianca, circa i piani di ridimensionamento della propria presenza nella regione. E questo per dissuadere l’Iran dall’usare missili e razzi contro obiettivi americani, soprattutto in Iraq. In particolare, dagli Usa potrebbero partire verso il Golfo altri 14mila soldati. Una mossa rivelata dai media statunitensi, ma che è stata smentita dal Pentagono.
Tuttavia è evidente il marcamento costante tra Usa ed Iran. La situazione si muove sul filo della tensione, acuita dalle inasprite sanzioni nei confronti di Teheran. Ma l’impressione è che entrambe le parti stiano creando una situazione di reciproca deterrenza proprio per evitare altri e più clamorosi guai. L’Iran sta riposizionando i propri missili per avvertire Washington di essere in grado di colpire obiettivi strategici e cruciali in medio oriente, gli Usa potrebbero rafforzare la propria presenza sul terreno per evitare “colpi di testa” iraniani. Anche oltreoceano è forte la convinzione che a Teheran non c’è interesse ad uno scontro diretto: “Non sarà produttivo per loro nel lungo periodo scegliere di agire in campo militare”, ha confermato con queste dichiarazioni nei giorni scorsi Kenneth McKenzie, capo del comando centrale degli Stati Uniti.