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Politica

L’Iran rilascia alcuni manifestanti (ma il malcontento rimane)

In Iran le proteste si sono sgonfiate lo scorso 4 gennaio, quando il generale iraniano Mohammad Ali Jafari, comandante dei pasdaran, rendeva noto che “la rivolta nella Repubblica Islamica è stata sconfitta”. Tutto è cominciato il 27 dicembre Mashhad, città...

In Iran le proteste si sono sgonfiate lo scorso 4 gennaio, quando il generale iraniano Mohammad Ali Jafari, comandante dei pasdaran, rendeva noto che “la rivolta nella Repubblica Islamica è stata sconfitta”. Tutto è cominciato il 27 dicembre Mashhad, città dell’Iran orientale di due milioni di abitanti, dove circa 300 persone si sono radunate per protestare contro l’aumento dei prezzi e in generale contro le politiche economiche del governo di Hassan Rouhani. Il giorno successivo, manifestazioni simili hanno interessato le città di Neyshabur e Birjand, estendendosi infine a Qom e Isfahan, nel centro e nell’ovest della Repubblica Islamica. Centinaia le persone ufficialmente arrestate in quei disordini e sulle quali si attendeva la decisione del governo di Teheran, arrivata nelle scorse ore, con la liberazione di centinaia di manifestanti. 

Teheran: “Detenuti liberati”

Come riporta il Time, i funzionari governativi della Repubblica Islamica hanno dichiarato che centinaia di persone arrestate nelle ultime settimane durante le proteste anti-governative sono state rilasciate. “A seguito delle indagini, oltre ai 140 detenuti che erano stati arrestati durante le rivolte e liberati la scorsa settimana, altre 300 persone sono state scarcerate, alcune su cauzione”, ha dichiarato il Pubblico Ministero della Rivoluzione di Teheran Abbas Jafari Dolatabadi, riferendosi alle proteste che hanno interessato la capitale.





Il portavoce della magistratura iraniana Gholam Hossein Mohseni Eje’i, citato dall’agenzia stampa filo-governativa Farsnews, ha sottolineato che solamente 55 indagati rimangono in carcere nella capitale allo stato attuale. Non è chiaro tuttavia quanti iraniani siano detenuti altrove, dato che le manifestazioni hanno interessato perlopiù altre città e le periferie. Secondo il portavoce della magistratura il numero di manifestanti detenuti in altre città e cittadine in tutto il paese si è fermato a quota 455, e molte di questi sarebbero state liberati tra sabato e domenica. Secondo il parlamentare riformista Mahmoud Sadeghi, invece,  le persone arrestate durante le manifestazioni sarebbero addirittura 3700 – anche se non vi è alcuna conferma ufficiale in tal senso. Ciò che purtroppo è acclarato è che sono 21 quelle che hanno perso la vita durante gli scontri violenti. 

Manifestazioni contro le politiche economiche, ma non solo

Il malcontento verso le politiche economiche non nasce dal nulla. In un’intervista rilasciata a The Wire, il professore di Studi nord americani presso l’Università di Teheran ma nato e cresciuto negli Stati Uniti, Mohammad Marandi, ha spiegato che “negli ultimi mesi, l’Iran ha assistito a una serie di manifestazioni a seguito del crollo di un certo numero di istituzioni finanziarie, con il risultato che molte persone hanno perso i loro risparmi. Questi cittadini hanno fatto pressioni sul governo per ottenere un risarcimento. Mentre portavano avanti la loro protesta pacifica a Mashhad, alcuni elementi hanno iniziato a scandire slogan molto radicali tra la folla, usando la violenza. Hanno anche insegnato alla gente come preparare Molotov e altri tipi di armi”.

“Le proteste legittime e pacifiche – ha sottolineato – che riguardavano le politiche economiche, si sono gradualmente interrotte perché i manifestanti hanno visto che i rivoltosi, violenti, avevano un programma completamente diverso dal loro”, ha spiegato il professore, che ha accusato Stati Uniti, Israele e Arabia Saudita di aver cavalcato le proteste. 

Le proteste che hanno interessato la Repubblica Islamica, tuttavia, non riguardavano solo l’economia. Lo ha sottolineato la scorsa settimana nientemeno che il presidente Hassan Rouhani: “Sarebbe un travisamento (di eventi) e anche un insulto al popolo iraniano affermare che le manifestazioni si concentravano solo su richieste economiche”, ha detto Rouhani all’agenzia di stampa Tasnim. “Le persone manifestavano per esigenze economiche, politiche e sociali”, ha sottolineato il presidente puntando il dito contro i conservatori. La Repubblica Islamica ha ampiamente retto al dissenso, come hanno evidenziato anche le importanti manifestazioni pro-governative: ma Rouhani deve dare delle risposte concrete sul fronte economico e dell’inflazione se non vuole minare la stabilità del Paese. 

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