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Cina e Iran rappresentano due dei più grandi problemi in politica estera degli Stati Uniti. Considerando che entrambi si trovano sulla stessa barca, Pechino e Teheran hanno intenzione di consolidare i loro rapporti. Un simile fronte anti americano potrebbe creare diversi grattacapi a Washington, a partire dal ridimensionamento degli effetti di sanzioni e tariffe sulle economie di questi due Stati. Trump intende infatti costringere alla resa l’Iran e ridimensionare le ambizioni cinesi.

Il ministro degli Esteri iraniano in Cina

L’Iran si è mosso per lanciare un segnale agli Stati Uniti. Il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, è atteso oggi in Cina per affrontare “questioni regionali e internazionali”. Come riporta l’agenzia di stampa Irna, il tema principale del meeting sarà costituito dalle recenti tensioni fra Iran e Stati Uniti. In particolare la discussione verterà sull’accordo sul nucleare iraniano del 2015, dal quale gli Stati Uniti si sono ritirati un anno fa. Di quell’accordo sono rimasti cinque firmatari: Regno Unito, Russia, Germania, Francia e appunto la Cina. Chiamando in causa Pechino, Zarif spera di mettere pressione su Washington e che Trump cambi linea politica sull’Iran.

La tensione sale

Quello in Cina non è però l’unico viaggio di Mohammad Javad Zarif. Il ministro iraniano, prima di approdare oltre la Muraglia, aveva visitato il Turkmenistan, l’India e il Giappone. In questo tour Zarif ha accusato gli Stati Uniti di causare una escalation inutile e pericolosa. Uscendo dall’accordo sul nucleare, infatti, Washington ha rilanciato le sanzioni economiche su Teheran, un provvedimento che ha indebolito l’economia del Paese. Trump ha poi alimentato la tensione schierando un gruppo di portaerei e bombardieri B-52 nel Golfo, pronti a colpire l’Iran in caso di necessità.

Gli interessi di Pechino

Zarif ha sottolineato come soltanto Russia e Cina si siano spese per mantenere in atto l’accordo nucleare, mentre tutti gli altri Stati – ha detto il ministro – hanno preferito spingere Teheran nel dirupo. Qui si apre un discorso più ampio perché la Cina ha non pochi interessi nazionali per evitare che gli Stati Uniti bombardino nuovamente l’Iran con le sanzioni economiche. Da questo punto di vista la mannaia statunitense può anche essere letta come un’arma politica contro la Cina, visto che le sanzioni impedirebbero l’acquisto di greggio iraniano da parte del Dragone.

L’Iran continua a commerciare petrolio con la Cina

In barba alle pressioni degli Stati Uniti, l’Iran ha annunciato di voler continuare a vendere petrolio ai suoi clienti, Cina compresa. Teheran non ha più nulla da perdere e al momento non vede all’orizzonte possibilità di contrattazione con Washington. Il Paese riesce a eludere le sanzioni americane utilizzando una strategia ben precisa: il trasferimento del petrolio da nave a nave, in aggiunta a una falsa documentazione. Lo ha riferito Reuters, spiegando come ieri una nave cisterna sia riuscita a scaricare 130.000 tonnellate di greggio iraniano vicino alla città cinese di Zhoushan.

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