In un editoriale recentemente pubblicato sul Financial Times, Abdullah bin Zayed Al Nahyan, Ministro degli affari Esteri e della cooperazione internazionale degli Emirati Arabi Uniti, ha accusato la Repubblica Islamica dell’Iran di minacciare la stabilità del Medio Oriente. “Teheran ha perseguito un programma settario che sta minacciando il fragile tessuto sociale regionale. Le conseguenze a lungo termine sono disastrose – osserva il Ministro -. Per risolvere questo problema, abbiamo urgentemente bisogno di uno sforzo internazionale concertato per contenere l’aggressione regionale sfacciata dell’Iran e ridurre il suo pericoloso programma di missili balistici. Proprio come la comunità internazionale si è riunita per risolvere il problema nucleare, ora abbiamo bisogno che i nostri partner internazionali, compresa l’UE, affrontino questa sfida”.

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Parole che non destano scalpore, poiché pronunciate da un esponente di un avversario regionale dell’Iran, fortemente legato all’Arabia Saudita. Nel frattempo, l’amministrazione Trump ha sollecitato il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite a prendere provvedimenti nei confronti di Teheran per le presunte violazioni sui test di missili balistici e il paventato rifornimento di armi ai ribelli Houthi nello Yemen.

Cresce la pressione degli Usa su Teheran

Nella giornata di lunedì, infatti, come riporta il Wall Street Journal, l’ambasciatore alle Nazioni Unite Nikki Haley ha guidato gli altri 14 membri del Consiglio di sicurezza in un viaggio a Washington che includeva il pranzo con il presidente Donald Trump e una sosta in un hangar militare al fine di esaminare le informazioni raccolte dagli Stati Uniti. Trump ha ribadito agli ambasciatori dell’Onu che l’accordo sul nucleare “è un pessimo affare” e che le violazioni dell’Iran “sono evidenti” e che richiedono una risposta.

Ufficialmente, la politica ufficiale degli Stati Uniti è volta a “neutralizzare l’influenza destabilizzante dell’Iran e limitare la sua aggressione”. Benché l’Iran abbia certamente cresciuto la sua influenza nella regione – soprattutto a causa dei disastri dell’Occidente – la retorica bellicosa dell’amministrazione americana appare decisamente sopra le righe e poco attinente alla realtà, come spiega l’illustre politologo Stephen M. Walt su Foreign Policy.

“L’Iran una minaccia per gli Usa? Fantasia allarmista”

“Questa continua pressione a tutto campo contro l’Iran ha poco senso perché Teheran non è neanche lontanamente un egemone regionale – afferma Walt, professore di affari Internazionali presso l’Università di Harvard -. Piuttosto, la volontà di esperti e politici di sposare questa fantasia allarmista la dice lunga sulla natura sprezzante della retorica strategica statunitense, più che sul vero pericolo che l’Iran può rappresentare”. Secondo l’Istituto internazionale di studi strategici, l’Iran ha una popolazione di circa 83 milioni: nel 2016, il suo Pil superava i 400 miliardi di dollari, mentre il suo budget annuale per la difesa è di quasi 16 miliardi. La sua compagine militare complessiva (compreso il Corpo della Guardia rivoluzionaria islamica) è composta da circa 520.000 soldati, di cui molti disoccupati e male addestrati. “Molti dei suoi carri armati – sottolinea Walt – aerei e altri importanti sistemi, risalgono persino all’epoca dello Scià Mohammed Reza Pahlavi e sono in condizioni precarie”.

Inoltre, osserva il professore, “Egitto, Israele, Arabia Saudita, Giordania e Emirati Arabi Uniti hanno una popolazione complessiva di oltre 100 milioni e un Pil di oltre 1 trilione di dollari – circa il quadruplo di quello dell’Iran. La loro spesa per la difesa complessiva è almeno cinque volte maggiore di quella dell’Iran. Questi stati possiedono alcune delle armi più sofisticate al mondo, compresi i carri armati e gli aerei F-15 Abrams. Senza dimenticare che Israele possiede armi nucleari”.

“Gli Usa mantengano relazioni equilibrate”

Benché sia indubbio che Teheran abbia sostenuto una serie di attori vincenti negli ultimi anni, tra cui Hezbollah e il presidente siriano Assad, è anche vero che l’Iran ha semplicemente approfittato di molti errori degli avversari – come la decisione dell’amministrazione Usa di rovesciare Saddam Hussein, storico rivale di Teheran.

“Fortunatamente – osserva Walt – nessuno Stato dentro o fuori il Medio Oriente è oggi in grado di controllarlo. Di conseguenza, gli Stati Uniti non devono fare molto per mantenere un equilibrio di potere regionale”. E invece di dare all’Arabia Saudita o Israele un assegno in bianco per contrastare la mitica egemonia iraniana, afferma l’esperto, “Washington dovrebbe cercare relazioni più equilibrate con tutti gli stati della regione”. Incluso l’iran, che rappresenta certamente un avversario regionale degli alleati degli Stati Uniti nel Medio Oriente ma non una seria minaccia alla sicurezza nazionale per Washington.

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