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I Pasdaran hanno reso noto di aver lanciato in orbita il primo satellite militare della storia dell’Iran. L’evento ha avuto luogo nel deserto di Markazi e si tratta di un importante successo per la nazione dopo mesi di fallimenti. Il satellite, chiamato Nour, orbita attorno alla Terra ad un’altezza di 425  chilometri. Il lancio è avvenuto sfruttando il sistema Ghased e contribuirà a rafforzare l’autostima della popolazione in una fase storica molto complessa. L’Iran è segnato dalla pandemia di Covid-19, che ha provocato oltre cinquemila morti e gravi danni al sistema produttivo e dalle sanzioni americane che, di fatto, ne hanno bloccato l’export petrolifero.

Una rivalità storica

Secondo Zein Basravi, inviato di Al Jazeera a Teheran, il satellite verrà utilizzato per rafforzare le comunicazioni tra i reparti delle Forze Armate ed a scopo di intelligence. Il lancio fa seguito a quattro tentativi falliti ed ha irritato gli Stati Uniti che, già in passato, avevano criticato il programma spaziale iraniano. Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha affermato che quanto accaduto costituisce una violazione della risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 2015. La risoluzione aveva lo scopo di rafforzare l’accordo sul nucleare iraniano raggiunto con gli altri partner contraenti e vietava a Teheran di svolgere qualsivoglia attività in relazione ai missili balistici in grado di trasportare ordigni nucleari. Mohammad Javad Azari Jahromi, ministro delle Telecomunicazioni nell’esecutivo iraniano, ha comunque ribadito come il programma delle Forze Aerospaziali abbia natura puramente difensiva. Secondo il ministro una parte di questo programma ha natura meramente civile ed è portato avanti dal governo mentre gli ambiti legati alla difesa del Paese ricadono nelle competenze delle Forze Armate.

Le prospettive

La pandemia non ha abbassato le tensioni tra Stati Uniti ed Iran: Washington ha introdotto nuove sanzioni contro il Paese mentre Teheran ha ricominciato ad intraprendere azioni provocatorie. Ad inizio 2020, invece, le due nazioni erano giunte sull’orlo del conflitto dopo l’uccisione del Generale iraniano Qassem Soleimani da parte di droni americani. L’Iran aveva reagito lanciando missili balistici sulle basi militari americane nel Paese confinante. Alcuni giorni fa diverse imbarcazioni militari iraniane si sono pericolosamente avvicinate, con intenti apparentemente intimidatori, a navi americane nel Mar Arabico del Nord. La reazione del presidente Trump non si è fatta attendere e nella giornata di mercoledì ha annunciato, via Twitter, di aver ordinato alla Marina di distruggere qualsivoglia imbarcazione militare iraniana che dimostri di avere intenti intimidatori. Il Generale John Hyten, che ricopre un ruolo importante nella catena di comando delle forze armate americane, ha reso noto come le indicazioni di Trump verranno trasformate in ordini da rispettare e che Teheran dovrà aver ben presente che esiste una linea da non superare. La  mancanza di una reale volontà politica che porti ad una sorta di appeasement tra le parti sembra indicare che gli Stati Uniti e l’Iran continueranno ad essere, anche nel prossimo futuro, in rotta di collisione. Le elezioni presidenziali di novembre 2020 potrebbero, forse, contribuire ad alterare lo scenario: una vittoria dei Democratici, infatti, potrebbe determinare una minor durezza da parte di Washington ed aprire spiragli di dialogo tra le parti.