“L’Iran ha punito Israele per i suoi crimini”: a Beirut la propaganda di Hezbollah celebra Teheran

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(Beirut) – Un fiume colorato e rumoroso si muove fra i palazzi fatiscenti e crollati del quartiere di Haret Hreik, la parte settentrionale del sobborgo di Dahieh, la cosiddetta Beirut meridionale roccaforte di Hezbollah. In migliaia si sono radunati qui sventolando centinaia di bandiere del Partito di Dio, dell’Iran, della Palestina e quasi come una novità dal sapore politico anche del Libano.

L’obiettivo di questo serpentone, guardato da lontano dalla polizia libanese, è raggiungere l’ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran per festeggiare la vittoria degli Ayatollah contro Israele. Una guerra durata dodici giorni come dichiarato dal presidente iraniano Masoud Pezeshkian che adesso la propaganda di Teheran vuole rivendicare come un successo. Il suo storico proxy libanese non ha perso tempo e dopo giorni di proteste per gli attacchi all’Iran, è sceso in piazza per celebrare il suo trionfo. La musica rimbomba ovunque, con l’inno di Hezbollah ripetuto continuamente e alternato soltanto da discorsi registrati del defunto leader Hassan Nasrallah e canti di gloria al partito scita. Le donne irreggimentate e velate hanno una parte specifica del corteo, così come i giovanissimi dove sono presenti anche bambini con fazzoletti e bandiere gialle. “L’Iran ha punito Israele per i suoi crimini- grida un ragazzo con la bandiera iraniana- i sionisti non potranno sfuggire alla nostra vendetta. Hezbollah è forte e rappresenta tutti i fedeli che lottano per la gloria di dio.”

Dalle finestre dell’ambasciata di Teheran si affacciano e ringraziano per la manifestazione di solidarietà, ma appare un copione già visto mille volte. In molti indossano la fato di Hassan Nasrallah o della Guida Suprema Ali Khamenei, ma sono lontane le piazze oceaniche e quell’afflato di potenza che Hezbollah emanava, come autentico padrone della politica libanese. Mentre sfilavano a Beirut, anche la cittadina medicinale di Nabatieh assisteva ad una manifestazione, in una regione storicamente scita e guidata da Amal ed Hezbollah, i due partiti della minoranza musulmana.

A guidare il corteo nella capitale diversi deputati del gruppo Fedeltà alla Resistenza con il capogruppo Ali Fayad che ha continuato a cantare le lodi della Repubblica Islamica. “L’Iran non ha mai abbandonato i palestinesi, è l’unica nazione che non ha mai fatto venire meno il suo impegno per liberare i territori della’occupazione israeliana. Netanyahu ha fallito nel suo sogno di dominare il Medioriente e l’Iran può tagliare la testa del serpente di Tel Aviv. Israele è un’entità illegittima, occupante e usurpatrice e noi lotteremo per restituire la Palestina ai suoi legittimi proprietari. In tanti hanno abbandonato la causa palestinese, tanti finti amici, ma l’Iran non ha mai fatto mancare il suo sostegno. Faccio appello ai fratelli arabi che si stanno incamminando in una strada che va verso la dannazione che è quella che porta al riconoscimento dell’entità sionista.”

Tutto mentre la Guida Suprema Ali Khamenei dichiara di aver dato uno schiaffo all’America e di schiacciato Israele. La manifestazione va avanti un paio d’ore e poi si scioglie in maniera ordinata, senza incidenti e con il servizio di sicurezza del movimento sciita che fa scemare verso i quartieri meridionali i suoi seguaci. La forza propulsiva ed organizzativa di Hezbollah non è mai stata così debole ed il governo del nuovo presidente libanese Joseph Khalil Aoun ha fatto del rafforzamento dell’esercito nazionale un caposaldo del suo programma politico.

Il presidente del Paese dei cedri vuole assorbire la milizia di Hezbollah nell’esercito libanese, senza permettergli di agire al di fuori delle vie ufficiali. Il segretario Naim Qassem ha rifiutato di consegnare le armi, ma non ha chiuso la trattativa, dimostrando che il Partito di Dio non è mai stato così debole. Se Aoun, ex generale di lungo corso,  riuscirà a disinnescare definitivamente Hezbollah otterrà sostanziosi aiuti economici dagli Stati Unti che appoggiano il nuovo corso politico di Beirut, naturalmente sotto l’occhio vigile di Israele, che è ormai diventato l’attore geopolitico più importante della regione.