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La partita iraniana in Afghanistan è molto complessa, come del resto tutte le strategie delle potenze regionali coinvolte nel “Grande Gioco”. Con l’avvento dei talebani al potere, Teheran ha mantenuto un profilo basso ma deciso, confermando timide aperture ma anche sonore condanne, a partire da quella contro l’offensiva del Panjshir.

Il governo transitorio annunciato dagli “studenti coranici” non è certamente un esecutivo affine all’Iran. La Repubblica islamica si vede praticamente esclusa da qualsiasi tipo di influenza a Kabul. E nonostante le premesse fossero già abbastanza sfavorevoli all’ipotesi di un legame tra Teheran e l’Emirato, fa riflettere che non vi sia alcun tipo di personalità collegata alle minoranza afghane più vicine all’Iran. L’unico elemento su cui alcuni analisti osservano una possibile influenza iraniana è il nuovo capo di Stato maggiore dei talebani, Qari Fasihuddin, il tagiko che ha conquistato il Panjshir dopo l’assedio alle forze di Ahmad Massud. L’essere parte di una minoranza su cui l’Iran ha avuto storicamente una certa forma di influenza fa credere che possa essere lui il vero legame tra il governo talebano e quello di Teheran. Ma sono valutazioni che dovranno fare i conti con una presenza ben più solida e numerosa di uomini legati al Pakistan e di certo non affini alle minoranze sciite dell’Afghanistan.

Il fatto che l’uomo considerato più vicino (o più precisamente meno lontano) all’Iran sia il “conquistatore del Nord” non deve trarre in inganno, ma anzi deve far riflettere sul colpo nei confronti dell’Iran da parte di questo nuovo esecutivo talebano. Innanzitutto perché l’unico elemento potenzialmente più vicino a Teheran è stato l’artefice della conquista della regione dove erano asserragliati gli ultimi uomini che resistevano ai talebani. E questo contrasterebbe con le politiche iraniane volte a preservare la sicurezza della valle e degli uomini legati a Massud. L’Iran aveva condannato proprio poche ore prima della caduta del Panjshir l’assedio posto dai talebani. E ora a guidare l’esercito c’è colui che per primo ha messo piede nella terra inespugnabile dell’Alleanza del Nord. Elemento cui si aggiunge il fatto che a capo della Difesa dell’Emirato, il mullah Akhundzada ha messo il figlio del mullah Omar, Yaqoob, un uomo pragmatico ma di certo non troppo legato all’Iran. Addirittura qualcuno lo aveva inserito nella lista delle personalità “moderate” più favorevoli a un dialogo con Washington benedetto dall’Arabia Saudita. Il contrario quindi di quanto auspicato dall’Iran. A questo si deve poi affiancare un’altra mossa da parte della leadership degli studenti coranici: l’esclusione di Ibrahim Sadar da qualsiasi incarico. Sadar, considerato da molti analisti uno dei talebani più affini alle logiche dell’Iran (ma anche di Al Qaeda) era stato nominato il ministro dell’Interno “facente funzione”. Poi gli “studenti coranici” hanno virato sull’uomo di punta della rete Haqqani.

Per talebani e Iran, tuttavia, le cose potrebbero anche andare in maniera diversa. Per adesso il governo ad interim è una bocciatura molto pensate di qualsiasi tipo di influsso iraniano nei corridoi del palazzo di Kabul. Ma è un governo ad interim in attesa di una definizione completa: e già questo potrebbe rivelare alcune sorprese. Inoltre, la scelta di un tagiko a vertice dell’esercito non va, come detto, sottovalutata. E d’altra parte non è un mistero che Iran e talebani abbiano due elementi di tipo militare che li legano e di cui va tenuto conto. Il primo è il nemico comune: lo Stato islamico. La declinazione dell’Is in Afghanistan, il famigerato Is-K del Khorasan è temuto tanto dai taliban quanto dall’Iran. E un nemico in comune a volte può sancire i matrimoni più convenienti. Inoltre i talebani sono perfettamente consapevoli del peso che ha Teheran sulle minoranze sciite. E se adesso la Repubblica islamica è economicamente debole e troppo isolata per mantenere attivo l’interruttore di rivolte o possibili focolai di resistenza, è altrettanto vero che la tela di rapporti del mondo sciita e persiano è molto forte. Un problema che per Kabul ha anche un altro nome: la Liwa Fatemiyoun. La divisione di sciiti afghani, in particolare hazara, affiliata ai Pasdaran iraniani è un’arma che Teheran può sempre usare per tutelare le minoranze minacciate dai talebani ed è un’armata composta da qualche migliaio di paramilitari che hanno combattuto per anni soprattutto in Siria. Motivi che indurranno la nuova dirigenza di Kabul a evitare lo scontro con l’Iran e che forse indicano un altro motivo per la designazione di un tagiko come capo dell’esercito.

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