L’Iran ha chiuso ufficialmente le porte all’Agenzia Internazionale dell’Energia Atomica (Aiea) dopo che il presidente Masoud Pezeshkian ha firmato e promulgato la legge approvata il 25 giugno scorso dal Parlamento che apriva la strada al congelamento dei rapporti tra Teheran e l’organizzazione di Vienna.
Cosa ha deciso l’Iran
Secondo la legge il Consiglio supremo per la sicurezza nazionale dell’Iran, di cui Pezeshkian in quanto capo dello Stato è presidente, potrà sospendere l’accesso degli ispettori dell’Aiea ai siti nucleari della Repubblica Islamica, in particolar modo quelli di Fordow, Isfahan e Natanz, finché non sarà possibile accedervi in piena sicurezza e non saranno state ripristinate le condizioni di operatività dopo la guerra con Israele ma anche finché non si sarà risolta la problematica politica che divide l’Iran dall’ente dell’Onu guidato dall’argentino Rafael Mariano Grossi.
L’Iran accusa l’Aiea di aver promosso un “rapporto politicamente motivato” criticante la violazione da parte di Teheran degli obblighi di non proliferazione nella giornata del 12 giugno e, secondo l’emittente PressTv, starebbe addirittura valutando di vietare a Grossi l’ingresso nel Paese dopo che Israele ha usato come casus belli l’idea che il report di Vienna sottendesse l’ipotesi di un netto avvicinamento del regime degli ayatollah all’atomica. Grossi ha dichiarato che l’Aiea non ha notizia di un effettiva volontà dell’Iran di dotarsi dell’arma atomica ma questo non l’ha reso esente da critiche da parte del governo di Teheran, col ministro degli Esteri Abbas Araghchi che non ha mancato di evidenziare il presunto doppio standard dell’agenzia.
Perché Teheran critica l’Aiea
Teheran ritiene che l’Aiea abbia fornito un gancio a Israele col suo report e contesta la presunta parzialità di Grossi, che non ha espresso condanna per gli attacchi e la martellante campagna di uccisione degli scienziati nucleari iraniani da parte di Israele nei dodici giorni di guerra ma si è limitato a una serie di analisi tecniche molto rigide e distaccate. Al contempo, lo stop deciso dal governo riformista di Teheran è un compromesso che si inserisce nel quadro di un sistema politico scosso dalla guerra.
Pezeshkian non poteva non tenere conto del fatto che sul fronte del rilancio dell’ambizione nucleare molte spinte convergono: ci sono i Pasdaran, reduci dei duri colpi subiti da Israele nella guerra. C’è da pesare il rinnovato nazionalismo esacerbato dalla guerra. C’è, poi, da pesare il pensiero della Guida Suprema Ali Khamenei. Inoltre, l’infiltrazione continua del Mossad ha fatto emergere timori che la Aiea possa aver avuto al suo interno talpe che hanno fornito informazioni a Tel Aviv, dato tutto da confermare ma che turba i sonni degli strateghi iraniani.
Mentre si prepara a possibili colloqui per cercare un patto con Stati Uniti e Paesi europei, il governo deve rispondere a queste pressioni e, dunque, tenerne conto per non trovarsi contro la fronda dei falchi. Ne emerge un uso strategico di questi divieti: da un lato, il governo iraniano li usa per equilibrio interno, dato che il voto del Majlis, il Parlamento di Teheran, mette al sicuro Pezeshkian e Araghchi da scelte più critiche come aprire al ritiro del Paese dal Trattato di Non Proliferazione nucleare (Tnp) che farebbe precipitare la crisi diplomatica. Dall’altro, fermare l’ingresso dell’Aiea serve anche nel quadro delle trattative ad aver un’arma negoziale da giocare sia con Vienna sia con gli Usa mascherando gli effettivi danni subiti dai siti nucleari durante i raid israeliani e quelli americani del 22 giugno.
L’Iran non esce dal Tnp
Un invito a non drammatizzare la situazione è arrivato, significativamente, da un’analisi che ha pubblicato l’Institute for National Security Studies della Tel Aviv University, secondo il quale se da un lato ci sono stati segnali di una rivolta anti-Aiea, come quando “il quotidiano estremista Kayhan, strettamente affiliato alla Guida Suprema iraniana, si è spinto fino a dichiarare che se Grossi dovesse arrivare in Iran, dovrebbe essere processato e giustiziato”, dall’altro “è importante notare che l’Iran non ha annunciato – né nella legislazione del Majlis né in altri modi – alcun ritiro dal Trattato di non proliferazione nucleare”.
Insomma, nota anche una prestigiosa istituzione accademica israeliana, “l’opzione per una rinnovata cooperazione con l’agenzia rimane aperta”. Quella del nucleare iraniano è una partita a scacchi in cui le pedine servono alla battaglia di posizione. E dopo una fase di sommovimento, siamo solo all’inizio di una lunga fase di studio e pressioni diplomatiche.
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