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C’è chi, addirittura, come il quotidiano La Stampa, l’ha definito il “Nelson Mandela” russo. Altri ancora, come il commentatore di punta della televisione di stato russa Rossiya, Dmitry Kiselyov, ha paragonato il ritorno in Russia di Aleksej Navalny a quello di Lenin dalla Svizzera nel 1917. “La forza di assalto non è esattamente delle stesse dimensioni, ma i tedeschi mantengono lo stesso repertorio. E ogni dettaglio dimostra che si preparano a qualcosa di speciale”, ha affermato, accusando implicitamente l’oppositore di essere un agente al soldo della Germania. Sta di fatto che l’arresto del blogger russo Navalny all’aeroporto di Mosca fa discutere tutto il mondo, occidente compreso. Con reazioni anche molto dure nei confronti del Cremlino.

“L’arresto di Alexej Navalny a Mosca è un’offesa alla comunità internazionale, all’Europa che ha contribuito a salvargli la vita. Chiediamo alle autorità russe il suo rilascio immediato. Siamo pronti a invitarlo al Parlamento europeo” ha twittato il Presidente del parlamento europeo, David Sassoli, mentre il segretario del Pd Nicola Zingaretti ha sottolineato che l’oppositore del governo russo “è un uomo coraggioso. Il mondo libero e democratico deve essere al suo fianco. Il Governo italiano e l’Unione Europea si attivino per il suo rilascio e per garantire i suoi diritti”. Il Presidente della Camera, Roberto Fico, ha sottolineato che è “Inaccettabile l’arresto di Navalny al suo rientro in Russia. I diritti fondamentali non sono negoziabili, il loro rispetto precede qualsiasi forma di cooperazione e va preteso dall’Italia e dall’Europa tutta: davanti a episodi come questo si misura il senso della nostra Unione”.

L’ipocrisia occidentale su Alexsej Navalny

Oltre che avere più peso mediatico all’estero che in patria, ciò che i progressisti indignati si dimenticano di dire riguardo al blogger russo Alexsej Navalny è che fondamentalmente si tratta di un ultra-nazionalista con tendenze xenofobe. Molto più a destra di qualsiasi “sovranista” europeo. Per questo motivo, come ricordava InsideOver, fu cacciato dal partito liberale Yabloko nel 2007. Nonostante il sostegno del mondo progressista e liberal al blogger in chiave anti-Putin, pochi sembrano conoscere le sue reali posizioni. Come scriveva Peter Hitchens sul Daily Mail nel dicembre 2014, “pochissimi sembrano conoscere i legami di Navalny con il nazionalismo russo, posizioni che, in confronto, rendono l’Ukip inglese come l’avanguardia della correttezza politica”.

Engelina Tareyeva, che ha lavorato con Navalny quando era un membro del partito, lo accusa di essere un razzista: “Considero Aleksej Navalny l’uomo più pericolo della Russia – ha affermato – non c’è bisogno di essere un genio per capire che la cosa più orribile che possa accadere è che i nazionalisti prendano il potere”. Critiche a Navalny sono giunte soprattutto dopo la sua partecipazione a proteste razziste, tra cui la “Marcia russa” di Mosca nel 2011 e la campagna “Stop Feeding The Caucasus!”. Il blogger ha inoltre invocato la raccolta di firme al fine di introdurre il regime dei visti con i paesi del Caucaso e dell’Asia. In un video, ha paragonato i terroristi del Caucaso a degli “scarafaggi”da schiacciare”. Che ora i progressisti europei ne facciano un simbolo di libertà contro un regime dispotico è quantomeno curioso: sono gli stessi che hanno chiesto di censurare – come ha fatto Alexandria Ocasio-Cortez – il Presidente Donald Trump perché “pericoloso”. Gli stessi che vorrebbero incriminarlo. La verità è che se il loro avversario politico fosse il blogger oppositore di Vladimir Putin, lo riterrebbero un pericolosissimo estremista. Ma come si dice in questi casi, il “nemico del mio nemico è mio amico”.

I guai giudiziari del blogger

Tutto è cominciato quando gli investigatori russi avviarono un procedimento penale contro Navalny per accuse di appropriazione indebita di 356 milioni di rubli (4,7 milioni di dollari) su oltre 588 milioni di rubli (7,9 milioni di dollari) in donazioni a un certo numero delle sue organizzazioni, inclusa la Fondazione anticorruzione. Secondo gli investigatori, Navalny e alcune altre persone avevano speso questa somma per scopi personali. Nel luglio 2013, Navalny fu giudicato colpevole di appropriazione indebita dei fondi della società Kirovles nella regione di Kirov, nella Russia occidentale, e fu condannato a cinque anni. Il 30 dicembre 2014, il tribunale Zamoskvoretsky di Mosca giudicò i fratelli Navalny colpevoli di appropriazione indebita dei fondi di Yves Rocher e condannò Aleksej Navalny a una pena di 3 anni e 6 mesi.