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La domenica passata si è tenuta una conferenza alla quale hanno partecipato tutti i membri di alto rilievo del mondo militare israeliano: a intervenire durante l’incontro c’erano l’ex ministro della Difesa Shaul Mofaz (in carica dal 2002 al 2006), Moshe Ya’alon (in carica dal 2013 e attuale ministro della Difesa), nonché gli ex comandanti delle Forze di difesa israeliane (Idf) Benny Gantz e Dan Halutz.

Nonostante durante il dibattito si sia molto parlato della crescente influenza iraniana nella regione, in riferimento soprattutto al ruolo di Teheran in Siria e in Libano, i rappresentanti del mondo militare e della difesa di Israele hanno dichiarato di essere d’accordo su un tema per nulla indifferente: “L’accordo sul nucleare non deve essere eliminato “. A seguito dell’arrivo del mastino americano John Bolton che ha rimpiazzato il tenente McMaster come National Security Advisor del presidente Trump gli apparati di sicurezza israeliani hanno percepito il rischio concreto di una possibile ulteriore escalation delle tensioni con l’Iran, mentre in Israele sono consapevoli – nonostante le dichiarazioni di facciata – che il Nuclear Deal sia un ottimo accordo per evitare che la più grande paura di Netanyahu si concretizzi, ovvero che Teheran possa avere la libertà di sviluppare un arsenale atomico. Israele è l’unica potenza in Medio Oriente ad avere armi nucleari e ovviamente vuole mantenere questo vantaggio, già potenzialmente minato dalle indiscrezioni che parlano di una Casa Bianca sempre più favorevole a concedere a Riyadh la possibilità di avere l’atomica, così da cambiare significativamente gli equilibri nella regione e facendo preoccupare Tel Aviv, che nei Saud vede un alleato nella lotta contro l’Iran sciita ma probabilmente non a tal punto da concedere a cuor leggero all’Arabia Saudita la possibilità di sviluppare un arsenale nucleare. 

Comunque secondo Mofaz e Ya’alon in particolare è meglio evitare di prendere di petto la questione con il paese degli Ayatollah e proseguire per vie diplomatiche al fine di evitare un conflitto aperto con l’Iran nel futuro prossimo, ipotesi che ciclicamente torna sul tavolo. Secondo l’ex ministro della Difesa israeliano Teheran è ben consapevole della superiorità militare del piccolo stato di Israele e perciò anche in Iran, secondo Mofaz, preferirebbero trovare altre soluzioni prima di intraprendere un nuovo conflitto mentre bisogna ancora eliminare le ultime sacche in mano ai terroristi islamici tra Iraq e Siria. Gli Stati Uniti dovrebbero quindi evitare provocazioni inutili nei confronti di chi già si sente messo all’angolo e procedere invece nel percorso più adatto per soluzioni diplomatiche.

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