Prosegue senza sosta lo scontro interno ai conservatori Usa e al movimento MAGA che sostiene il presidente Donald Trump. Tema al centro del dibattito: il sostegno del partito repubblicano verso Israele. Da una parte, giornalisti e influencer come Tucker Carlson e Nick Fuentes, oltre ai paleoconservative di Pat Buchanan che vorrebbero ridimensionare l’influenza di Tel Aviv e della lobby israeliana negli Usa; dall’altra figure vicine ai neoconservatori come l’opinionista Mark Levin, il giornalista Ben Shapiro e il senatore texano Ted Cruz che, al contrario, insieme con un mondo evangelico, crede che l’alleanza con Israele sia imprescindibile. Senza contare la lobby di milionari pro-Israele che va dal fondatore dell’hedge fund Elliot, Paul Singer a Les Wexner, ex amministratore delegato di Victoria’s Secret.
Un sostegno che nasce anche – e soprattutto – per motivi religiosi: dopotutto, come afferma lo storico Ilan Pappé, il “suonismo” non nacque nel 1897 a Basilea con Theodor Herzl. Nacque un secolo prima nei circoli evangelici britannici e americani, convinti che il ritorno degli ebrei in Palestina fosse il segnale escatologico dell’imminente Seconda Venuta di Cristo.
Carlson e Fuentes al centro delle polemiche
Al centro della polemica c’è l’ultima puntata del podcast di Tucker Carlson, in cui l’ex anchorman di Fox News ha ospitato l’influencer e attivista conservatore Nick Fuentes. Durante la conversazione i due hanno attaccato i repubblicani che appoggiano Israele, definendoli vittime di un “virus cerebrale”. Nel podcast, come osserva il Guardian, Carlson ha citato nomi eccellenti: il senatore Ted Cruz, l’ex presidente George W. Bush e l’ambasciatore in Israele Mike Huckabee, bollati come “cristiani sionisti” che “odiano più di chiunque altro”.
Carlson incassa il sostegno della Heritage
L’episodio ha subito attirato critiche dei repubblicani pro-Tel Aviv, ma la difesa più sorprendente è arrivata da Kevin Roberts, presidente della Heritage Foundation, il think tank che ha redatto Project 2025, il manifesto conservatore che ha orientato la seconda amministrazione Trump. In una nota Roberts ha definito Carlson “un caro amico della Heritage Foundation, oggi come ieri”. “Il popolo americano si aspetta che ci concentriamo sui nostri avversari politici di sinistra, non che attacchiamo i nostri amici di destra”, ha affermato Roberts, aggiungendo che, sebbene l’antisemitismo sia sbagliato, i conservatori non hanno sempre bisogno di sostenere Israele. Fonti interne alla Heritage riferiscono che il consiglio di amministrazione si riunirà in settimana per valutare se prendere le distanze da Carlson. Intanto il podcast ha superato i 12 milioni di download in 48 ore, segno che la base MAGA condivide le prese di posizione di Carlson e Fuentes.
A testimoniare questa profonda spaccatura tra i conservatori, il commentatore conservatore Ben Shapiro ha attaccato Tucker Carlson, definendolo “il più virulento super-diffusore di idee vili in America”. Nel nuovo episodio di The Ben Shapiro Show, Shapiro ha rimproverato l’ex giornalista di Fox News per aver ospitato Nick Fuentes. “Il problema non è che Tucker Carlson abbia invitato Fuentes la settimana scorsa – ne ha tutto il diritto”, ha spiegato Shapiro. “Il problema è che Carlson ha scelto di normalizzarlo, di lisciarlo, e che poi la Heritage Foundation abbia difeso con forza quella performance”.
La Jewish Coalition all’attacco
Mentre il podcast scuoteva i social, a Las Vegas si svolgeva (dal 31 ottobre al 2 novembre) la convention annuale della Republican Jewish Coalition (RJC), che quest’anno celebrava i 40 anni con un parterre d’eccezione: Donald Trump in videocollegamento, lo Speaker Mike Johnson, i senatori Ted Cruz e Lindsey Graham, e la governatrice dell’Arkansas Sarah Huckabee Sanders. Dal palco della principale organizzazione ebreo-americana repubblicana – il cui board vanta i miliardari Miriam Adelson (prima donatrice di Trump), Paul Singer e Bernie Marcus – sono piovuti strali su Tucker Carlson e Nick Fuentes, accusati senza mezzi termini di “antisemitismo”. Lindsey Graham ha esortato la platea a non preoccuparsi di “quelle stupide interviste”, perché “il Partito Repubblicano ha capito tutto”, sottolineando l’amore che i conservatori nutrono per Israele.
Mark Levin ha pronunciato un discorso infuocato contro Tucker Carlson e Nick Fuentes, accusandoli di diffondere “odio antiebraico” e di tradire i principi giudaico-cristiani dell’America. Levin ha etichettato la deputata repubblicana Marjorie Taylor Greene come “traditrice” e “nemica” per le sue posizioni critiche verso il sostegno incondizionato a Israele, dichiarando: “Sono sei mesi che combatto contro questi bastardi!”.
Rispondendo a chi obiettava sulla “cancel culture”, ha ribattuto con veemenza: “Cosa intendi dire che non cancelliamo nessuno? … Abbiamo cancellato Pat Buchanan. Abbiamo cancellato la John Birch Society. Abbiamo cancellato Joseph Sobran… Cancelliamo sempre cose, accidenti!”. Levin ha esortato i leader repubblicani a isolare questi “bigotti” attraverso il boicottaggio di piattaforme e finanziamenti, avvertendo che i politici reticenti “devono avere paura di noi”, e ha definito Fuentes “piccolo Adolf” e Carlson un “odiatori di ebrei uscito allo scoperto“.
Sullo sfondo la morte di Charlie Kirk
A dividere il mondo MAGA e conservatore c’è anche la strana morte di Charlie Kirk. Secondo quanto emerso nelle ultime settimane, infatti, il giovane attivista fondatore di Truning Point Usa ucciso durante un comizio nello Utah dal 22enne Tyler Robinson – almeno stando alla versione ufficiale – prima di morire si sarebbe allontanato dalle posizioni pro-Israele che aveva assunto in precedenza. Questo è acclarato non solo da inchieste giornalistiche – come quelle di Max Blumenthal Grayzone – ma anche da prese di posizione pubbliche dello stesso Kirk.
Secondo quanto emerso nelle scorse settimane e di cui vi abbiamo parlato su InsideOver, il miliardario filo-israeliano Bill Ackman organizzò un intervento negli Hamptons durante il quale, secondo alcune fonti, lui e altri “attaccarono duramente” Kirk per le critiche di quest’ultimo verso l’influenza israeliana a Washington. Ackman ha organizzato il meeting negli Hamptons per discutere della presunta minaccia rappresentata da Zohran Mamdani, candidato sindaco di New York, per l’Occidente. Durante l’evento, Ackman si è scontrato con Kirk sulle sue posizioni riguardo a Israele, mentre Natasha Hausdorff, rappresentante di UK Lawyers for Israel, ha alzato la voce contro il 31enne, secondo un partecipante al meeting.
Nei giorni scorsi, il direttore dell’Fbi Kash Patel ha bruscamente bloccato le indagini condotte da Joe Kent, capo del National Counterterrorism Center e fedelissimo di Tulsi Gabbard, che stava seguendo la pista di un possibile coinvolgimento straniero nell’omicidio. L’ipotesi di un ruolo di Israele, in particolare, ha mandato in fibrillazione l’intero mondo conservatore.
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