ISCRIVITI ALLE ANTEPRIME GRATUITE
SCOPRI I NOSTRI CORSI

Mentre gli Stati Uniti aspettano l’insediamento presidenziale di Donald Trump il prossimo 20 gennaio e si consumano gli ultimi momenti dell’amministrazione di Joe Biden, il contesto internazionale accelera e diversi scenari si allineano e attivano.

Tra Biden e Trump il mondo è inquieto

In Ucraina il conflitto si rinfocola tra via libera americano ai raid a lungo raggio in Russia, susseguente adesione anglo-francese, avanzata russa nel Donbass e voci di presenza di truppe nordcoreane sul terreno ad oggi non pienamente confermate.



Nel Medio Oriente surriscaldato, il raffreddamento della tensione in Libano con la tregua Israele-Hezbollah assomiglia, come ha ricordato Piccole Note, a una pausa in attesa di capire come si muoverà la nuova amministrazione, ma nel frattempo a Gaza la guerra continua e si è riacceso il fronte siriano, tra il 2017 e il 2021 uno dei più attenzionati da Trump, che attaccò due volte il regime di Bashar al-Assad, rimasto sopito nell’ultimo quadriennio. E ancora: a margine del vertice Apec di Lima Biden e Xi Jinping hanno avuto il loro ultimo incontro, fissando lo status quo della rivalità sino-americana in vista di una fase che si prevede di rinnovata competizione. In Asia, intanto, è recente la notizia della legge marziale in Corea del Sud, promossa per stroncare gli elementi filo-Pyongyang interni al Paese, in uno scenario che vede Trump attento al rapporto con Kim Jong-un.

Inoltre, dal Sud Globale si fa sentire la voce del presidente brasiliano Lula, che dall’Assemblea Generale Onu di settembre al recente G20 di Rio de Janeiro si è espresso come voce dell’ex Terzo Mondo promuovendo un’agenda di emancipazione, di acquisizione di spazio nelle organizzazioni internazionali, di sostegno a processi come il graduale distacco dal dollaro di molti Paesi emergenti. E non è un caso che sia stato proprio un funzionario brasiliano, Rafael Grossi, direttore dell’Agenzia internazionale dell’energia atomica (Aiea) a mediare con l’Iran per rilanciare i dialoghi sul nucleare di Teheran, che il board dei governatori dell’Aiea ha poi contrastato spingendo per la condanna alla Repubblica Islamica su iniziativa di Usa, Francia, Regno Unito e Germania.

Rileggere Gramsci e la teoria dell’interregno per capire il mondo d’oggi

Insomma, parliamo di un mondo caotico in cui la transizione presidenziale americana lascia spazio a opportunismi tattici, manovre strategiche e vuoti di potere in cui diversi attori si sono mossi. Cosa mostra questa transizione di potere? Un mondo in cui vige la logica dell’interregno di Antonio Gramsci, che vede il vecchio mondo tramontare senza che quello nuovo sia ancora sorto. Questo futuro incerto prende la forma del passaggio di testimone tra i due più anziani presidenti della storia americana, che rende palese ciò che è ormai sotto gli occhi di tutti: non c’è univocità nella linea di condotta americana sui vari teatri e ormai ci sono molti settori su cui l’America gioca di rimessa, decisiva come voce in ogni scenario ma ormai impossibilitata a determinarli tutti nel loro esito.

Ed è curioso notare come i presidenti, quello uscente e quello entrante, mettano il volto sulle mosse apparentemente più distensive, mentre gli apparati federali spingano sul contenimento e le tensioni. Biden ha messo la faccia sulla stretta di mano con Xi, il via libera ai missili sulla Russia è stato attribuito genericamente “alla Casa Bianca”. Trump si presenta da tempo come il presidente che vuole “porre fine a tutte le guerre” e al fautore della “pace attraverso la forza”, non volendo lasciare spazio né all’idea di abbandonare l’Ucraina né a quella di dare mano libera a Israele di cui spesso i media lo accreditano. Ed è stato il Dipartimento di Stato Usa, ad esempio, a spingere sul fallo di reazione contro Grossi e l’Iran che ha alzato l’asticella del confronto con Teheran in un Medio Oriente instabile.

Insomma, la sensazione è che i due presidenti siano consci dell’interregno e intendano accorciarne, il più possibile, la durata. L’apertura di Biden al viaggio di Trump in Europa per la riapertura di Notre Dame, che avrà luogo a Parigi nel prossimo fine settimana, è un esempio simbolico di quanto la Casa Bianca stia lavorando al cambio in corsa con la nuova amministrazione. L’interregno americano è specchio dell’interregno globale in cui il vecchio mondo unipolare è tramontato e quello che è detto multipolare tarda a sorgere. Nel dubbio, siamo in un mondo “multicaotico” in cui i nostalgici del vecchio sistema, come gli esponenti del mondo neoconservatore tanto ascoltati in cancellerie come quella israeliana e in certi settori degli apparati Usa, hanno tutto l’interesse all’innalzamento delle tensioni. Ai comandanti in capo onore e onere di porre un freno, almeno negli Usa, a queste tendenze. E usare ciò che resta della primazia americana per garantire stabilità al sistema.

Abbonati e diventa uno di noi

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.

Non sei abbonato o il tuo abbonamento non permette di utilizzare i commenti. Vai alla pagina degli abbonamenti per scegliere quello più adatto