Tra i Paesi coinvolti nel turbolento scenario siriano Cuba risulta attiva in una maniera decisamente peculiare e trasversale rispetto agli altri Stati operanti entro i confini della martoriata Siria contemporanea. Il governo di L’Avana, infatti, ha imbastito con Damasco un’attiva cooperazione volta a garantire un forte supporto da parte di Cuba al sistema sanitario siriano, che ha subito danni incalcolabili nel corso del conflitto. La sanità risulta, una volta di più, il campo di intervento preferito di una nazione che ha dispiegato nel mondo un vero e proprio “esercito medico”, superiore alla somma di tutto il personale messo in campo in progetti sanitari dalle nazioni del G7. 

Da quando, il 24 dicembre 2015, Damasco e L’Avana hanno siglato un accordo di cooperazione in materia di sanità, basato sull’afflusso di personale medico cubano in Siria e sulla spedizione regolare di prodotti farmaceutici, la collaborazione ha conosciuto una progressiva estensione. Il Ministro siriano per la Sanità Nizar Yazagi si è incontrato più volte con l’ambasciatore cubano a Damasco, Rogerio Santana, per definire i termini della collaborazione: il 29 agosto 2016 il primo carico di materiale medico cubano è giunto in Siria, portando due, simboliche tonnellate di prodotti sanitari che hanno sancito l’avvio ufficiale della missione umanitaria cubana in Siria. Come riportato da TeleSur, da allora in avanti il Paese caraibico ha approfondito il suo coinvolgimento, suggellato anche dall’invio in Siria di membri del “corpo d’élite” del sistema sanitario cubano, la Henry Reeve International Medical Brigade (HRIMB).

I medici di Cuba e la strategia internazionalista di L’Avana

All’arrivo dei medici della Henry Reeve è corrisposto un crescente avvicinamento istituzionale tra Cuba e Siria. In occasione della morte di Fidel Castro, nel novembre 2016, il Presidente siriano Bashar al-Assad ha celebrato la “leggendaria resistenza” del Jefe contro l’imperialismo, e a fargli eco sono state le dichiarazioni di amicizia del Generale Ghassan Haddad pronunciate in occasione della visita di una delegazione cubana a una serie di ospedali siriani nel luglio scorso. 

Il 28 maggio 2017 la Henry Reeve International Medical Brigade ha ricevuto dalla World Health Organization (WHO) il prestigioso Lee Jong-wook Memorial Prize for Public Health in virtù dello straordinario contributo del personale medico cubano alla lotta contro il virus Ebola in Liberia, Sierra Leone e Guinea. La Pan-American Health Organization ha stimato che 7.400 medici volontari della HRIMB hanno curato, negli ultimi dieci anni, 3,5 milioni di persone in 21 diversi Paesi colpiti da epidemie, catastrofi naturali o guerre civili, in una missione umanitaria internazionalista che vede adesso coinvolta anche la Siria.

Da Fidel a Raul Castro: geopolitica della “superpotenza medica”

Nel corso delle lunghe interviste concesse a Ignacio Ramonet che furono poi pubblicate col titolo di Autobiografia a due voci, Fidel Castro dedicò notevole attenzione a spiegare i principi morali, umani, politici e strategici che muovevano la vocazione internazionalista di Cuba e, soprattutto, il duplice binario geopolitico del Paese, impegnato tra gli Anni Sessanta e gli Anni Ottanta in intensi aiuti al Terzo Mondo sotto il profilo del sostegno ai movimenti di liberazione nazionale e l’avvio della cooperazione sanitaria che ha trasformato Cuba in una vera e propria “superpotenza medica”.

Se sul primo fronte Cuba conobbe i maggiori successi contribuendo alla difesa del governo dell’Angola e alla liberazione della Namibia dall’aggressione del Sudafrica dell’apartheid, sul fronte medico Cuba è riuscita a fare della cooperazione una chiave di volta delle sue relazioni internazionali. Anche dopo il passaggio del testimone tra Fidel e Raul Castro, l’internazionalismo è stato continuamente valutato come uno dei principali determinanti della politica estera cubana, come testimoniato dal recente riconoscimento della professionalità della HRIMB.

Cuba nel mondo multipolare

Rafforzando la sua tradizionale amicizia con Paesi come la Siria, Cuba manda inoltre un deciso messaggio al mondo, e in particolare agli Stati Uniti: L’Avana è un attore conscio delle dinamiche del mondo multipolare, e capace di destreggiarsi al suo interno. Il tentativo velleitario dell’amministrazione Trump di riportare indietro le lancette della storia e rinfocolare la contrapposizione con Cuba spingendola all’isolamento è destinato a infrangersi: Cuba è oramai inserita in un coerente sistema di relazioni che la vede membro di punta dell’Alleanza Bolivariana per le Americhe, in rapporti sempre più stretti con attori come la Russia e la Cina e saldamente ancorata a Siria e Iran sul fronte mediorientale.

Al tempo stesso, i successi delle sue equipe mediche rafforzano l’immagine del sistema sanitario cubano nel mondo e valorizzano una delle più grandi realizzazioni del Paese negli ultimi decenni. Il premio affidato ai medici-volontari di Cuba da parte della WHO, infatti, ha rappresentato assieme al travolgente voto dell’Assemblea dell’ONU contro l’embargo statunitense (191 voti favorevoli alla mozione di condanna di fronte alla sola opposizione di USA e Israele) il più grande successo diplomatico di L’Avana nel corso del 2017.

 

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